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1. DEFINIZIONE DI VETTORE |
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Un segmento si dice “orientato” quando è specificato quale dei due estremi sia da considerarsi come il “primo estremo” e quale come il “secondo estremo”; |
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o, il che è lo stesso, quando è specificato quale sia il “verso di percorrenza” del segmento stesso.
Ma quand’è che un segmento va pensato “orientato” e quando “non”?
Beh, lo si capisce dal contesto; oppure, è dichiarato esplicitamente.
Noi comunque utilizzeremo la
scrittura tanto per indicare il segmento orientato
quanto il non orientato,
mentre il simbolo metterà in speciale rilievo il fatto che il
segmento sia da pensarsi come non orientato.
Un SEGMENTO ORIENTATO è caratterizzato da
1) un “MODULO” (in Fisica si dice a volte: “intensità”), che è poi la misura numerica della sua lunghezza
2) una “DIREZIONE”, che è quella della retta su cui il segmento giace
3) e un “VERSO”, il suo verso di percorrenza.
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Due segmenti orientati si dicono “EQUIPOLLENTI” se hanno:● stesso modulo ● stessa direzione ● e stesso verso.
Si dice “VETTORE” l’entità astratta che rappresenta ciò che hanno in comune tutti i segmenti orientati equipollenti ad uno dato.
Se due o più segmenti orientati sono equipollenti fra loro, sono dunque “rappresentanti” di uno stesso vettore.
Il MODULO
del vettore
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Ecco tre segmenti orientati fra loro equipollenti … |
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L’equipollenza è una relazione (= riflessiva, simmetrica, transitiva) nell’insieme dei segmenti. |
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… ed ecco il vettore ad essi associato |
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Si può scrivere
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Qui il vettore è stato APPLICATOnel punto P |
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Alcuni testi, per indicare i vettori, non utilizzano il grassetto ma il corsivo; altri, al posto della
freccia in alto, scrivono una sottolineatura. Insomma, possiamo trovare:
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2. SOMMA E DIFFERENZA DI DUE VETTORI; VETTORI COMPONENTI |
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Si dice “SOMMA” di
due vettori dei seguenti due modi alternativi 1) o 2), fra loro equivalenti: |
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1) (“REGOLA DEL PARALLELOGRAMMO”) applicando e prendendo il vettore avente come rappresentante il segmento orientato che parte da O e termina nel vertice opposto del parallelogrammo che ha come lati consecutivi
2) applicando come illustrato in figura, e prendendo il vettore avente come rappresentante il segmento orientato che parte dal primo estremo del segmento che rappresenta e termina nel secondo estremo del segmento che rappresenta
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Nelle figure seguenti diamo due esempi di somma fra due vettori che hanno la stessa direzione. Meglio il metodo 2), in questo caso. Comunque, in teoria resta valido anche il metodo 1), purché si pensi a un parallelogrammo “degenere”. |
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Sovente è richiesto di determinare i “vettori componenti” di un vettore dato lungo due certe direzioni.
Si tratta dei due vettori, aventi quelle direzioni, la cui somma sia uguale al vettore assegnato.
Essi si possono ricavare tracciando opportune parallele, come negli esempi che seguono:
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Ecco i due vettori
componenti lungo le direzioni delle due rette r ed s … |
… ed ecco i vettori componenti di un vettore lungo le direzioni degli assi di un sistema di riferimento cartesiano.
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Due vettori si dicono “OPPOSTI” se differiscono solo per il verso. Il
vettore opposto di un vettore
La
somma di due vettori opposti è il VETTORE NULLO ● modulo nullo ● direzione e verso indeterminati. |
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Si dice “DIFFERENZA” di due vettori, la somma del primo con l’opposto del secondo.
Abbiamo visto che per sommare due vettori si può considerare un certo parallelogrammo e una certa sua diagonale; bene, la differenza fra gli stessi vettori sarà rappresentata dall’altra diagonale, come mostra la figura, nella quale
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(risposte a pagina 443) |
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1) Esegui prima la somma |
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2) Il modulo della somma di due vettori è uguale alla somma dei loro moduli?
3) La differenza di due vettori è quel vettore che sommato col secondo permetterebbe di riottenere il primo?
4) La somma di due vettori gode della proprietà commutativa?
5) Si può
effettuare la sottrazione |
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3. GRANDEZZE SCALARI E GRANDEZZE VETTORIALI |
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Una GRANDEZZA si dice “VETTORIALE” quando per rappresentarla occorre un vettore. |
q ESEMPI: una forza, o una velocità, o uno spostamento. |
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Una GRANDEZZA si dice invece “SCALARE” se per rappresentarla basta un semplice numero, e non serve (o non ha senso) un vettore.
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q ESEMPI: una temperatura, una massa, una distanza, un intervallo di tempo.
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E il sostantivo “scalare” è impiegato quando si vuole indicare un numero, in contrapposizione a “vettore”. |
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4. PRODOTTO DI UN VETTORE PER UNO SCALARE |
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Si dice “PRODOTTO
DI UN VETTORE il vettore che ha:
● modulo uguale al valore
assoluto di ● stessa direzione di ● stesso verso di
Se
poi il
risultato dell’operazione |
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ESERCIZIO (risposte a pagina 443) |
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PROPRIETA’ della somma di vettori e del prodotto di un vettore per uno scalare |
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Si può osservare, e dimostrare, che
qualunque siano i vettori
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5. VERSORI; VERSORI DEGLI ASSI CARTESIANI; COMPONENTI CARTESIANE |
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Si dice VERSORE un vettore che abbia MODULO UGUALE A 1.
In un riferimento cartesiano ortogonale, i
“versori degli assi” sono i due vettori rappresentati nella figura qui a fianco. |
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è rappresentato come combinazione lineare dei VERSORI DEGLI ASSI CARTESIANI
i
due numeri reali relativi “le
COMPONENTI CARTESIANE” di
Si vede facilmente che le
componenti cartesiane di un vettore coincidono con le coordinate cartesiane del punto che sta all’estremità del vettore stesso, qualora questo venga applicato nell’origine. |
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Supponiamo poi di avere un vettore, rappresentato da un segmento orientato AB i cui estremi abbiano coordinate
Allora
il vettore potrà essere scritto come
Il bello è che le operazioni di somma fra vettori |
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e di prodotto di un vettore per uno scalare potranno essere facilmente ricondotte ad operazioni sulle componenti.
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Ad esempio, se
sarà:
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1)
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2) In generale, no! Ciò avviene soltanto nel caso i due vettori abbiano ugual direzione e ugual verso 3) Sì: |
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6) |
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6. PRODOTTO SCALARE DI DUE VETTORI |
NON deve essere confuso col prodotto di un vettore per uno scalare sopra presentato, che è tutt’altra cosa.
Il prodotto scalare di due vettori è un’operazione che ha come termini due vettori, e come risultato uno scalare.
Dati due vettori ,
si dice “prodotto scalare” fra
e
,
e si indica col simbolo
(leggi:
scalare
)
lo scalare ( = il numero) ottenibile nel modo seguente:
si moltiplica il modulo di per la misura con segno del segmento
che si ottiene applicando e
nello stesso punto e proiettando
su
;
misura “con segno” nel senso che si prende
q segno positivo (+) se tale proiezione è
parzialmente sovrapposta ad ,
q segno negativo (−) se tale proiezione sta sul
prolungamento di dalla parte del punto di applicazione.
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In Fisica, il “lavoro” è definito come il prodotto di uno spostamento per la proiezione (con segno) della forza lungo la direzione dello spostamento. Quindi il “lavoro” W si presta ottimamente a essere definito tramite l’operazione di prodotto scalare:
(più sotto metteremo in rilievo che il prodotto scalare è commutativo)
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Il prodotto scalare di due vettori è quindi
q
>0 se l’angolo che i due vettori formano è acuto,
q
<0 se l’angolo che i due vettori formano è ottuso
q
=0 se i due vettori sono perpendicolari
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Si potrebbe dimostrare che il valore del prodotto scalare non cambia se scambiamo il ruolo dei due vettori; ossia, se anziché
moltiplicare il modulo di per la proiezione con
segno di noi moltiplichiamo invece
il modulo di per la proiezione con
segno di
Perciò il prodotto scalare è un’operazione commutativa:
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come si può facilmente dimostrare pensando che i due triangoli OAK e OBH sono simili quindi vale la proporzione da cui appunto |
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Si potrebbe pure dimostrare (vedi pag. 449, secondo riquadro) che se in un rif. cartesiano ortogonale si ha
allora sarà
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La figura mostra i due vettori Bene, il loro prodotto scalare è |
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Infine, la Goniometria insegna che (figura a fianco), detto dai due vettori, risulta (segno compreso!)
per cui si ha
(il prodotto scalare di due vettori è uguale al prodotto dei loro moduli, moltiplicato per il “coseno” (cos) dell’angolo che i due vettori formano).
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In entrambi i casi, si ha, compreso il segno,
Per il “coseno” di un angolo, vedi Goniometria sul Volume 3. |
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7. PRODOTTO VETTORIALE (O PRODOTTO “ESTERNO”) |
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Il prodotto “scalare” coinvolgeva la proiezione (con segno) di uno dei due vettori nella direzione dell’altro;
il prodotto “vettoriale”, o “esterno”, chiama invece in causa la proiezione di uno dei due vettori
nella direzione perpendicolare all’altro vettore.
A differenza del prodotto scalare, che dava come risultato uno scalare,
il prodotto vettoriale (o “esterno”) di due vettori dà come risultato ancora un vettore.
Vediamo.
Dati due vettori ,
si dice “prodotto vettoriale” fra
e
,
e si indica col simbolo (si legge: “
vettoriale
” o “
vettore
”; alcuni lo scrivono come
),
il vettore seguente:
q
ha come modulo il prodotto del modulo di
per la proiezione BH (senza
segno) del vettore nella direzione perpendicolare ad
;
si osserva che tale prodotto
equivale all’area del parallelogramma individuato dai due vettori ,
e che il prodotto vettoriale è nullo qualora i due vettori abbiano la stessa direzione
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q ha
direzione perpendicolare a quella del piano individuato da q ha un verso ottenibile con la cosiddetta “regola della mano destra”, illustrata dalla figura qui sotto.
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Image by Acdx, |
Al prodotto vettoriale è stata assegnata per definizione direzione perpendicolare al
piano individuato da in maniera che, procedendo a ritroso, dalla
direzione di risalire al piano che contiene i due vettori; il verso convenzionale dato dalla “right hand rule”, infine, permette, a
partire dalla conoscenza di di ricostruire la posizione spaziale di
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In Fisica, incontriamo ad esempio il prodotto vettoriale nella definizione di “momento di una forza”.
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E’ facile rendersi conto che scambiando l’ordine dei due vettori, il modulo del loro prodotto vettoriale rimane invariato mentre cambia il suo verso.
Perciò
il prodotto vettoriale è un’operazione anticommutativa: |
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Dalla Goniometria si sa che (figura a fianco), detto dai due vettori, risulta (segno compreso!)
per cui si ha
(il modulo del prodotto vettoriale di due vettori è uguale al prodotto dei loro moduli, moltiplicato per il “seno” (sen) dell’angolo che i due vettori formano).
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In entrambi i casi, si ha, compreso il segno,
Per il “seno” di un angolo, vedi Goniometria sul Volume 3. |
8. PRODOTTO “MISTO” |
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Dati
tre vettori ,
,
, il loro “prodotto misto” è il risultato
dell’operazione
.
dà come risultato un vettore, perpendicolare
al piano individuato da
,
;
tale vettore, moltiplicato
scalarmente per ,
dà infine come risultato uno scalare.
è dunque uno scalare, positivo,
negativo o nullo.
La figura qui sotto mostra che il valore assoluto di tale scalare equivale
al volume del parallelepipedo
individuato dai tre vettori ,
,
,
oppure, il che è lo stesso, a 6 volte il volume del tetraedro individuato dagli stessi vettori.
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In quanto al segno di
,
esso sarà positivo se
,
,
formano, nell’ordine,
una terna tale che i tre vettori possano essere immaginati
rispettivamente come
l’indice ,
il medio
e il pollice
di una mano destra;
negativo in caso contrario.
Ritornando al valore assoluto di un prodotto misto, questo non dipende
q né dall’ordine con cui vengono presi i 3 vettori,
q e nemmeno dall’ordine in cui vengono effettuate le operazioni di prodotto scalare e prodotto vettoriale.
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Il prodotto misto di tre vettori è =0 se e solo se i tre vettori sono complanari. Proprio per questo, nella geometria in tre dimensioni, il prodotto misto viene utilizzato per fare il “test di complanarità”, approfittando anche del fatto che, come si potrebbe dimostrare, dette
le componenti di degli assi di un riferimento cartesiano ortogonale nello spazio (approfondimenti al paragrafo successivo), e analogamente per si ha la comoda espressione seguente, che fa uso di un determinante del 3° ordine:
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Ad
esempio, se , è