2.4  MASSIMI E MINIMI RELATIVI ED ASSOLUTI DI UNA FUNZIONE

 

Definizione

 

 

 punto di massimo relativo per la funzione f(x) 

 

  punto di minimo relativo per la funzione f(x) 

 

 

Osservazioni

 

In questo caso si dice che il valore f(x0) è un "massimo (minimo) relativo" per la funzione f.

Dunque (IMPORTANTE!):

 

 

quando si dice “punto di massimo (minimo) relativo” si intende parlare di un' ascissa,

 

mentre quando si dice “massimo (minimo) relativo” ci si riferisce ad un' ordinata.

 

 

A volte, la locuzione "punto di massimo (minimo) relativo” viene usata non per indicare un'ascissa, bensì

un punto della curva: il punto di coordinate (x0, f(x0) ). Quando ciò avviene, risulta chiaro dal contesto.

 

I punti di massimo relativo e minimo relativo prendono il nome complessivo di "estremanti relativi".

Le rispettive ordinate sono chiamate "estremi relativi".

 

Definizione:

 

 

 punto di massimo assoluto per la funzione  f(x) 

 

  punto di minimo assoluto  per la funzione  f(x) 

 

 

Osservazione

Valgono osservazioni analoghe a quelle fatte in relazione alla definizione precedente:

 

 

punto di massimo (minimo) assoluto” denota un’ ascissa,

 

massimo (minimo) assoluto” denota un’ ordinata.

 

 

 

Nella fig. 4 qui a fianco,

 

x1 e x3 sono punti di massimo relativo,

e x3 è anche il punto di massimo assoluto.

 

I massimi relativi sono f(x1) e f(x3);

quest’ultima ordinata costituisce anche

il massimo assoluto.

 

I punti di minimo relativo sono x2 e b;

i minimi relativi sono f(x2) e f(b).

 

Non esiste un punto di minimo assoluto

per la funzione rappresentata in figura:

si ha soltanto un "estremo inferiore",

che è poi, con espressione grossolana,

“ l’ordinata del buco ”, ossia il

   

 

 

Nota, caro lettore,

che la funzione proposta come esempio qui sotto

non è definita con x =a, dove abbiamo un “buco”

o, in termini matematici più seri,

una “discontinuità di terza specie”

 

 

Fig. 4

 

 


Un punto di massimo relativo può essere "forte" (o "proprio") oppure "debole" (o "improprio").

Definizione:

 

 

Se x0 è un punto di massimo relativo per la funzione , allora si dice che x0 è “forte” (o "proprio")

se e solo se

 

 

ossia, se il simbolo  può essere sostituito dal simbolo   (con x diverso da x0, ovviamente).

 

Può invece accadere (sebbene sia circostanza “rara”) che, pur essendo x0 un punto di massimo relativo,

tuttavia in qualsiasi intorno di x0 la funzione  ritorni ad assumere il valore ,

cosicché sarebbe sbagliato scrivere il simbolo di disuguaglianza stretta.

In tal caso si dice che x0 è un punto di massimo relativo “debole” (o “improprio").

 

Evidentemente, si potrebbe formulare una definizione “gemella”

per stabilire quando un punto di minimo relativo possa essere detto “forte” o “debole”.

 

 

La figura seguente, in cui compare una situazione di minimo relativo debole,

dovrebbe illustrare efficacemente quanto detto.

 

 

La fig. 5 qui a fianco

rappresenta la funzione

 

Il punto x0=0 è di

minimo relativo debole.

Infatti, in ogni intorno

dell’ascissa x0=0 la funzione

ritorna infinite volte ad assumere

l’ordinata f(0)=0.

Possiamo dire che

in un intorno di x0 si ha sempre

,

ma  sarebbe sbagliato affermare

che esiste un intorno di x0

nel quale, con , si ha

.

Fig. 5

 

 

Nella figura abbiamo voluto rappresentare

anche la parabola y=x2:

il grafico di f(x) è infatti stretto fra tale parabola e l’asse x.

 

Si può portare come ulteriore esempio la funzione di Dirichlet

 

 

Per essa, ogni ascissa razionale è di massimo relativo debole,

e ogni ascissa irrazionale è di minimo relativo debole.

 

q       Osservazione

 

Nel seguito, quando parleremo di “estremante relativo”,

non intenderemo necessariamente che sia “forte”: potrebbe essere o forte, o debole.

Se vorremo riferirci ad un estremante relativo “forte”, lo dichiareremo espressamente.


 

 

q       Teorema 5 (di FERMAT)                                          Pierre de Fermat, francese, 1601-1665

 

f  sia definita su di un intervallo I e sia x0 un punto di massimo o di minimo relativo

(brevemente: un estremante relativo), interno a tale intervallo

(l’ipotesi che sia interno è indispensabile).

Allora (se, beninteso, f  è derivabile in x0), risulta

 

 

 

 

 Osservazione 1

 

E' essenziale specificare che

il punto di cui si parla

è supposto interno

all'intervallo di definizione della funzione:

altrimenti, la tesi in generale non vale.

 

Ad esempio, nella fig. 6 qui a fianco,

dove il dominio della funzione rappresentata

è l’intervallo chiuso [a,b],

il punto b è di massimo relativo,

eppure la derivata (sinistra) in b non è nulla.

 

Il teorema non è applicabile,

perché il punto b considerato non è interno

all’intervallo ma ne è invece un estremo.

Fig. 6

 

t è la retta tangente

nel punto .

Non è parallela all’asse x,

quindi il suo

coefficiente angolare

non è nullo.

Pertanto  non è nulla, nonostante  sia punto di massimo relativo.

Ma  NON è punto INTERNO all’intervallo di estremi .

 

 

 Osservazione 2

La condizione   è necessaria, ma non sufficiente

affinché xsia un estremante relativo interno all'intervallo di definizione.

 

Nella fig. 7a qui a fianco, è rappresentata la funzione

.

Nell’ascissa 2 la derivata si annulla: .

La retta tangente in (2;1) è perciò orizzontale.

Tuttavia, il punto x = 2 non è un estremante relativo.

In corrispondenza di questo punto,

il grafico della funzione attraversa la retta tangente.

 

Quando ciò accade, si dice che siamo in presenza

di un "punto di flesso".

Dei punti di flesso

ci occuperemo più dettagliatamente in seguito.

 

 

Fig. 7a

 

 

 

 

 

 

Un po’ più inconsueto

è il caso della funzione

rappresentata qui a fianco (fig. 7b):

 

 

(il grafico di g(x)

è compreso fra le due parabole

y = -x2 e y = x2.

 

Nel punto x0 = 0 la derivata

esiste e si annulla

(verificalo calcolandola!),

ma non si tratta

di un estremante relativo

(e neppure di un punto di flesso).

 

Fig. 7b

 

 

 

Infine, il teorema vale

(è ovvio, ma non nuocerà ribadirlo)

sotto l'ipotesi che f sia derivabile in x0;

tale ipotesi è di norma verificata, ma non sempre:

ad esempio, la funzione  ha un minimo

per x0=0, ma non è derivabile in tale punto.

 

 

Fig. 7c

 

Dimostrazione del teorema 5

 

Per assurdo.

Sia x0 un punto, tanto per fissare le idee, di massimo relativo,

interno all’intervallo I di definizione della funzione.

 

Se fosse  ' (x0) > 0, allora, per il Teorema 2,  f  sarebbe crescente in x0,

e x0 non potrebbe essere punto di massimo relativo,

perché in un intorno destro di x0 i valori della funzione sarebbero maggiori di f(x0).

 

Se fosse  f  ' (x0) < 0, allora, per il Teorema 2,  f  sarebbe decrescente in x0,

e x0 non potrebbe essere punto di massimo relativo,

perché in un intorno sinistro di x0 i valori della funzione sarebbero maggiori di f(x0).

 

Analoga è la dimostrazione se si suppone che x0  sia di minimo relativo.