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7. INSIEMI APERTI, INSIEMI CHIUSI, INSIEMI NE’ APERTI NE’ CHIUSI
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Sia E un insieme numerico, sia cioè .
q Si dice che E è un insieme “APERTO” se tutti i suoi punti sono interni.
Esempi
· Ogni intervallo aperto (dove l’aggettivo “aperto” è usato qui per indicare “privato degli estremi”) è anche un insieme “aperto” nel senso della definizione appena posta. Infatti abbiamo osservato in precedenza che ogni punto di un intervallo aperto è interno ad .
· Invece un intervallo chiuso (qui l’aggettivo “chiuso” è usato per indicare “estremi inclusi”) NON è un insieme “aperto”, nel senso sopra specificato, perché non tutti i suoi punti sono interni: infatti, a e b non lo sono.
· Il complementare rispetto a dell’insieme degli interi relativi è un insieme aperto
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In matematica, oltre che di insiemi “aperti”, si parla anche di insiemi “chiusi”. “Chiuso”, però, in questa accezione, NON è il contrario di “aperto”!!! Si pone infatti la seguente definizione:
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q Un insieme si dice “CHIUSO” se non ha punti di accumulazione, oppure, nel caso ne abbia, questi appartengono tutti all’insieme stesso
Esempi
· Ogni intervallo chiuso (dove l’aggettivo “chiuso” è usato qui per indicare “estremi inclusi”) è anche un insieme “chiuso” nel senso della definizione appena posta. Infatti i punti di accumulazione di sono per l’appunto tutti e soli i punti di
· Invece l’intervallo aperto (l’aggettivo “aperto” è qui usato nel senso di “privato degli estremi”) NON è un insieme “chiuso” nel senso sopra precisato, perché ammette come punti di accumulazione anche gli estremi a, b, che non appartengono all’intervallo.
· non è chiuso, perché non contiene quello che è il suo unico punto di accumulazione, ossia il punto 0; e non è nemmeno aperto, come abbiamo visto in precedenza.
· è un insieme chiuso. L’unico suo punto di accumulazione (il punto 0) appartiene infatti all’insieme.
· L’insieme dei numeri Naturali è chiuso perché non ha punti di accumulazione.
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L’esempio dell’insieme F mostra che esistono insiemi che non sono né “aperti” né “chiusi”; d’altronde, un intervallo con un estremo incluso e l’altro escluso, come , non è né “aperto” né “chiuso”.
L’insieme e l’insieme vuoto sono gli unici due sottoinsiemi di aventi la proprietà di essere, simultaneamente, sia “aperti” che “chiusi”.
Si potrebbe dimostrare il seguente TEOREMA: un sottoinsieme di è chiuso se e solo se il suo complementare è aperto.
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8. ESTREMO SUPERIORE E INFERIORE, MASSIMO E MINIMO (RELATIVI O ASSOLUTI) DI UNA FUNZIONE
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q Estremo superiore, estremo inferiore di una funzione su di un insieme Massimo e minimo assoluti di una funzione su di un insieme
Data una funzione , detto D il suo dominio, e indicato con E un sottoinsieme di D ( ), quando parliamo di “ESTREMO SUPERIORE (risp.: INFERIORE) DELLA SULL’INSIEME E”, intendiamo riferirci all’estremo superiore (risp.: inferiore) dell’insieme , dove il simbolo indica l’insieme delle immagini dei punti di E attraverso la (in altre parole: l’insieme dei valori assunti dalla , al variare di x in E).
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Dunque: = ESTREMO SUPERIORE della funzione sull’insieme = ESTREMO INFERIORE della funzione sull’insieme |
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Quando diciamo semplicemente “ l’estremo superiore (risp. inferiore) della ” , sottintendiamo di prendere , cioè sottintendiamo che l’insieme di riferimento sia l’intero dominio della funzione.
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Analogamente, si dirà “MASSIMO (risp.: MINIMO) DELLA IN E, il massimo (risp.: il minimo), QUALORA ESISTA, dell’insieme . Si preferisce, tuttavia, parlare di “MASSIMO ASSOLUTO” (risp.: “MINIMO ASSOLUTO”) per evitare possibili equivoci con la locuzione “massimo relativo” (risp. “minimo relativo”), che ha un altro significato di cui ci occuperemo successivamente.
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Se si scrive “ massimo (risp.: minimo) assoluto per la funzione ”, senza citare un particolare insieme, si intende che l’insieme di riferimento sia l’intero dominio della (ossia: ).
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E’ importante l’osservazione seguente: affermare che una funzione ammette come massimo assoluto, su di un insieme E, un certo numero M, comporta che ; infatti, il massimo di un insieme è l’estremo superiore dell’insieme, QUALORA QUESTO SIA FINITO ED APPARTENGA ALL’INSIEME. Ma se , ciò significa che M è immagine, attraverso la , di almeno un punto di E, cioè che M è un valore che viene EFFETTIVAMENTE ASSUNTO dalla , in corrispondenza di un certo appartenente ad E.
In definitiva, possiamo scrivere che
è il massimo assoluto di sull’insieme
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Riguardo all’ascissa che “genera” il massimo assoluto, essa viene detta “punto di massimo assoluto per la su E”.
Insomma:
♪ “MASSIMO ASSOLUTO” è un’ORDINATA,
♫ “PUNTO DI MASSIMO ASSOLUTO” è l’ASCISSA a cui corrisponde quell’ordinata (tale ascissa può eventualmente non essere unica).
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Analogamente per il minimo: affermare che una funzione ammette come minimo assoluto, su di un insieme E, un certo numero m, comporta che ; infatti, il minimo di un insieme è l’estremo inferiore dell’insieme, QUALORA QUESTO SIA FINITO ED APPARTENGA ALL’INSIEME. Ma se , ciò significa che m è immagine, attraverso la , di almeno un punto di E, cioè che m è un valore che viene EFFETTIVAMENTE ASSUNTO dalla , in corrispondenza di un certo appartenente ad E. In definitiva, possiamo scrivere che m è il minimo assoluto di su
Riguardo all’ascissa che “genera” il minimo assoluto, essa viene detta “punto di minimo assoluto per la su E”. Insomma: “minimo assoluto” è un’ordinata, “punto di minimo assoluto” è l’ascissa a cui corrisponde quell’ordinata (tale ascissa può eventualmente non essere unica).
Una funzione ammette sempre, su di un dato insieme E, estremo superiore e inferiore (eventualmente infiniti), ma potrebbe non ammettere massimo assoluto e/o minimo assoluto.
Gli esempi successivi dovrebbero chiarire bene quanto detto.
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Nella figura qui a fianco,
è il massimo assoluto per la funzione rappresentata, sull’insieme . è il punto di massimo assoluto.
è il minimo assoluto della su . è il punto di minimo assoluto. |
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La funzione rappresentata nella figura qui a fianco ammette massimo assoluto sul suo dominio : . Il punto di massimo assoluto è quindi l’ascissa .
Invece questa funzione non ammette minimo assoluto nel suo dominio: il suo estremo inferiore è 0, che però non è un valore assunto dalla funzione, quindi non ne è il minimo. I valori assunti dalla funzione costituiscono l’intervallo semiaperto : .
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La funzione
ha come grafico una “parabola col buco”.
L’insieme dei valori assunti dalla funzione sul suo dominio è l’intervallo .
Abbiamo
,
e la funzione non ammette né massimo assoluto, né minimo assoluto, sul suo dominio.
Invece la stessa funzione :
q sull’insieme ha come massimo 3 e come minimo 0;
q sull’insieme ha come estremo superiore 3 (ma non ha massimo), e come minimo 0;
q sull’insieme ha come estremo superiore 4 (ma non ha massimo), e come minimo 3;
q sull’insieme ha come estremo superiore 4 (ma non ha massimo), e come minimo 1.
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q Massimi e minimi relativi di una funzione
Passiamo ora a descrivere cosa si intende per “punto di massimo (risp.: minimo) RELATIVO”, di una funzione .
ü Si dice che il valore è un "massimo (minimo) relativo" per la funzione . Dunque: quando si dice "PUNTO DI MASSIMO (MINIMO) relativo" si intende parlare di un'ASCISSA, mentre quando si dice "MASSIMO (MINIMO) relativo" ci si riferisce ad un'ORDINATA.
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Nella figura qui a fianco,
e sono punti di massimo relativo, e è anche il punto di massimo assoluto.
I massimi relativi sono e ; quest’ultima ordinata costituisce anche il massimo assoluto.
I punti di minimo relativo sono e ; i minimi relativi sono e .
Non esiste un punto di minimo assoluto per la funzione rappresentata in figura: si ha soltanto un "estremo inferiore", che è poi, con espressione grossolana, l’ordinata del “buco ” che si ha in corrispondenza dell’ascissa a.
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La funzione proposta come esempio non è definita con , dove abbiamo un “buco” . |
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La funzione ammette infiniti punti di massimo relativo: tutte le ascisse . I corrispondenti massimi relativi valgono tutti 1.
Ammette anche infiniti punti di minimo relativo: le ascisse . I corrispondenti minimi relativi valgono tutti –1.
Il massimo assoluto della funzione sul suo dominio è 1 (e viene assunto infinite volte!). Il minimo assoluto è , che viene assunto infinite volte.
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La funzione , raffigurata qui a fianco, non ammette né massimo assoluto, né minimo assoluto (ammette come estremo superiore e come estremo inferiore ), ma ammette un massimo relativo e un minimo relativo.
Si dimostra che: il punto di massimo relativo è (il massimo relativo è ); il punto di minimo relativo è (il minimo relativo è
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Potremmo dire che “massimo relativo” e “minimo relativo” sono concetti di carattere “LOCALE”, mentre “massimo assoluto” e “minimo assoluto” sono concetti di carattere “GLOBALE”.
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