I LIMITI

 

1.  UNA RAPIDA INTRODUZIONE

 

 

Nella funzione  

quando x diventa grande grande

(  )

la y corrispondente

diventa piccola piccola,

“si schiaccia a zero”,

si avvicina “moltissimo” a 0.

 

Ciò può essere espresso,

in simboli, con la scrittura

 

 

 

che si legge:

 

 

 

 

 

 

 

“tende” significa “si avvicina”

  “il limite, per x che tende a , della quantità , è zero”.

 

 

 Cosa devo guardare, intuitivamente, per determinare un limite?

 

 

1) Posso guardare il grafico …

 

Faccio tendere x a ,

ossia mi sposto, sull’asse x,

molto ma molto a destra …

… e vedo cosa fa la y.

In questo caso,

la y corrispondente

diventa piccola piccola!

Tende a 0! Il limite è 0.

 

 2) Oppure, anche senza grafico,

faccio assumere alla x valori molto ma molto grandi

e mi chiedo quali valori assume la y corrispondente.

Tali valori della y sono piccolissimi!

Il limite è dunque 0.

 

 

 

 

 

 

Ma dopo questa brevissima introduzione intuitiva,

quei verbi, avverbi e aggettivi che abbiamo utilizzato

(“tendere”, “avvicinarsi”, “moltissimo”, “piccola”, “grande” …)

dovranno essere meglio precisati e, soprattutto,

inequivocabilmente QUANTIFICATI.

 

 

Inoltre le situazioni in cui si può parlare di “limite” sono assai svariate,

e quell’ “avvicinarsi”, quel “tendere”, della y ad un certo valore,

può realizzarsi in modalità fra loro differenti.

 

Abbi pazienza, ti sottoporrò ora una sequenza di ESEMPI,

che saranno un “ANTIPASTO” PREZIOSO,

PRIMA DI ARRIVARE ALLA DEFINIZIONE,

perché ti faranno entrare a contatto con le curiose problematiche in gioco

e ti permetteranno così di capire per qual motivo,

nonostante questioni di questo tipo

si siano presentate agli studiosi fin dall’antichità classica,

una definizione soddisfacente di “limite” sia emersa soltanto nel XIX secolo,

a coronamento di un’avventura intellettuale millenaria,

appassionante quanto impegnativa.

A

r

c

h

i

m

e

d

e

N

e

w

t

o

n

W

e

i

e

r

s

t

r

a

s

s


 

2.  UNA RASSEGNA DI ESEMPI

 

Esempio 1

 

Fra le molte affascinanti formule che la Geometria ci propone, ce n’è anche una che permette,

nota la lunghezza  del lato del poligono regolare di n lati, inscritto in una circonferenza di raggio ,

di ricavare la lunghezza  del lato del poligono regolare inscritto, avente numero di lati doppio.

Tale formula, ricavabile utilizzando in modo opportuno i teoremi di Pitagora e di Euclide, è la seguente:

 

 

Supponiamo che la nostra circonferenza abbia raggio unitario: prendiamo, insomma, .

Partiamo dall’esagono regolare inscritto: .

E’ noto che il lato dell’esagono regolare inscritto è uguale al raggio: si ha dunque .

Bene! Applicando ora la formula, potremo subito ricavare la misura del lato del dodecagono regolare inscritto:

 

E iterando il procedimento, saremo poi in grado di calcolare le lunghezze

dei lati dei poligoni regolari inscritti, aventi 24 lati, 48 lati, 96 lati … :

 

 

Nella tabella seguente ci siamo serviti della conoscenza di  

per ricavare i perimetri dei rispettivi poligoni:

 

 

 

n

lato

perimetro

n

lato

perimetro

 

6

1

6

768

0,008181208…

6,283167784…

 

12

0,51763809…

6,211657082…

1536

0,004090613…

6,283180926…

 

24

0,261052384…

6,265257227…

3072

0,002045307…

6,283184212…

 

48

0,130806258…

6,278700406…

6144

0,001022654…

6,283185033…

 

96

0,065438166…

6,282063902…

12288

0,000511327…

6,283185237…

 

192

0,032723463…

6,282904945…

 

384

0,016362279…

6,283115216…

 

 

 

La tabella mostra che quando il numero di lati diventa molto alto,

il valore del perimetro, pur aumentando sempre,

presenta una tendenza a “stabilizzarsi”

in prossimità di un valore leggermente superiore a 6,28.

 

 

Ciò è perfettamente comprensibile se pensiamo che,

all’aumentare del numero di lati,

il poligono regolare inscritto tende a “riempire” sempre più il cerchio,

e quindi il suo perimetro tende ad approssimare sempre più

la lunghezza della circonferenza, ossia il numero

.

 

Considerata ora la successione

              

 

se si vuole indicare il fatto che

 

si potrà utilizzare la scrittura:  

che si leggerà  
Esempio 2

 

Consideriamo la successione il cui termine generale è

 

 

I primi elementi della successione valgono:

 

Cosa accade al numero  quando n diventa molto, ma molto grande?

E’ ben facile rispondere:  si avvicina al valore 1. Infatti

,

e la quantità , al crescere di n, si fa sempre più piccola (= tende a zero), per cui

il numero

 

assumerà, se n viene preso grandissimo, valori molto, ma molto prossimi a 1.

Possiamo esprimere questo fatto scrivendo

 

 

Esempio 3

Consideriamo la funzione  dove x indica la misura in radianti di un arco.

Ad esempio, l’arco il cui angolo al centro corrispondente è di 30° misura, in radianti, ;

e con    si ha    

Ancora: l’arco, il cui angolo al centro corrispondente misura 18° (in radianti,  ),

ha per seno la metà del lato del decagono regolare inscritto nella circonferenza goniometrica.

Ma dalla Geometria si conosce che il lato del decagono regolare inscritto in una circonferenza

è uguale alla sezione aurea del raggio (che, nel caso della circonferenza goniometrica, è unitario);

e la sezione aurea di un segmento si ottiene moltiplicando il segmento stesso per il fattore .

Pertanto con  avremo   ,  da cui

 

 

 

Per valori piccoli ( = prossimi a 0) dell’arco x,

il segmentino  

quasi si confonde con l’archetto x:

il valore di  è

leggermente inferiore, ma molto vicino,

al valore di x.

 

 

Pertanto, con x molto piccolo,

il valore del rapporto  

è molto prossimo a 1.

 

Ad esempio, con  (l’arco x è un millesimo di radiante, ossia: l’arco x, rettificato,

dà luogo ad un segmentino che è esattamente la millesima parte del raggio), si ha

 da cui  

Il fatto che la funzione  assuma valori molto prossimi a 1

quando l’arco x è molto prossimo a 0,  si può esprimere attraverso la scrittura

 

   

che si legge

“il limite, per  che tende a zero, di , è uguale a 1”.

Osserviamo che, mentre gli esempi 1 e 2 riguardavano il limite di una successione ( = sequenza) numerica,

qui abbiamo invece considerato il limite di una funzione di variabile reale.

 

Riprenderemo il discorso “successioni” alla fine del capitolo,

concentrandoci di qui in avanti sulle funzioni di variabile reale

(poco cambia per le successioni, che possono essere considerate funzioni con dominio  o  ).

Se tracciamo (vedi figura sottostante) il grafico della funzione  , avremo che,

quando x si avvicina (stiamo “viaggiando” sull’asse delle ascisse) al valore 0,

la y corrispondente si avvicina al valore 1.

Osserviamo che con  la funzione  non è definita.

 

 

      

 

 

Ancora con riferimento alla funzione , possiamo rilevare,

come ci suggeriscono tanto l’osservazione del grafico quanto semplici considerazioni quantitative,

che quando ci spostiamo sull’asse x “molto a destra” (x tendente all’infinito positivo)

oppure “molto a sinistra” (x tendente all’infinito negativo),

la y corrispondente continua ad andare su e giù intorno all’ordinata 0,

avvicinandosi e allontanandosi periodicamente da essa,

ma con oscillazioni smorzate, la cui ampiezza diventa piccola a piacere.

E’ allora del tutto spontaneo utilizzare le scritture

 

 

 

Poiché il tendere a 0 della funzione , quando x tende all’infinito positivo o negativo,

avviene “per oscillazioni”, NON sarebbe corretto affermare che

quanto più x è grande in valore assoluto, tanto più il valore di  è prossimo a 0”.

 

Al crescere di x in valore assoluto, abbiamo una y corrispondente che si avvicina “globalmente” a 0,

ma il suo avvicinarsi a 0 NON ha un carattere “monotòno”.

 

 

Osservazioni come questa sono molto importanti:

quando, più avanti, tenteremo di descrivere il concetto di limite in modo generale e preciso,

il nostro compito sarà tutt’altro che semplice, in quanto dovremo elaborare una definizione

nella quale possano rientrare anche situazioni del tipo di quella appena considerata,

in cui la y, pur presentando quella che noi “sentiamo” essere una “tendenza a limite”,

non mostra un comportamento “unidirezionale”.

 


Esempio 4

 

La figura sottostante mostra il diagramma della funzione  :

 

 

L’osservazione del grafico, accompagnata da considerazioni di carattere quantitativo,

ci suggerisce che valgono i limiti seguenti:

 

 

 

 

“il limite di , per x che tende a 2, è  ” , vale a dire:

quando x è vicinissimo a 2, il valore di , ossia della y corrispondente, tende a  

nel senso che si fa altissimo, tanto alto da “sfondare”, all’insù, qualunque tetto prefissato.

 

Un po’ di numeri:

 

 

 

x

 

 

 

 

 

 

 

2,5

37

 

 

 

 

 

 

2,1

741

 

 

 

 

 

 

2,05

2881

 

 

 

 

 

 

2,03

7912,…

 

 

 

 

 

 

2,0001

700040001

 

 

 

 

 

 

 

“il limite di , per x che tende a , è 1”, vale a dire:

quando x diventa grandissimo (ci stiamo spostando, sull’asse delle ascisse, molto a destra),

allora la y corrispondente si avvicina moltissimo a 1.

 

 

 

 

“il limite di , per x che tende a , è 1”, vale a dire:

quando x diventa negativo ma molto grande in valore assoluto

(ci stiamo spostando, sull’asse delle ascisse, molto a sinistra),

allora la y corrispondente si avvicina moltissimo a 1.


 

 

Esempio 5

 

 

Consideriamo la funzione

 

e tracciamone il diagramma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’osservazione del grafico

(accompagnata da considerazioni numeriche)

ci suggerisce che:

 

 

dove scrivere  significa che si pensa a x

tendente a 0 “da destra”, “per valori positivi”

 

   

 

dove scrivere  significa che si pensa a x  

tendente a 0 “da sinistra”, “per valori negativi”

 

 

dove scrivere che il limite è  significa indicare

che la funzione ( = la y) tende a 0 “dall’alto”

  

 

 

 

 

 

 

Esempio 6

 

 

E’ veramente bizzarra la funzione definita nel modo seguente: 

 

Poiché qualsiasi intervallo della “number line”

contiene sia infiniti numeri razionali,

che infiniti numeri irrazionali,

il grafico della , che è distribuito su due rette,

si presenta tutto “frammentato”:

 

se facciamo variare x sull’asse delle ascisse,

assisteremo ad un frenetico “saltellare

della y corrispondente, da una retta all’altra.

 

 

 

Cosa possiamo affermare riguardo al comportamento della funzione, per x che tende a 0?

Facendo tendere x a 0, i “saltelli” della y sono sempre più minuscoli come “ampiezza”:

la y saltella entro una fascia di ordinate sempre più ristretta, intorno all’ordinata 0.

Anche in questo caso particolarmente strambo, appare dunque ragionevole accettare come corretta la scrittura

 

 

 

 

Quando dunque ci decideremo, al termine di questa esplorazione preliminare,

a dare una definizione generale, precisa e rigorosa, del concetto di “limite”,

dovremo fare in modo che tale definizione non escluda le situazioni come quella appena proposta.

 

 

 

Esempio 7

    

Il dominio di questa funzione è .

I valori dell’ordinata y non possono sconfinare all’esterno dell’intervallo .

Per disegnare il grafico della funzione è utile cercarne le intersezioni con l’asse delle ascisse,

ossia risolvere l’equazione .

         

Quindi la y si annulla infinite volte, e anzi si annulla infinite volte nell’intervallo fra l’ascissa 1 e l’ascissa 1.

Le ascisse in corrispondenza delle quali la y si annulla … si “addensano” intorno all’ascissa 0.

 

 

Seguiamo ora il variare della y, quando x varia da 1 fino a 0.

 

q     Se  facciamo variare x da 1 a 1/2, 

 la quantità  varierà da  a   

 e perciò, nel frattempo,  dovrà assumere una volta il valore .

 

q     Se  facciamo variare x da 1/2 a 1/3,

 la quantità  varierà da  a  

 e perciò, nel frattempo,  dovrà assumere una volta il valore .

 

q     Se  facciamo variare x da 1/3 a 1/4,

 la quantità  varierà da  a  

 e perciò, nel frattempo,  dovrà assumere una volta il valore  

 

q    … e così via …

 

 

Insomma,

facendo decrescere  a partire dal valore , la  corrispondente assumerà, successivamente, i valori:

 

 

Il grafico sarà perciò il seguente (è chiaro che il prossimità dell’ascissa 0 possiamo solo immaginarcelo!):

 

 

 

 

Di fronte ora alla scrittura

 

come riempiremo i puntini?

Poiché, al tendere di  a 0, la  corrispondente continua ad oscillare

(con “frequenza” delle oscillazioni sempre più frenetica)

percorrendo ad ogni oscillazione tutta la banda di ordinate tra 1 e 1,

essa non si approssima a nessuna specifica ordinata:

appare ragionevole convenire che il limite proposto NON ESISTE.

 

Esempio 8

 

Per tracciare il grafico di questa funzione, si può pensare di partire dai grafici di  e di .

Preso un valore di , l’ordinata corrispondente si otterrà moltiplicando le due ordinate  e .

Ma come si modifica l’ordinata ,

allorquando viene moltiplicata alternativamente per i valori  ,

nonché per tutti i valori intermedi tra  e  ?

Facile:

·       quando l’ordinata  viene moltiplicata per , resta invariata

·       quando viene moltiplicata per un numero compreso fra 0 e 1, diminuisce

·       quando viene moltiplicata per 0, diventa uguale a 0

·       quando viene moltiplicata per , cambia di segno diventando  

·       quando viene moltiplicata per un numero compreso fra 0 e ,

cambia di segno e diminuisce in valore assoluto.

… Oppure, si può pensare a come si modifica l’ordinata , allorquando viene moltiplicata per :

·       quando l’ordinata originaria è uguale a 1, dopo la moltiplicazione diventa uguale a ;

·       quando l’ordinata originaria è uguale a 0, dopo la moltiplicazione resta uguale a 0;

·       quando l’ordinata originaria è compresa fra 0 e 1, dopo la moltiplicazione risulta compresa fra 0 e ;

·       quando l’ordinata originaria è uguale a , dopo la moltiplicazione diventa uguale a ;

·       quando l’ordinata originaria è compresa fra 0 e , dopo la moltiplicazione risulta compresa fra 0 e .

 

 

Possiamo anche considerare il fatto che

 

o in alternativa:

 

 

 

Il grafico sarà perciò quello qui sotto raffigurato

(è chiaro che in prossimità dell’origine possiamo solo immaginarcelo con gli occhi della mente … ):

 

 

Di fronte ora alla scrittura

 

 

è del tutto spontaneo convenire

che il limite valga 0.

 

 

 

 

 

Infatti si osserva che

 

al tendere di  a 0,

la y corrispondente

continua ad oscillare

(con “frequenza” crescente),

ma le oscillazioni hanno

ampiezza sempre più piccola,

cosicché finiscono per circoscriversi

in fasce di ordinate

sempre più ristrette,

in prossimità dell’ordinata 0.

 

 

Esempio 9a

 

      

Questa funzione è definita come segue:

      

 

Esempi: 

      

 

Quando facciamo tendere l’ascissa x

ad un valore intero, tento per fare un esempio a 3,

dobbiamo distinguere fra

limite sinistro” ( , x tende a 3 mantenendosi  <3)

e “limite destro( , x tende a 3 mantenendosi  >3)

  

     

 

 

  

 

 

Esempio 9b

 

      

è definita come segue:

      

Esempi: 

      

 

 

 

 

 

 

 

Esempio 9c

 

      

è definita come segue:

      

 

Si può anche scrivere, equivalentemente:

      

 

 

 

 

 

 

Esempio 10

 

La funzione di Dirichlet

 

è definita come segue: