La figura qui sotto riportata vuole suggerire un’interpretazione geometrica molto suggestiva
del Teorema di De l’Hopital.
|
Proponiamoci di calcolare il limite seguente:
Tale limite si presenta sotto la forma di indecisione [0/0]: c’è dunque un “conflitto” fra la funzione a denominatore, che col suo tendere a zero “vorrebbe” far impennare la frazione verso l’infinito, e la funzione a numeratore, che col suo tendere a zero “vorrebbe” schiacciare la frazione verso lo zero. Il valore del limite dipenderà dalla RAPIDITA’ con cui tendono a zero, rispettivamente, numeratore e denominatore Ma la rapidità nel tendere a zero di è legata alla PENDENZA con cui il grafico di ciascuna funzione confluisce verso lo zero!
|
|
E tale pendenza non è altro che
la
pendenza della retta tangente in a ciascuna curva
(legata, a sua volta, al COEFFICIENTE ANGOLARE della tangente ossia alla DERIVATA della funzione!)
Cerchiamo di mettere meglio a fuoco questa idea,
l’idea cioè di chiamare in causa le rette tangenti alle due curve in K, e il loro coefficiente angolare.
Prendiamo un’ascissa x (l’ascissa del punto H in figura) prossima a 1, e andiamo a considerare
il rapporto delle rispettive ordinate f(x) e g(x) (rapporto di cui ci interessa il limite per x che tende a 1).
Poiché siamo in prossimità del punto K,
i grafici delle due curve “si confondono con” le rispettive rette tangenti in K.
Il valore del rapporto è quindi ottimamente approssimato dal
valore del rapporto fra le due ordinate,
che corrispondono a x NON
sulle curve e
, bensì sulle rispettive rette tangenti in K.
Avremo
allora
La catena appena scritta costituisce un abbozzo di giustificazione
(non è sufficientemente preciso né sufficientemente generale per poter essere considerato una “dimostrazione”)
del Teorema di De l’Hopital.
|
Ma ecco, alla pagina successiva, la “vera” dimostrazione, riferita a quello che abbiamo chiamato Il “Primo Teorema di De l’Hopital”, e la cui ipotesi e tesi ti invito a rivedere, prima di iniziare la lettura. Il “Secondo Teorema di De l’Hopital” avrebbe una dimostrazione analoga (anzi, più semplice, non
essendoci in quel caso il problema del comportamento della funzione IN
|
L’ipotesi vincola il comportamento delle due
funzioni IN PROSSIMITA’ di c:
·
e
definite e derivabili su tutto un intorno Ic di c, ad eccezione al
più del punto c;
·
;
·
su tutto
·
esiste il
ma
non richiede alcunché riguardo al comportamento di e
IN c,
dove
le due funzioni potrebbero addirittura non essere definite.
Ciò finirebbe per complicarci alquanto la vita, ma
(IDEA!) dato che la tesi riguarda
ciò che accade quando x viene FATTO TENDERE a
c (e NON ciò che avviene con x UGUALE A c),
potremmo superare l’ostacolo andando a considerare,
al posto delle funzioni date ,
i loro “prolungamenti per
continuità in c”, ossia le due funzioni ausiliarie
;
Nel caso in cui sia continua in c, cioè si abbia non
solo
,
ma anche
,
se invece è discontinua in c (perché non è
definita in c, oppure perché
è diverso da 0),
in compenso, è pure
.
E le stesse cose si possono
affermare riguardo alla G nei confronti della g.
Delle due funzioni F
e G possiamo dunque dire che:
·
e
sono definite e continue su tutto Ic
e derivabili su tutto
;
·
·
su tutto
·
esiste il
E se ora riusciremo a
dimostrare la tesi con riferimento alla due funzioni “figlie” F, G, vale a dire:
se riusciremo a far vedere
che esiste il ed è
,
avremo provato pure la tesi
originaria, quella sulle funzioni “madri” f, g,
in quanto le “figlie” F
e G coincidono perfettamente, al di fuori dell’ascissa c, con le “madri”
f e g.
Consideriamo dunque il
rapporto Possiamo scrivere la catena
.
Ora, il teorema di Cauchy, applicato all’intervallo
chiuso di estremi c, x
(intervallo che sarà [c, x] oppure [x, c] a seconda che x si trovi a destra o a sinistra di c)
ci assicura che internamente a questo intervallo
esiste un’ascissa cx per la quale
(controlla tu con
attenzione: le condizioni di applicabilità di Cauchy sono assicurate
dall’ipotesi …).
Ricapitolando, per questa
ascissa , compresa fra c e x, si ha
Ma a questo punto siamo a
posto !!! Sì, perché dato che esiste il ,
essendo compreso fra c e x esisterà
pure il
e sarà uguale al precedente,
ossia varrà l’uguaglianza , da cui
, C.V.D.