C) IL TEOREMA DEL RESTO E LA “REGOLA DI RUFFINI” |
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Supponiamo di avere una divisione fra due polinomi (aventi, è ovvio, la stessa variabile, diciamo x) nella quale
il polinomio divisore sia un binomio della forma
Per fare un
esempio, nella divisione il divisore è
appunto della forma
Se dunque si ha una divisione di questo tipo, allora …
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I) |
… si può prevedere quale sarà il resto della divisione già prima di effettuare la divisione stessa (o anche senza effettuarla), mediante il
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OSSERVAZIONE
Quando il divisore è un binomio
di 1° grado come allora il resto, essendo di grado inferiore rispetto al divisore, è obbligato ad essere di grado zero, quindi a non contenere più la variabile, riducendosi ad una costante numerica.
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TEOREMA DEL RESTO:
“Il resto
della divisione cioè al numero che si ottiene sostituendo il numero k al posto di x nel polinomio dividendo, e poi svolgendo i calcoli”
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Ad
esempio, considerando la divisione posso
subito dire che il resto sarà
II) … e inoltre la divisione stessa si può effettuare, oltre che col solito metodo (che continua, volendo, a essere pienamente valido), anche con un algoritmo più veloce chiamato REGOLA DI RUFFINI e illustrato qui di seguito, sempre sull’esempio di prima:
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Spieghiamo lo schema.
a) Sulla prima riga in alto, si scrivono i coefficienti del polinomio dividendo; b) si traccia una linea verticale davanti al 1° coefficiente, ed un’altra davanti all’ultimo coefficiente; c) si traccia, sotto la riga dei coefficienti ma un poco distanziata, una linea orizzontale; d) nell’angolino a sinistra in alto, si scrive
il “
Così facendo si
ottiene
sulla riga più in basso, il calcolo fornirà i coefficienti del polinomio quoziente, seguiti (nell’angolo in basso a destra) dal resto della divisione. |
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Ma come avviene questo calcolo? Semplice:
e)
si “abbassa” il 1° coefficiente, che
è f)
si moltiplica g)
si somma algebricamente, in colonna: h)
si moltiplica i)
si somma algebricamente, in colonna: l)
si moltiplica m)
si somma algebricamente, in colonna:
Così il procedimento è terminato. Ora:
♪ il polinomio quoziente ha grado inferiore di 1 unità rispetto al polinomio dividendo |
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(pensa che se si svolgesse
la divisione con il “vecchio” procedimento, il 1° calcolo sarebbe quindi, essendo i suoi
coefficienti
♫ il resto, come si diceva, compare nella parte bassa dell’angolino di destra ed è, come d’altronde si era già
previsto tramite il Teorema del Resto,
Controlla tu stesso che effettuando la divisione col “vecchio” algoritmo, si otterrebbero lo stesso quoziente e lo stesso resto.
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q Vediamo ora quest’altro esempio, interessante sotto diversi aspetti.
C’è
la lettera
inoltre, il polinomio dividendo è “incompleto”, in quanto manca il termine di 3° grado; … beh, non importa, faremo conto che il termine di 3° grado abbia coefficiente 0.
Ma soprattutto, si osserva che il divisore è della forma
anziché
e questa sì che è una novità di rilievo! Dobbiamo domandarci: sarà possibile
anche in questo caso applicare il Teorema del Resto e
La risposta è AFFERMATIVA, per il fatto che
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il binomio e quindi anche in questo caso si può ritenere di avere un binomio della forma basta pensare che il valore di
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Dunque, procediamo.
Calcolo preliminare del resto col Teorema del Resto:
Determinazione del quoziente tramite
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q Un ultimo esempio:
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Quando si divide un polinomio per un altro polinomio e si vede che il resto della divisione è zero, si dice che il primo polinomio è “divisibile” per il secondo.
In matematica, l’aggettivo “divisibile” è sempre utilizzato col significato di “divisibile esattamente, cioè con resto 0”.
Ma allora possiamo affermare che il Teorema del Resto ci fornisce, in un contesto di polinomi, un vero e proprio “CRITERIO DI DIVISIBILITA’ ”:
“un polinomio
se e soltanto
se
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E veniamo, per concludere “in bellezza”, alla
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DIMOSTRAZIONE DEL TEOREMA DEL RESTO |
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Supponiamo di avere la divisione
e indichiamo ·
con ·
e con
Allora varrà l’identità (NOTA)
Se adesso noi in questa identità sostituiamo k al posto di x (=assegniamo a x il valore k) avremo
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NOTA
Come sappiamo, per “identità” si intende un’uguaglianza letterale che è sempre vera, per qualsiasi valore “ammissibile” delle lettere in gioco. Ad esempio l’uguaglianza
è un’identità.
Generalmente il termine “identità” è contrapposto a “equazione”.
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