9. TEOREMI SUI LIMITI |
In questa rassegna di teoremi,
la lettera starà ad indicare uno qualsiasi dei simboli:
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La teoria dei limiti prevede una bella mole di teoremi; qui di seguito troverai i più rilevanti.
Di alcuni verrà data la dimostrazione, ma non di tutti.
Quanto faremo, d’altronde, sarà ampiamente sufficiente a permetterti di comprendere quali sono gli “stili” dimostrativi principali, e di acquisire metodi efficaci di esposizione del ragionamento.
In tal modo, potresti poi cercare tu stesso di formulare delle dimostrazioni (anche se, onestamente, questo obiettivo presenta in genere un grado di difficoltà medio-alto), e comunque sarai in grado di approfondire ciò che desideri, attraverso qualsiasi fonte (libro di testo o sito web).
Osserverai come la verità di pressoché tutti gli enunciati può essere colta con l’intuizione algebrica e/o geometrica, e scoprirai che è assai facile ricostruire il contenuto di questi teoremi integrando l’intuizione col ragionamento, senza che la memoria richieda di essere scomodata più di tanto.
Questo percorso servirà anche a fissare alcune proposizioni “cardine” che entreranno, in seguito, nella dimostrazione di altri teoremi più avanzati e molto importanti.
Ad esse verranno assegnati nomi particolari (Teorema della Permanenza del Segno, Teorema dei Due Carabinieri, Teorema di Esistenza del Limite delle Funzioni Monotòne …)
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1) Limite della funzione opposta
Se una funzione ammette il limite finito , allora la funzione ammette il limite :
Supponiamo, per fissare le idee, finito;
lasciamo al lettore le facili modifiche da apportare alla dimostrazione nel caso oppure .
La nostra tesi è che , sotto l’ipotesi che .
Dobbiamo perciò far vedere che
.
In corrispondenza di questo esisterà, per ipotesi, un tale che,
se , risulti .
Ma da quest’ultima catena di disuguaglianze si trae, cambiando i segni e i versi,
ossia, leggendo da destra verso sinistra,
C.V.D.
2)
3) Il limite di una costante (voglio dire: funzione costante) è la costante stessa:
4) Se è una costante reale, e si ha , allora risulta
5) “Il limite del valore assoluto è uguale al valore assoluto del limite ”
a)
b)
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TEOREMA DI UNICITÀ DEL LIMITE
Se, per , la funzione ammette un limite, questo è unico.
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Dimostrazione
Dimostreremo il teorema supponendo ;
analoga sarebbe la dimostrazione nel caso o .
Per assurdo:
supponiamo che sia, contemporaneamente, e , con
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(supponiamo anche finiti;
il ragionamento per assurdo che stiamo effettuando
si potrebbe facilissimamente adattare alle altre possibili eventualità).
Fissiamo un sufficientemente piccolo affinché i due intorni
e
siano disgiunti ( = siano privi di intersezione, non abbiano punti comuni).
… Facile! Basterà che scegliamo
e avremo raggiunto lo scopo.
Ora, in corrispondenza di questo ,
· essendo esisterà un tale che , si abbia
· ed essendo , esisterà un tale che, , si abbia
.
Adesso poniamo e consideriamo , che poi può essere visto come
.
Per ogni di questo , fatta eccezione al più per , si avrà contemporaneamente
e ;
ma ciò è palesemente assurdo,
perché le due condizioni sono incompatibili in quanto i due intervalli
e
avrebbero in tal modo dei punti comuni, mentre li abbiamo supposti disgiunti.
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TEOREMA DELLA PERMANENZA DEL SEGNO
Se, per , la funzione ammette un limite diverso da zero ( , oppure o ), allora esiste un intorno di per tutti gli del quale, escluso tutt'al più nel caso sia finito, mantiene lo stesso segno del limite.
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Figura A |
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La nostra ipotesi è che esista il .
Il simbolo può indicare un’ascissa finita, oppure o ancora ;
anche il limite potrà essere finito o infinito.
Consideriamo solo il caso in cui sia finito;
le modifiche da apportare alla dimostrazione nel caso o sono piuttosto ovvie.
Dico ora che è sempre possibile scegliere un intorno del limite ,
costituito da ordinate aventi tutte lo stesso segno del limite.
E’ ben facile rendersene conto:
ü nel sottocaso , basterà a tale scopo prendere (figura A);
ü se fosse poi , basterebbe a tale scopo prendere (figura B) .
Ma essendo per ipotesi , in corrispondenza dell’ fissato esisterà sempre un intorno
per ogni del quale (fatta eccezione al più per , nel caso sia finito),
cada all’interno della fascia di ordinate ,
costituita, ribadiamolo, esclusivamente da ordinate che hanno lo stesso segno del limite .
Il teorema è così dimostrato.
8) Se esiste un intorno di per ogni del quale, escluso tutt'al più , si ha
e ammette un limite per , allora è , oppure
La dimostrazione è facile: si effettua ragionando per assurdo e utilizzando il teorema precedente.
9) Se esiste un intorno di per ogni del quale, escluso tutt'al più , si ha
e ammette un limite per , allora è , oppure .
Osserverai che questo teorema ha un’ipotesi rafforzata rispetto a quella del precedente teorema 8,
e tuttavia la tesi non è , bensì, esattamente come per il n. 8, .
Considera, a proposito, la funzione con .
Il limite è nullo, NON positivo, pur essendo quando .
10) Evidentemente, teoremi analoghi ai teoremi 8), 9) valgono anche se si suppone, questa volta,
(risp. ) in tutto un intorno di , escluso tutt’al più .
11) I “due carabinieri” (=primo teorema del confronto)
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PRIMO TEOREMA DEL CONFRONTO (detto anche: “TEOREMA DEI DUE CARABINIERI”)
SE, in tutto un intorno di , escluso tutt'al più , si ha e inoltre è , ALLORA sarà pure |
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L’ipotesi richiede che la condizione
sia verificata in tutto un intorno di , escluso tutt'al più , non necessariamente su tutta l’intersezione dei tre domini delle funzioni in gioco |
Dimostrazione
(Supponiamo che sia un’ascissa finita; lasciamo al lettore il compito, piuttosto banale,
di apportare alla dimostrazione le modifiche necessarie, nel caso in cui sia infinito).
Dunque, l’ipotesi è che
a) esista un intorno tale che per ogni x di , escluso tutt’al più , si abbia
b) e inoltre risulti .
La tesi è che .
Ora,
· la condizione a) ci porta a figurarci le due funzioni e
come due “carabinieri” che ”stringono in mezzo” un “ladro”, ossia la funzione …
· … e la condizione b) ci dice che i due “carabinieri” sono diretti entrambi in “caserma” (il limite ).
E’ perciò evidente che pure il “ladro” ,
essendo stretto in mezzo fra i due carabinieri,
dovrà necessariamente confluire in caserma ( = tendere al limite ).
La dimostrazione consisterà nel tradurre in opportune relazioni matematiche questa buffa idea.
Fissiamo pertanto ad arbitrio un .
Per l’ipotesi , esisterà un tale che, , si abbia ;
e per l’ipotesi , esisterà un tale che, , si abbia .
Se ora poniamo e consideriamo l’intorno di centro e raggio ,
su tutto saranno verificate entrambe le disuguaglianze
;
e quindi su tutto si avrà
,
da cui, in particolare,
, C.V.D.
12) Il secondo teorema del confronto
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SECONDO TEOREMA DEL CONFRONTO SE, in tutto un intorno di , escluso tutt'al più , si ha e inoltre è , ALLORA sarà pure |
13) Il terzo teorema del confronto
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TERZO TEOREMA DEL CONFRONTO
SE, in tutto un intorno di , escluso tutt'al più , si ha (rispettivamente: ) e inoltre è (rispettivamente: ) ALLORA si avrà pure (rispettivamente: ) |
14) Il limite di una somma (nel senso di “somma algebrica”)
IL LIMITE DELLA SOMMA
DI DUE FUNZIONI È UGUALE ALLA SOMMA DEI LIMITI
(SUPPOSTO CHE ENTRAMBI ESISTANO E SIANO FINITI): |
Dimostrazione
Supponiamo c finito, lasciando al
lettore le modifiche da apportare alla dimostraz. nel caso c sia infinito.
Dobbiamo
far vedere che
.
Fissiamo dunque arbitrariamente un e passiamo a considerare il numero .
In corrispondenza di (che farà da “nuovo ”),
· per l’ipotesi esisterà un tale che ,
si abbia
;
· e per l’ipotesi
,
esisterà un tale che, ,
si abbia
.
Detto dunque ,
su tutto risulteranno verificate contemporaneamente
entrambe le condizioni
e
pertanto in tale insieme
sarà
verificata anche la condizione che si ottiene sommandole membro a membro:
ossia
,
C.V.D.
Ti invito ad esaminare con attenzione la seguente DIMOSTRAZIONE CON UNO
“STILE” ALTERNATIVO Fissiamo un .
. In si avrà allora SE ORA SI
TIENE CONTO DELL’ARBITRARIETA’ DI , |
OSSERVAZIONE
Non sempre, se esiste il limite della
somma di due funzioni,
ciascuna delle due funzioni prese
separatamente tende a limite.
Infatti, ad esempio,
ma i due limiti non esistono.
15) Il limite della differenza di due funzioni è
uguale alla differenza dei limiti
(supposto che entrambi esistano e siano finiti).
Dimostrazione
Conseguenza di
1)
14) Il limite della somma di due funzioni … ecc.
16) Il limite della somma di PIÙ funzioni
è uguale alla somma dei limiti
(supposto che tutti questi limiti esistano e siano finiti).
Dimostrazione:
basta applicare più volte il teorema 14)
17) Il
limite del prodotto di una costante per una funzione
è uguale al prodotto della costante per il limite della funzione
(supposto che questo esista e sia finito):
18) Il limite del prodotto di due funzioni
è uguale al prodotto dei limiti delle due
funzioni (supposto che entrambi esistano e siano finiti):
OSSERVAZIONE
Non
sempre, se esiste il limite del prodotto di due funzioni,
ciascuna
delle due funzioni prese separatamente tende a limite.
Infatti, ad es.,
(come si dimostra
utilizzando il primo oppure il secondo dei teoremi del confronto);
ma non esiste.
Dimostrazione del
teorema
INNANZITUTTO,
DIMOSTRIAMO IL TEOREMA NEL CASO PARTICOLARE .
Sia
dunque ;
vogliamo provare
che sarà pure .
Sia dato un qualsivoglia .
Nel caso fosse >1, consideriamo un qualsiasi tale che ,
altrimenti poniamo
(abbiamo bisogno, in sostanza, di partire
da un ,
perché in questo modo sarà poi ).
Ora, l’ipotesi
ci assicura che, in corrispondenza di questo ,
esiste un intorno di
tale che, per ogni di questo intorno eccettuato tutt’al più nel caso sia finito, risulti .
E per l’ipotesi
esisterà, in corrispondenza di ,
un altro intorno di tale che,
per ogni di questo intorno eccettuato tutt’al più nel caso sia finito, risulti .
Su tutto si avrà allora
Dunque esiste un intorno di nel quale, con l’esclusione tutt’al più di ,
si ha
e con ciò la nostra tesi, relativa al caso
particolare, è dimostrata.
VENIAMO ORA AL CASO GENERALE.
Essendo
,
la funz. si può riscrivere come
dove, poiché tende a quando tende a ,
la differenza tenderà a 0 per che tende a (conseguenza del teorema 4).
Osserviamo che di una funzione che tende a 0
quando tende a
si può affermare che è un “infinitesimo” per .
Allo
stesso modo, essendo ,
si ha ,
con infinitesimo (funzione tendente a 0) per che tende a .
Avremo
in definitiva
ed essendo, per ragioni note,
si avrà (teorema 14)
C.V.D.
19)
Il limite del reciproco di una funzione
è uguale al reciproco del limite (supposto che questo sia finito e ):
20) Il
limite del quoziente di due funzioni
è uguale
al quoziente dei limiti (supposto che entrambi i limiti esistano e siano finiti
e inoltre
che il limite della funzione a denominatore sia diverso da zero):
TEOREMI
SINTETIZZATI DA “PSEUDO-UGUAGLIANZE”; FORME DI INDECISIONE
La tabella seguente elenca una rassegna di teoremi
enunciandoli, per brevità ed efficacia espositiva,
in forma sintetica, attraverso una
“pseudo-uguaglianza”;
e riporta anche le “forme di indecisione” che si
riferiscono
alla somma algebrica, al prodotto, al quoziente di
funzioni.
♪ Ad esempio, quando scriviamo ,
vogliamo in tal modo riassumere
l’enunciato:
♫ Ancora:
scrivendo che è una “FORMA DI INDECISIONE”,
intendiamo
affermare che, qualora si abbia , ,
NULLA SI PUO’ DIRE A PRIORI riguardo
al
(tale limite potrà esistere finito o infinito,
o anche non esistere, a seconda delle specifiche
funzioni f e g)
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Basteranno, a titolo di esempi, le dimostrazioni di un paio soltanto degli enunciati
in esame (le trovi alle pagine successive). |
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21) |
22) |
23) |
24) |
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26) con l’ordinaria “regola dei segni” |
27)
con l’ordinaria “regola dei segni” |
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28) |
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29) |
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39) 40) |
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q
Dimostrazione del teorema sintetizzato nella
pseudo-uguaglianza
Per semplicità supponiamo e supponiamo inoltre che l’ “ ” in questione sia, più precisamente, .
(ovvie sono le modifiche che
occorrerebbe apportare alla dimostrazione per adattarla agli altri casi).
Dunque:
la nostra ipotesi è che e che
e
la nostra tesi è che .
Sia .
Vogliamo far vedere che in
corrispondenza di questo ,
fissato arbitrariamente,
esiste sempre un intorno di per ogni del quale (eccettuato al più ,
se è finito),
valga la disuguaglianza .
A
tale scopo, ci serve considerare:
a)
in relazione
all’ipotesi ,
il numero .
In corrispondenza di tale numero positivo
esisterà un intorno di nell’ambito del quale (tolto, al più, )
(ma ci interessa in particolare )
b)
in relazione
all’ipotesi ,
il numero .
In
corrispondenza di tale esisterà un intorno di nell’ambito del quale (tolto, al più, ) sarà
Da
tutto ciò si trae che nell’intorno di che rappresenta l’intersezione dei due intorni
precedentemente
considerati (fatta eccezione, al più, per il punto ), si avrà
da
cui, moltiplicando membro a membro:
Così,
dopo aver fissato ad arbitrio quell’ iniziale,
siamo
riusciti a determinare un intorno di tale che ... ecc. ecc.
La
tesi è dimostrata.
q
Dimostrazione del teorema sintetizzato nella
pseudo-uguaglianza
La
situazione rappresentata nel teorema è quella di un rapporto di due
funzioni
quando
si abbia e
Si
vuole dimostrare che, sotto tale ipotesi, è
Prima parte)
Dimostriamo dapprima la tesi in un CASO
PARTICOLARE,
ossia qualora la funzione a numeratore sia addirittura
Ricapitolando, avremo
Ipotesi:
Tesi:
(in
pratica, dimostreremo così che “se una funzione tende a 0, il suo reciproco
tende a infinito”)
Dobbiamo
dunque far vedere che
(dove
la specificazione è da omettersi nel caso sia infinito) .
Fissiamo
perciò un e passiamo a considerare il numero .
In
corrispondenza di questo numero positivo, per l’ipotesi ,
esisterà
un intorno per ogni del quale (escluso tutt’al più ,
nel caso sia finito) si abbia
ovvero
.
Ma
da questa relazione si trae, passando ai reciproci (NOTA)
.
Ricapitolando, abbiamo provato che,
comunque si fissi ,
esiste un intorno di per ogni del quale, escluso tutt’al più il punto se è un’ascissa finita,
vale la disuguaglianza
.
Ma ciò dimostra, appunto, la tesi.
NOTA
Per poter effettuare questo passaggio
ai reciproci,
sembra di dover supporre verificata
un’ipotesi supplementare, ossia che esista tutto un intorno di
nel quale (fatta eccezione al più per
il punto ,
se è un’ascissa finita) la non si annulli mai.
Una funzione come la seguente resterebbe perciò “tagliata
fuori”.
:
D’altra parte, se in qualsivoglia
intorno di la si annullasse almeno una volta fuori dal punto
,
la funzione reciproca avrebbe un dominio tutto “bucherellato”
e in questa situazione inconsueta
parlare di “ ” non sarebbe più lecito,
a meno di introdurre nella definizione
di limite un ritocco
che apporti una maggiore generalità
alla definizione stessa.
Di tale “ritocco” non riteniamo che sia
qui il caso di occuparci;
comunque, avvertiamo che il teorema in
questione manterrebbe la sua validità
anche in quell’ambito più generale.
Seconda
parte)
Abbiamo
fin qui fatto vedere che il teorema sintetizzato dalla pseudo-uguaglianza
vale
nel caso particolare che la funzione a numeratore sia la costante 1.
E’
ora facile estendere la dimostrazione anche al caso più generale,
se
si tiene conto dell’identità
e
del teorema, già acquisito precedentemente, sintetizzato dalla
pseudo-uguaglianza
41) Il
Teorema di esistenza del limite delle funzioni monotòne
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TEOREMA DI
ESISTENZA DEL LIMITE DELLE FUNZIONI MONOTÒNE: |
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Sia
una funzione monotòna crescente, in
senso stretto o in senso lato, su
tutto un intervallo . Allora
esistono certamente i e
tali limiti sono uguali rispettivamente all’estremo
inferiore (finito o infinito che sia) e
all’estremo superiore (finito o infinito che sia) dell’insieme
dei valori assunti dalla nell’intervallo
. Brevemente: |
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(Proposizione gemella): Sia
una funzione monotòna decrescente, in
senso stretto o in senso lato, su
tutto un intervallo . Allora
esistono certamente i e
tali limiti sono uguali rispettivamente all’estremo
superiore (finito o infinito che sia) e
all’estremo inferiore (finito o infinito che sia) dell’insieme
dei valori assunti dalla nell’intervallo
. Brevemente: |
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OSSERVAZIONI · Si può dimostrare che il teorema vale anche per
intervalli illimitati verso sinistra o/e verso destra. · Vale anche un enunciato analogo per le successioni (“Teorema di esistenza del limite delle successioni
monotòne”) |
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Sull’aggettivo “monotòna” riferito a
una funziona l’accento è sulla penultima sillaba. Si può anche scrivere “monotona” senza
esplicitare l’accento, che comunque, quando si legge, va
sempre messo al posto giusto. |
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Non
esistono funzioni “monòtone”, anche se
qualcuno potrebbe sostenere l’esatto
contrario! |
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q Dimostrazione del Teorema di esistenza del limite delle funzioni monotone
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Limitiamoci a dimostrare che se è monotona crescente su ,
allora (le
altre proposizioni avranno dimostrazioni perfettamente analoghe) Interpretiamo
“crescente” come “crescente in senso lato”; in
questo modo, data la maggiore generalità della condizione, la
validità della dimostrazione si estenderà automaticamente anche alle funzioni
strettamente crescenti. Supponiamo inoltre che sia finito (ne indicheremo il valore con ); nel
caso fosse infinito, la dimostrazione subirebbe qualche modifica del tutto
prevedibile, che
lasciamo al lettore. |
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Dunque: ·
la nostra ipotesi è: monotona crescente su ·
la nostra tesi è: ·
supponiamo inoltre che sia finito. Dobbiamo quindi dimostrare che, fissato ad arbitrio
un ,
esiste un tale che, se ,
allora . Fissiamo
dunque . Poiché
è l’estremo superiore dell’insieme dei valori che la assume su ,
nell’intervallo
esisterà certamente un elemento di ,
ossia: esisterà
certamente su un tale che |
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La chiave della dimostrazione sta nel fatto che deve necessariamente esistere un per cui , dopodiché tutti gli compresi fra e per forza saranno anch’essi tali che |
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Ora,
essendo la funzione crescente su tutto ,
ed
essendo l’estremo superiore dei valori assunti dalla
su ,
se
prendiamo un qualunque tale che ,
per
quell’ si avrà . Dunque
la disuguaglianza è
verificata per tutti gli dell’intervallo ,
essendo C.V.D. |
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