21.  L'ASSIOMA DI CONTINUITA' DELLA RETTA

 

Come abbiamo già accennato, fino alla seconda metà dell'800 i matematici avevano utilizzato i numeri irrazionali senza però che fosse mai stata elaborata una definizione precisa di numero irrazionale (se non la definizione "in negativo", che però non è una "vera" definizione, secondo cui i numeri irrazionali sono "quei numeri che non sono esprimibili sotto forma di frazione, cioè di rapporto fra due interi, il secondo dei quali non nullo").

Fu soltanto intorno all'anno 1872 che, grazie al contributo di studiosi fra i quali citiamo specialmente Dedekind (1831-1916), Cantor (1845-1918) e Weierstrass (1815-1897), si pervenne a una definizione rigorosa di "numero reale", anzi a più definizioni alternative in qualche modo tutte connesse fra loro.

Questo lavoro di sistemazione teorica si inserì nell'ambito di un generale interesse del mondo matematico ad una rielaborazione critica delle "idee base", dei "fondamenti della Matematica", che caratterizzò l'ultima parte del secolo XIX l'inizio del XX.

 

E' importante sottolineare che le varie definizioni di "numero reale", fra cui quella basata sulle "sezioni" e quella che si ispirava alle "classi contigue", pur essendo in qualche modo suggerite da riflessioni di carattere geometrico, si svincolavano però completamente dalla geometria.

E, in questo, realizzavano un obiettivo ben preciso: quello, appunto, di sciogliere il concetto di numero reale da qualsiasi dipendenza obbligata dall'intuizione geometrica.

Finalmente tale concetto veniva ridotto a puro concetto "aritmetico":

esso veniva definito a partire dall'insieme Q dei numeri razionali, e anche le operazioni coi numeri reali venivano ricondotte ad operazioni in Q; così come Q, a sua volta, era definito utilizzando N; e lo studio di N veniva ricondotto allo studio delle corrispondenze biunivoche, o, in alternativa, allo studio dei teoremi derivabili dagli assiomi di Peano).

 

La connessione fra la retta geometrica e l'insieme R, definito in termini puramente aritmetici, viene "recuperata" ammettendo come postulato uno qualsiasi degli enunciati seguenti, tutti equivalenti fra loro (nel senso che due qualsiasi di essi si biimplicano):

 

 

1)       "Una retta è un insieme di punti 'continuo'.

[Si dice 'continuo' un insieme ordinato, denso, avente la proprietà che, presa una qualunque sua partizione in due classi separate  (= tali  che ogni punto della  prima classe preceda ogni punto  della seconda), accade sempre che la prima classe abbia un massimo oppure (nel senso di aut) che la seconda abbia un minimo] ".

 

2)       "I punti di una retta possono essere messi in corrispondenza biunivoca coi numeri reali (in modo  che, se per due numeri reali a, b si ha a<b, l'immagine A di a preceda - in un verso prefissato -  l'immagine B di b)"

 

3)       "Se, su di una retta orientata  di origine O su cui sia stato fissato un segmento u come unità di misura, si considerano infiniti segmenti OA1, OA2, OA3, ..., OB1, OB2, OB3, tutti  commensurabili con u (o, il che è lo stesso: con la condizione che il  secondo estremo abbia  ascissa razionale), tali che ogni A sia più a sinistra di ciascun B, e tali che, comunque piccolo  si prenda il segmento s, si possa sempre trovare una coppia (OAi, OBk) tale che AiBk<s, allora esiste uno e un solo punto P, sulla semiretta, che si trovi a destra di tutti gli A e a sinistra di tutti i B  (fatta al più eccezione per uno solo di questi punti, che può coincidere con P)."

 

4)       Lo stesso enunciato precedente togliendo la condizione che i segmenti siano commensurabili  con u, ossia che le ascisse dei secondi estremi siano razionali. In altre parole:

"Prese su di una retta orientata due classi (=insiemi) di punti che siano:

·          "separate"   (=ogni punto della prima classe precede ogni punto  della seconda classe)

·          e "contigue" (=esistono coppie di punti, uno preso dalla prima classe  e l'altro preso dalla seconda, "vicini quanto si  vuole"),

allora esiste uno e un solo punto P che stia "in mezzo" fra i punti della prima classe e quelli della seconda classe

(nel senso che P non precede nessun punto della prima classe, e non segue nessun punto della seconda classe).

 

5)       "Data sulla retta una successione di intervalli "incapsulati" (= ognuno contenuto nel precedente), i cui estremi abbiano ascissa razionale e la cui ampiezza  tenda a zero (cioè: diventi piccola a piacere), esiste uno e un solo punto della retta che è contenuto in tutti gli intervalli".

 

6)       Lo stesso enunciato precedente togliendo la condizione che gli estremi degli intervalli abbiano ascisse razionali.

 

Ognuno di questi enunciati equivalenti prende il nome di

"postulato (o assioma) di continuità della retta" (Cantor-Dedekind)

[In particolare, la forma 1) è generalmente attribuita a Dedekind, le forme 3) ... 6) a Cantor]