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Definizione:
Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se per ogni intorno di ,
esiste un intorno di (NOTA 1) tale che, per ogni appartenente a questo intorno (escluso tutt’al più :
vedi NOTA 2), appartenga all’intorno di fissato inizialmente. |
Come abbiamo
anticipato, si riesce a
giungere a una definizione soddisfacente soltanto RIBALTANDO L’ORDINE in cui vengono
presi in considerazione e : infatti,
spontaneamente si è portati a pensare prima alla che si avvicina a ,
poi alla corrispondente che si avvicina a ;
SE INVECE SI
PENSA PRIMA A POI A : la della funzione si mantiene
vicina a tanto
quanto lo si desidera, a
patto di prendere sufficientemente
vicina a . |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se: per ogni (comunque piccolo si prenda quell’ ) esiste un (NOTA 3) tale che, per ogni appartenente all’intervallo (escluso tutt’al più :
NOTA 2), appartenga all’intervallo |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a , di è uguale a ” se e solo se: per ogni (arbitrariamente piccolo) esiste un (NOTA 3) tale che, se è compreso fra e (escluso tutt’al più :
NOTA 2), risulti compreso fra ed |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se: per ogni (piccolo a piacere) esiste un (NOTA 3) tale che, se la distanza di da è minore di (e è diverso da :
NOTA 2), la distanza di da risulti minore di (vedi a questo punto NOTA 4) |
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NOTA 1 Questo intorno di dipende, di
norma, dall’intorno di ,
nel senso che è tanto più
piccolo, quanto più piccolo è
NOTA 2 Abbiamo già osservato, presentando dal punto di vista
intuitivo il concetto di limite,
come, quando pensiamo a tendente a ,
non ci interessa cosa accade IN
(dove, eventualmente, la
funzione potrebbe addirittura non essere definita),
ma solo cosa accade “in
prossimità”, diciamo così, di
NOTA 3 Questo dipende, di norma, da ,
nel senso che è tanto più piccolo, quanto più piccolo è .
Per indicare questa dipendenza di da ,
si usa a volte la notazione funzionale
( uguale di ,
ossia: il è un che dipende da )
NOTA 4 Le quattro definizioni alternative di limite,
che abbiamo proposto, sono tutte equivalenti fra loro.
Ciò è subito evidente se si
conviene che gli intorni menzionati nella prima delle quattro definizioni
siano circolari; ma poi
un’analisi attenta permette di stabilire che nella prima definizione data
è del tutto
indifferente “leggere” gli intorni in questione come intorni “circolari” o
invece “generici”.
Ciò si deve al fatto che ogni
intorno I di un punto ( = intervallo aperto contenente quel punto)
contiene un intorno CIRCOLARE
del punto stesso (anzi, ne contiene infiniti: tutti quelli il cui raggio
è minore o uguale della più
piccola fra le distanze del punto considerato, dalle estremità dell’intorno I )
(analoga sarebbe la
definizione per il limite )
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Definizione: Si dice
che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se per ogni
intorno di ,
esiste un intorno di tale che,
per ogni appartenente a questo intorno di (escluso tutt’al più ), appartenga all’intorno di fissato inizialmente |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se per ogni (arbitrariamente grande) esiste un tale che, per ogni appartenente all’ intervallo (escluso tutt’al più ), appartenga all’intervallo |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se per ogni (comunque grande lo si scelga) esiste un tale che, se è compreso fra e (escluso tutt’al più ), risulti maggiore di |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se: per ogni (grande a piacere) esiste un tale che, se la distanza di da è minore di (e è diverso da :
il comportamento della funzione IN non ci interessa ), risulti maggiore di |
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Osservazione
sulle definizioni di questa pagina L’intorno di di cui si parla dipende dall’intorno di che viene menzionato precedentemente:
insomma, si ha e, quanto più si prende grande ,
tanto più, di norma, occorrerà prendere piccolo . |
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(analoga sarebbe la definizione
se il limite fosse )
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Definizione: Si dice
che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo
se per ogni
intorno di ,
esiste un intorno di tale che, per ogni appartenente a questo intorno di , appartenga all’intorno di fissato inizialmente. |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a , di è uguale a ” se e solo se per ogni (piccolo a piacere) esiste un tale che, per ogni appartenente all’intervallo , appartenga all’intervallo |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a , di è uguale a ” se e solo se per ogni (arbitrariamente piccolo) esiste un tale che, se è maggiore di N, risulti compreso fra ed ( = la distanza di da sia minore di ) |
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Osservazione
sulle definizioni di questa pagina L’intorno di di cui si parla dipende dall’intorno di che viene menzionato precedentemente:
insomma, è “ uguale di ,
cioè: questo-N-è-un-N-che-dipende-da- ” e quanto più si prende piccolo ,
tanto più, in generale, occorrerà prendere grande . |
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COME PUOI VEDERE, SI PARTE SEMPRE DALLA STESSA
“DEFINIZIONE-BASE”: « Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” e si scrive se e solo se per ogni intorno di ,
esiste un intorno di tale che, per ogni appartenente a questo intorno (con esclusione tutt’al più di ,
nel caso sia un’ascissa finita), appartenga all’intorno di fissato all’inizio ». Si formulano successivamente le particolarizzazioni
di questa definizione ai vari casi. Se è un’ascissa finita ,
l’intorno di di cui si parla è un intervallo aperto
contenente e, siccome tale intorno può essere supposto
circolare, finisce per essere definito dal suo raggio ; se invece è ,
l’intorno di è costituito da tutti i punti di ascissa
> di un certo numero ; analogamente per l’intorno di |
(analoghe sarebbero le def. se cambiasse il
segno di uno degli infiniti o di entrambi)
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Definizione: Si dice
che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se per ogni
intorno di (pensato sull’asse delle ordinate), esiste un
altro intorno di (pensato, questa volta, sull’asse delle
ascisse), tale che, per ogni appartenente a quest’ultimo intorno , appartenga all’intorno di fissato inizialmente. |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a , di è uguale a ” se e solo se: per ogni (arbitrariamente grande) esiste un tale che, per ogni appartenente all’intervallo , appartenga all’intervallo |
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Oppure: Si dice che “il limite, per che tende a ,
di è uguale a ” se e solo se: per ogni (grande quanto si vuole), esiste un tale che, se è maggiore di ,
risulti maggiore di M. |
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Osservazione
sulle definizioni di questa pagina Il secondo intorno cui fa riferimento la definizione dipende dal primo:
,
vale a dire è un “ di ”, ossia dipende da ; e quanto più si prende grande , tanto più, di
norma, saremo costretti a prendere grande anche . |
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OSSERVAZIONE FONDAMENTALE (l’abbiamo
già fatta in precedenza … la ripetiamo) LE DEFINIZIONI DI LIMITE NEI QUATTRO CASI, quando vengono date nella forma più generale, si
possono tutte pensare come PARTICOLARIZZAZIONI della DEFINIZIONE ASTRATTA seguente: dove ciascuno dei due simboli potrà rappresentare, a seconda dei casi, un valore finito, oppure ,
oppure ancora (e, nel caso valga o ,
la specificazione “ ” va, ovviamente, tralasciata). |
Questa
importantissima osservazione consentirà immediatamente
di
scrivere le definizioni di limite nel caso in cui o entrambi valgano .
Sarà
poi immediato tradurre la definizione in forma “numerica”,
riflettendo
sulla analogia/differenza fra “intorno di ” e “intorno di ”.
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Limite uguale a (senza alcun segno) , dove il simbolo potrà valere, a seconda dei casi, (ascissa finita) oppure oppure ancora (e, nel caso valga o ,
la specificazione “ ” va, ovviamente, tralasciata). Un “intorno
di ”
è un’unione di intervalli del tipo . Un “intorno circolare di ” è della forma o anche
. Ad es., se è un’ascissa finita ( ), la definizione generale nel riquadro può
essere riscritta come segue: |
Alcune osservazioni sulla
scrittura :
a)
essa si può
dimostrare equivalente alla scrittura ;
b) essa è usata, nella quasi totalità dei casi, più che
altro come scrittura “provvisoria”,
in attesa di decidere se, più precisamente, il limite è o ;
spesso, a tale scopo, è
necessario passare a considerare separatamente il limite sinistro e il limite
destro
(dei quali ci siamo già
occupati a livello intuitivo, e la cui definizione rigorosa formuleremo più
avanti).
c) Se risulta oppure ,
allora è anche corretto
scrivere (seppure quest’ultima scrittura sia meno
precisa)
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Limite per che tende a (senza alcun segno) dove, per la definizione di “intorno di ”, ti rimando al riquadro precedente. potrà essere un’ordinata finita, oppure uno
dei due simboli o . Ad esempio, se è un’ordinata finita ( ) avremo: Tuttavia, la
scrittura è usata, più che
altro, per sintetizzare la congiunzione , alla quale si può
dimostrare equivalente. |
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Si può infine
utilizzare anche la scrittura ,
che a questo punto è di ovvia
interpretazione. |
Limite sinistro
dove il simbolo indica un intorno sinistro di . potrà essere, a seconda dei casi, ·
un’ ordinata
finita, ·
oppure uno dei
due simboli: o . Più “numericamente”, scriveremo ad esempio: |
Limite destro
dove il simbolo indica un intorno destro di . potrà essere, a seconda dei casi, ·
un’ ordinata
finita, ·
oppure uno dei
due simboli: o . Più “numericamente”, scriveremo ad esempio: |
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E’ facile
dimostrare, e
importante tener presente, che UN
LIMITE “BILATERALE” ESISTE SE E SOLO
SE ESISTONO SIA IL
LIMITE SINISTRO CHE IL DESTRO, E SONO
UGUALI FRA LORO |
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