10.  FUNZIONI CONTINUE

 

 

DEFINIZIONE DI CONTINUITÀ DI UNA FUNZIONE IN UN PUNTO

 

 

oppure:

 

 

 

Il concetto è veramente fondamentale e quindi andiamo ad analizzarlo nei dettagli.

 

 

Dunque una funzione è continua in un punto  se e solo se, per definizione:

·         è definita in

  • tende a limite, per  che tende a ;
  • tale limite coincide col valore che la funzione assume con

 

 

 

 

Possiamo anche dire che

 

 

 

 

Diciamo che per le funzioni che si utilizzano più frequentemente

(ottenute operando in svariati modi su funzioni algebriche, goniometriche, logaritmiche, esponenziali …)

la continuità è “la norma”, mentre la discontinuità è “l’eccezione”.

Per questo motivo, il concetto di continuità si comprende meglio attraverso i CONTROesempi,

cioè gli esempi di DIScontinuità.

 

 

 

I TRE TIPI DI DISCONTINUITÀ

 

 

Si ha una discontinuità di  specie o di tipo “salto”

quando esistono, al tendere di  a , sia il limite sinistro che il limite destro,

e sono entrambi finiti, ma sono diversi fra loro,

cosicché nell’attraversamento dell’ascissa  si ha, appunto, un “salto”,

uguale alla differenza fra il limite destro e quello sinistro.

Esempi:

 

 

.

Questa funzione  

ha una discontinuità di  specie, o di tipo “salto”,

in , in quanto

Il salto vale dunque

 

 

Questa funzione

ha una discontinuità di  specie, o di tipo “salto”,

in :

Il salto della  nell’origine vale 2

 

 

 

 

Si ha una discontinuità di  specie

quando, al tendere di  a , almeno uno fra i due limiti sinistro e destro

o non esiste, oppure esiste ma è infinito.

Esempi:

 

 

ha una discontinuità di  specie

in

(limiti sinistro e destro infiniti)

 

 

ha una discontinuità di  specie

in

(il limite destro è infinito)

 

 

ha una discontinuità di  specie

in

(il limite non esiste)

 

 

 

 

 

 

Si ha una discontinuità di  specie (discontinuità di tipo “buco”, discontinuità “eliminabile”)

quando, al tendere di  a ,

la funzione tende ad un limite finito ,

che però non coincide con ,

  • o per il fatto che  
  • oppure per il fatto che  non esiste, cioè la funzione non è definita in .

Esempi:

 

 

 

(“retta col buco”:

discontinuità di  specie

in  )

 

 

 

ma  non esiste

(discontinuità di  specie

in  )

 

 

,

ma

 

 

 

 

DEFINIZIONE DI CONTINUITÀ DI UNA FUNZIONE IN UN INSIEME

 

 

Una funzione  si dice continua in un insieme E (o “su di un insieme E”) ,

se è continua in ogni punto di E.

 

 

CONTINUITÀ SUL LORO DOMINIO DELLE FUNZIONI ELEMENTARI

 

 

 

Sono continue su tutto il loro dominio (=in tutti i punti del loro dominio) le seguenti funzioni:

(qualche dimostrazione è riportata più avanti, le altre dimostrazioni sono omesse)

 

funzione

dominio

  con  polinomi

 

;  valori in

;  valori in

;  valori in

;  valori in

, in particolare

, in particolare

 

 

DIMOSTRAZIONE DELLA CONTINUITÀ DI ALCUNE FUNZIONI ELEMENTARI

 

 

Osservazione preliminare: poiché

per dimostrare che una data funzione  è continua in  si imposterà la disequazione

con l’obiettivo di far vedere che essa è verificata su tutto un intorno di

(come abbiamo già più volte sottolineato, non è necessario che l’intorno trovato sia circolare,

perché, comunque, qualsiasi intorno di un punto contiene sempre un intorno circolare di quel punto)

 

 

 

·         Dimostriamo che la funzione costante  è continua per ogni

La tesi è:

Osservazione: il contenuto del teorema

è molto banale: ce ne scusiamo col lettore.

Dimostrazione

 

Consideriamo un qualunque . Impostiamo la disequazione:    

per stabilire da quali valori di  è verificata. Essa diventa, nella fattispecie:

e ci rendiamo immediatamente conto che è verificata qualunque fosse l’  considerato in partenza,

vale a dire su tutto ; quindi la disequazione posta è verificata su tutto un intorno di .

 

 

·         Dimostriamo che la funzione identica  è continua per ogni

Tesi:

Osservazione: anche questo teorema invoca

indulgenza per la banalità del suo contenuto.

 

Dimostrazione

 

Consideriamo un qualunque . Impostiamo la disequazione: .

Essa diventa, nella fattispecie:  ed è verificata per  , che è un intorno di .

In pratica, il  può essere preso uguale a  (o, a maggior ragione,  ).

 

·         Una funzione polinomiale  è continua per ogni ,

cioè:

Dim.  Conseguenza di teoremi precedenti:

 

 

ü        la funzione identica  è continua per ogni :

ü      

ü      

ü        il limite di una somma algebrica di più funzioni è uguale alla somma dei limiti,

    supposto che tutti questi limiti esistano e siano finiti

 

 

ü      

·         Dimostriamo che una funzione algebrica razionale fratta  con  polinomi,

è continua su tutto il suo dominio (che è poi l’insieme degli  che non annullano il denominatore  )

 

 

Dim.  Conseguenza di teoremi precedenti:

ü       una funzione polinomiale  è continua per ogni

ü       il limite del quoziente di due funzioni è uguale al quoziente dei limiti

  (supposto che entrambi esistano e siano finiti, e che il limite della funzione a denom. sia  ).

 

 

·         Dimostriamo che la funzione “seno”  è continua per ogni

Per la dimostrazione, occorre preliminarmente provare che:   a) ;   b)

a) Dimostriamo che .

Vogliamo far vedere che la disequazione  (ossia  ),

con  numero positivo arbitrariamente prefissato, è verificata in tutto un intorno dell’ascissa .

Ma osserviamo la figura qui sotto: essa ci mostra che risulta sempre

quindi, qualora si abbia , cioè: qualora  appartenga all’intorno di centro  e raggio ,

è certamente, a maggior ragione, .

La tesi è dimostrata: insomma, in corrispondenza di qualsivoglia  prefissato,

il  che va bene esiste: basta prendere  (o  ).

 

NOTA: a partire dalla disuguaglianza , avremmo potuto anche utilizzare il “2° teorema del confronto”

 

 è la lunghezza dell’arco , misurato in radianti;

 è la misura del segmento HP.

Il segmento  è più corto dell’arco che va da  a

(questa disuguaglianza, ovvia all’intuizione, può essere

 comunque dedotta dalla def. di lunghezza di una curva,

 la quale porta con sé come conseguenza il fatto che

 “fra tutti i cammini che congiungono due punti,

   quello rettilineo è il più breve”).

 

Quindi  da cui .

 

Abbiamo supposto, per semplicità, ; se il segno

di  è arbitrario, vale invece la relazione

 

b) In quanto al limite  , esso si può dedurre da

tenendo conto delle formule goniometriche e di teoremi sui limiti, già acquisiti.

 

 

BENE! Siamo a questo punto finalmente pronti per la dimostrazione del nostro asserto:

      “la funzione “seno”  è continua per ogni  ”.

 

Poniamo la tesi sotto la forma . Provare questa relazione è ora semplicissimo …

… basterà infatti combinare la formula di addizione  

coi risultati precedenti  e , applicati con  al posto di .

OPERAZIONI CON FUNZIONI CONTINUE

 

 

Dai teoremi sui limiti e dalla definizione di continuità segue che:

 

La somma, la differenza, il prodotto di due funzioni continue in uno stesso punto

sono pure funzioni continue in

 

La potenza con esponente intero positivo di una funzione continua in

è pure una funzione continua in

Il quoziente di due funzioni continue in  è pure una funzione continua in ,

purché la funzione a divisore non si annulli in

Il valore assoluto di una funzione continua in  è pure una funzione continua in

 

 

 

L’INVERSA DI UNA FUNZIONE CONTINUA

 

 

Si può inoltre dimostrare (noi ci limitiamo ad enunciarlo) il seguente

 

Teorema sulla continuità della funzione inversa di una funzione continua:

 

SE una funzione  è continua su di un insieme E, ed è invertibile su E,

ALLORA la sua funzione inversa  è continua sull’insieme

(col simbolo  si indica l’insieme delle immagini dei punti di E, attraverso la  ).

 

 

La continuità, su tutto il loro dominio, delle inverse delle funzioni circolari

(si dice anche: “funzioni goniometriche inverse”):

,

può essere considerata come conseguenza del precedente Teorema sulla continuità della funzione inversa,

essendo stata preliminarmente provata la continuità delle rispettive funzioni dirette .

 

 

 

COMPOSIZIONE DI FUNZIONI, E IN PARTICOLARE DI FUNZIONI CONTINUE

 

 

Resta da considerare la cosiddetta COMPOSIZIONE DI FUNZIONI.

Ce ne siamo occupati i un paragrafo apposito del capitolo “Verso l’analisi”;

ricapitoliamo qui il succo del discorso.

 

 

Esempi di funzioni composte sono:

 

Prendendo, ad esempio , si vede che in essa ci sono due “componenti”:

la funzione “triplo”, che da  fa passare a ; e la funzione “coseno”, che da questo  ci porta a  .

 

Il generale, applicando a  prima una funzione  e poi al risultato così ottenuto una seconda funzione , si ha:

 

IMPORTANTE: LA FUNZIONE CHE È STATA APPLICATA PER ULTIMA VIENE SCRITTA PER PRIMA!

 

Chiamando  il numero intermedio si avrà:

 

Se le due funzioni componenti ,  sono tali che:

 è continua in un dato punto , e  è a sua volta continua in quel punto , tale che ,

cosicché in qualche modo le due continuità si “saldino”, ci possiamo domandare:

sarà certamente continua (nel punto  ) anche la funzione composta ?

La risposta (affermativa), è discussa nelle impegnative pagine seguenti,

le quali giustificano anche i procedimenti di “sostituzione “ (“implicita” od “esplicita”)

ai quali spesso occorre fare ricorso nel calcolo di un limite.

 

SOSTITUZIONE DI VARIABILE NELL’AMBITO DEL CALCOLO DI UN LIMITE

 

Obiettivo di questo paragrafo è di dimostrare che, eseguendo esercizi sui limiti,

è corretto effettuare “sostituzioni di variabile”, esplicite o implicite, come negli esempi seguenti:

Sostituzione implicita: 

Sostituzione esplicita:   

 

Ciò si riassume dicendo che:

 

 

“se la funzione  di cui vogliamo calcolare il limite dipende, a sua volta, da una funzione 

che, quando  tende a , tende ad un limite  (finito o infinito),

possiamo comportarci come se avessimo, al posto di , una variabile indipendente  tendente a  

 

 

Vale infatti il seguente rilevante Teorema:

 


 

TEOREMA SUL LIMITE DI UNA FUNZIONE COMPOSTA, O “TEOREMA DI SOSTITUZIONE”

(i simboli  potranno indicare un numero finito, oppure , o  , o   )

 

Supponiamo di voler calcolare il  .

Supponiamo inoltre che siano verificate le seguenti due ipotesi:    I.    II. 

Allora avremo (TESI):  

 

Dimostrazione

La tesi è che , cioè che  .

Fissiamo dunque, ad arbitrio, un . Per l'ipotesi  II), in corrispondenza di questo  esisterà un  tale che

     

Per l'ipotesi  I), in corrispondenza di questo  esisterà poi un  tale che

   

 

Ci rendiamo ora conto di una difficoltà.

 

 ci dice che la funzione  (quella che viene applicata per prima),

         quando opera sugli  di , genera valori che stanno in ;

 

   afferma che quando la funzione  

         opera su valori che stanno in , genera valori che stanno in

         CON UNA POSSIBILE ECCEZIONE:

         quando , il valore  potrebbe anche

a) non esistere   oppure    b) stare FUORI da .

 

Se non intervenisse questa possibile eccezione, la tesi sarebbe dimostrata,

e  sarebbe l’intorno di  di cui si voleva provare l’esistenza.

abbiamo scoperto che, per assicurare la validità della tesi,

OCCORRE UN’IPOTESI SUPPLEMENTARE, ossia che

III.  esista un intorno  di , per ogni  del quale (escluso, tutt’al più,  ), sia certamente

Se, dunque, vale l’ipotesi supplementare III, avremo che

per ogni  di  risulterà contemporaneamente    e  ,  ossia

.

Quindi avremo, combinando  con  ,

.

In corrispondenza dell'  arbitrariamente fissato, si è quindi provato che esiste un intorno di  

(si tratta di  ) per ogni  del quale, eccettuato al più  se  è finito, risulta .       

 

La tesi è dimostrata. Ma C’È STATO BISOGNO DELL’IPOTESI SUPPLEMENTARE III.

 

OSSERVAZIONE 1: la scarsa incidenza dell’ipotesi supplementare

 

E’ pur vero che questa ipotesi supplementare è quasi sempre verificata,

a meno di andare a scomodare situazioni particolarissime.

 

 

Consideriamo ad esempio la funzione

.

Essa è tale che

.

Osserviamo che  assume, in qualsiasi intorno dell’ascissa , infinite volte il valore 0

e quindi  assume, in qualsiasi intorno dell’ascissa , infinite volte il valore 4.

 

Consideriamo poi la funzione

Avremo

ma

.

 

Se ora noi costruiamo la funzione composta , vediamo che essa assume,

in ogni intorno di , infinite volte il valore 50 e infinite volte il valore 100,

quindi non tenderà a nessun limite se facciamo tendere  a 0.

 

NON è quindi verificata la tesi del Teorema, ossia

,

per il fatto che il teorema stesso non è applicabile, non valendo l’ipotesi supplementare III.

Ma che funzione strana abbiamo dovuto chiamare in causa per poter costruire questo controesempio!

 

 

Osserviamo ancora che, nel caso  sia infinito,

il problema dell’ipotesi supplementare semplicemente non si pone.

 

 

 

OSSERVAZIONE 2: l’ipotesi supplementare è superflua se  è continua in .

 

Possiamo fare anche un’altra osservazione.

 

 

Abbiamo avuto bisogno dell’ipotesi supplementare III quando ci siamo accorti che mancavano del tutto, nell’ipotesi originaria del teorema, condizioni sul comportamento della funzione  IN ;

il valore  poteva anche

a)      non esistere

b)      esistere ma non coincidere con ,.

 

Queste due circostanze avrebbero portato il valore , nel caso fosse , rispettivamente

a)      a non esistere

b)      a collocarsi, purché  venisse preso sufficientemente piccolo, FUORI dall’intorno ,

anche qualora il punto  tale che  appartenesse a .

 

 

Se però  e  è CONTINUA in , allora si ha

 

e il valore  esiste ed è automaticamente contenuto in qualsiasi intorno di ,

quindi non “rischia” più di non esistere, né di stare al di fuori dell’intorno .

In definitiva:

l’ipotesi supplementare III è del tutto superflua nel caso

 sia un valore finito e la funzione  sia continua in .

 

 

COROLLARIO 1

SE la funzione  è continua in  e la funzione  è continua in ,

ALLORA la funzione composta  è continua in .

Dimostrazione
Infatti , sotto le predette ipotesi di continuità, si ha

e ciò implica, per il Teorema sul Limite di una  Funzione Composta appena dimostrato

(la cui applicazione, data la continuità di f, non richiede l’ipotesi supplementare III),

ossia la continuità in  della funzione composta .

 

Potremmo ricordare più facilmente questo importante Corollario enunciandolo nel modo seguente,

piuttosto vago ma utile, appunto, per tenere a mente il concetto:

 

la funzione ottenuta componendo due funzioni continue è ancora una funzione continua.

 

 

 

OSSERVAZIONE 3 (uno “slogan” importante!)

 

Se  e una funzione  è CONTINUA in , cioè ,

allora, presa una qualsivoglia funzione  tale che , il Teorema di Sostituzione

(senza bisogno dell’ “ipotesi supplementare”, data la continuità della  in  )  ci assicura che 

   e, compattando la scrittura,      

il che autorizza a formulare il seguente “slogan” (vago, ma efficace):

le funzioni continue sono tutte e sole quelle funzioni per le quali il simbolo di limite

si può portare da “fuori” a “dentro” il simbolo di funzione, e viceversa.

 

La frasetta dev’essere utilizzata come un rimando all’uguaglianza (*): insomma,

 

lo “slogan” condensa l’affermazione che

“una funzione  è continua in un punto  se e solo se per la

vale l’uguaglianza (1), comunque si prenda una funzione  che tende a  ” (NOTA).

 

La proposizione si ricorda bene se si pensa che generalizza l’ovvia biimplicazione seguente:

NOTA:  abbiamo appena fatto vedere che, se  è continua in ,

allora, qualunque sia la funzione  tendente a , vale la (1);

se, viceversa, per una data funzione  vale la (1) qualunque sia la funzione  tendente a ,

allora, preso il caso particolare , e facendo tendere  a  (da cui  ), avremo

quindi la  sarà continua in .

 

 

 

COROLLARIO 2
Una funzione della forma ,
se  e  sono continue ciascuna sul proprio dominio, è continua sul suo dominio; in particolare,
una potenza ad esponente irrazionale  è una funzione continua su tutto il suo dominio.

 

Dimostrazione

Immediatamente deducibile dal Teorema sul Limite della Funzione Composta utilizzando l’ identità

 

e tenendo presenti teoremi già acquisiti, in particolare la continuità della funzione logaritmica.