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6. I PRINCIPI DI EQUIVALENZA DELLE EQUAZIONI |
Ricordiamo che due equazioni si dicono “equivalenti” fra loro quando hanno le stesse soluzioni;
quando, cioè, ogni soluzione della prima è anche soluzione della seconda, E VICEVERSA.
Ad esempio, le due equazioni e
sono fra loro equivalenti, perché entrambe
hanno come
unica soluzione ;
due equazioni che siano entrambe impossibili sono equivalenti fra loro; le due equazioni
e
sono equivalenti, perché per entrambe
l’insieme delle soluzioni è
.
Invece le equazioni e
NON sono equivalenti, in quanto l’insieme
delle soluzioni della prima
è mentre l’insieme delle soluzioni della seconda
è
.
1° PRINCIPIO DI EQUIVALENZA DELLE EQUAZIONI
Data un’equazione ,
addizionando o sottraendo ad entrambi i membri uno stesso numero,
oppure una stessa espressione contenente x, e che esiste per qualsiasi valore di x, si ottiene con certezza
un’equazione equivalente a quella iniziale.
Dimostriamolo.
Partiamo dall’equazione
(1) ,
e addizioniamo ad entrambi i membri una stessa espressione
che esiste per qualsiasi valore di x.
Vogliamo dimostrare che la nuova equazione
(2)
è equivalente alla (1), ossia ha le stesse soluzioni della (1).
Supponiamo dunque che un dato numero sia soluzione della (1).
Allora quel numero sarà tale che, sostituendolo al posto di x nella (1), si ottenga un’uguaglianza
vera;
sarà dunque vera l’uguaglianza
;
quindi sarà pure vera l’uguaglianza
(osserviamo che l’ipotesi ci garantisce l’esistenza del numero
)
perché, se un’uguaglianza è vera, ovviamente sarà vera anche qualsiasi uguaglianza ottenibile dalla prima
addizionando ad entrambi i suoi membri uno stesso numero.
Ma se è vera l’uguaglianza
ciò significa che il numero è soluzione della (2).
Con ciò abbiamo provato che ogni soluzione della (1) è soluzione pure della (2).
Vediamo se vale anche il viceversa.
Supponiamo che un dato numero sia soluzione della (2).
Allora quel numero sarà tale che, sostituendolo al posto di x nella (2), si ottenga un’uguaglianza
vera;
sarà dunque vera l’uguaglianza
;
quindi sarà pure vera l’uguaglianza
,
perché, se un’uguaglianza è vera, ovviamente sarà anche vera qualsiasi uguaglianza ottenibile dalla prima
sottraendo da entrambi i suoi membri uno stesso numero
( nel nostro caso).
Ma se è vera l’uguaglianza
ciò significa che il numero è soluzione della (1).
Quanto abbiamo visto prova che ogni soluzione della (2) è soluzione pure della (1).
E allora, ricapitolando:
ogni soluzione della (1) è pure soluzione della (2); ogni soluzione della (2) è pure soluzione della (1);
… le due equazioni (1) e (2) hanno le stesse soluzioni, sono equivalenti!
Evidentemente i ragionamenti di cui sopra valgono anche nel caso in cui, anziché addizionare ai due membri
una stessa espressione
,
noi addizioniamo ad essi uno stesso numero
.
Per quanto riguarda poi la possibilità di sottrarre (anziché addizionare) un numero o un’espressione,
la dimostrazione è del tutto analoga e la lasciamo al lettore.
Dal 1° Principio di Equivalenza delle Equazioni dipendono le seguenti REGOLE di cui ci siamo già occupati:
q se a 1° e a 2° membro ci sono due termini (=addendi di somma algebrica) uguali, li possiamo mandar via
q possiamo trasportare un termine dall’altra parte del simbolo “=”, cambiandolo però di segno
(“REGOLA DEL TRASPORTO PER
2° PRINCIPIO DI EQUIVALENZA DELLE EQUAZIONI
Data un’equazione ,
moltiplicando o dividendo entrambi i membri
per uno stesso numero diverso da 0, oppure per una stessa espressione contenente x,
a patto però che questa espressione esista per qualsiasi valore di x e non si annulli per nessun valore di x,
si ottiene certamente un’equazione equivalente a quella di partenza.
Partiamo dall’equazione (1) , e moltiplichiamone ambo i membri per
un’espressione
,
che esista per qualsiasi valore di x:
e che non si annulli mai:
.
Vogliamo dimostrare che la
nuova equazione (2)
è equivalente alla (1), ossia ha le stesse soluzioni della (1).
Supponiamo che un dato numero sia soluzione della (1). Allora quel numero
sarà tale che, sostituendolo
al posto di x
nella (1), si ottenga un’uguaglianza vera; sarà dunque vera l’uguaglianza ;
quindi
sarà pure vera l’uguaglianza ,
perché, se un’uguaglianza è vera, ovviamente sarà
vera anche qualsiasi uguaglianza ottenibile da essa moltiplicandone entrambi i membri per uno stesso numero.
Ma se è vera l’uguaglianza ,
ciò significa che il numero
è soluzione della (2).
Con ciò abbiamo provato che ogni soluzione della (1) è soluzione pure della (2).
Vediamo se vale anche il viceversa. Supponiamo che un
dato numero sia soluzione della (2).
Allora quel numero sarà tale che, sostituendolo al posto di x nella (2), si ottenga un’uguaglianza
vera;
sarà dunque vera l’uguaglianza ;
quindi sarà pure vera l’uguaglianza
,
perché, se un’uguaglianza è vera, ovviamente sarà anche vera qualsiasi uguaglianza ottenibile dalla prima
dividendone entrambi i membri per uno stesso numero
diverso da 0 (qui interviene l’ipotesi ).
Ma se è vera l’uguaglianza ,
ciò significa che il numero
è soluzione della (1).
Quanto abbiamo visto prova che ogni soluzione della (2) è soluzione pure della (1).
Allora, ricapitolando: ogni soluzione della (1) è soluzione della (2); vale anche il viceversa;
… pertanto le due equazioni (1) e (2) hanno le stesse soluzioni, sono equivalenti.
Evidentemente i ragionamenti di cui sopra valgono anche nel caso in cui, anziché moltiplicare i due membri
per una stessa espressione
che non si annulla mai, noi li moltiplichiamo
per uno stesso numero
.
Per quanto riguarda poi la possibilità di dividere (anziché di moltiplicare) per un numero non nullo o per
un’espressione sempre esistente e mai nulla, la dimostrazione è del tutto analoga e la lasciamo al lettore.
Dal 2° Principio di Equivalenza delle Equazioni dipendono le seguenti REGOLE di cui ci siamo già occupati:
q se tanto il 1° che il 2° membro sono due frazioni con lo stesso denominatore,
possiamo mandar via i due denominatori uguali
q possiamo semplificare tutti i termini per uno stesso numero
q possiamo cambiare di segno tutti i termini (=addendi delle due somme algebriche a 1° e a 2° membro)
q “ciò che moltiplica da una parte dell’ “=”, divide dall’altra; ciò che divide da una parte, moltiplica dall’altra”
(“REGOLA DEL TRASPORTO PER
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E’ importante tener presente che si può essere certi di pervenire a un’equazione equivalente a quella iniziale solo se l’espressione C(x) che entra in gioco
♪ esiste sempre, nel caso del 1° Principio; ♫ esiste sempre e non si annulla mai, nel caso del 2° Principio. · Consideriamo, come controesempio, la coppia di
equazioni Qui la seconda è ottenibile dalla prima addizionando una stessa espressione ad entrambi i membri; ma si osserva che l’espressione stessa non rispetta la condizione di esistere sempre, per qualsiasi x (in effetti, per via del
denominatore, non esiste con NON siamo quindi certi che le due equazioni siano equivalenti; potrebbero esserlo, ma anche non esserlo. E in effetti non lo sono, perché,
mentre la prima ha come soluzione
· Un altro controesempio. Le due equazioni (la prima ha come unica soluzione
… Però
l’espressione
· Un altro controesempio. Le due equazioni (la prima ha come unica soluzione
… Però
l’espressione
Terminiamo col ricordare (l’avevamo già osservato a pag. 135) che ELEVANDO AL QUADRATO i 2 membri di una equazione NON si è certi di pervenire ad un’equazione equivalente a quella iniziale; in generale, invece, l’equazione così ottenuta conserva, sì, tutte le soluzioni dell’equazione data, ma ne acquista in più delle altre “estranee” all’equazione di partenza, perciò non accettabili.
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