E’ periodica di periodo  ;   la studieremo sull’intervallo 

 

q        Dominio

 

q        La funzione non è né pari, né dispari

 

q        Intersezioni con l’ asse y: 

 

Intersezioni con l’asse x

      

         

 

 

NOTA:

la divisione per cos x

è possibile solo supponendo ;

ciò significa escludere

quei valori dell’arco x

che rendono nullo il coseno, ossia:

.

D’altra parte, tali valori di x

NON sono soluzioni dell’ equazione ,

come è immediato verificare

per sostituzione diretta.

 

q        Segno della funzione

 

          

NOTA

La disequazione   può essere risolta in diversi modi;

ad es., portandola sotto la forma  

e tracciando i grafici delle due funzioni   

su di uno stesso riferimento cartesiano.

Se invece si desidera risolverla allo stesso modo dell’equazione,

ossia tramite divisione per cos x, qui si ha una difficoltà in più:

infatti, in una DISequazione, non è lecito divedere ambo i membri per una stessa quantità,

 se non a condizione che questa sia >0.

Quando invece i due membri vengono divisi per una stessa quantità negativa,

occorre cambiare il verso della disequazione.

 

Dovremo perciò distinguere TRE casi: .  Da cui i tre sistemi.

 

 

 


 

 

Il primo sistema è verificato

con

 

Il secondo sistema è verificato

con

 

Il terzo sistema è verificato

con

 

La disequazione  ,

equivalente alla disgiunzione logica dei tre sistemi,

è pertanto verificata con 

 

 

  

 

 

Ricapitoliamo:

  con 

 

  con 

… e il seguente schema lineare descrive il segno della frazione :

 

 

 

 

 

 

q        Limiti ai confini del dominio:

 

 

 

q        Derivata prima  

  

 

     

Si tratta di un’equazione lineare in seno e coseno,

per la quale esistono diversi metodi di risoluzione:

·         il metodo delle equazioni parametriche

·         il metodo del sistema con la Prima Relazione Fondamentale

·         il metodo dell’angolo ausiliario

·         il metodo grafico “classico”

·         il metodo grafico circonferenza-retta

 

Utilizzando, ad esempio, le formule parametriche ,  avremo:

 

Abbiamo perciò trovato le soluzioni  .

 

C’è però da considerare che le formule parametriche, di cui ci siamo serviti per il procedimento risolutivo,

contengono  e quindi non hanno significato per quei valori di x, per  quali    non esiste.

Utilizzare le formule parametriche comporta perciò di supporre

cioè  

D’altra parte, l’arco   POTREBBE BENISSIMO essere soluzione dell’equazione considerata:

occorrerà perciò completare la risoluzione andando a controllare, per sostituzione diretta, se lo è oppure no.

Ci chiediamo dunque:  l’uguaglianza     è verificata con  ?

La risposta è negativa: 

Perciò   non è soluzione; rimangono soltanto le soluzioni trovate prima, .

 

 

 

 

 

 

 

 

    

Essendo il denominatore sempre positivo

(tranne che con , valore per cui si annulla, e l’espressione non esiste)

il segno della frazione è determinato dal segno del numeratore.

Sarà perciò  .

Per risolvere la disequazione   potremmo utilizzare diversi metodi,

fra cui quello che sfrutta le formule parametriche;

in questo caso direi che il procedimento più comodo è senz’altro quello grafico “classico”,

consistente nel portare l’equazione sotto la forma equivalente   

e nel rappresentare le due curve

 su di uno stesso riferimento cartesiano,

allo scopo di determinare per quali valori di x la prima curva sta al di sopra della seconda

(osserviamo che, avendo noi già risolto l’equazione ,

equivalente a ,

sappiamo già quali sono le ascisse dei loro punti di intersezione).

 

 

Tracciare i grafici “a mano” è particolarmente semplice

(anche se la figura sopra riportata è stata realizzata col software GEOGEBRA):

l’andamento della funzione    è ben noto, e la curva 

si può ottenere traslando verso l’alto di un’unità la sinusoide  .

 

Dai grafici sovrapposti emerge chiaramente che le soluzioni della disequazione   sono:   .  Perciò:

Lo schema sopra riportato ci fornisce un’ottima occasione per ribadire un suggerimento importante.

In uno schema lineare relativo ad una funzione goniometrica, funzione che di norma viene studiata

soltanto sull’intervallo  per via della sua periodicità, è sempre opportuno andare anche

“un pochettino a sinistra dello 0” e “un pochettino a destra di  ”.

 

In questo modo, infatti, sarà molto più facile riconoscere alcune caratteristiche della funzione,

la quale, sebbene venga analizzata su , ha  però poi un grafico che dev’essere pensato

come frutto di un “copia e incolla” che replica su tutto  l’andamento che si aveva tra 0 e .

Nel caso della funzione da noi considerata, questa estensione dello schema ci permette di riconoscere

molto chiaramente le situazioni di massimo, che invece non sarebbero risultate altrettanto evidenti

se lo schema fosse stato limitato rigorosamente alle sole ascisse tra 0 e .

 

 

q        Derivata seconda

 

        

 

 

 

Osserviamo che, per aversi  ,

dovrebbe essere   

cioè  ,  equazione priva di soluzioni in quanto, per ogni valore di x, è sempre ,  quindi l’uguaglianza   richiederebbe che, per uno stesso x, sia contemporaneamente

,  il che è palesemente impossibile.

 

Perciò la y” non può mai annullarsi.

 

Anzi, la y” è, per ogni x del dominio,

strettamente negativa:

La funzione è perciò priva di flessi,

e sempre convessa.

 

Il grafico è riportato qui a fianco.