1)
Trasporto i termini che non stanno sotto radice a 2° membro, per ricondurmi a una forma “standard”:
Ora pongo la condizione di positività del 2° membro, ed elevo al quadrato:
2)
Moltiplico per 3 per sbarazzarmi del denominatore
(in alternativa, avrei potuto fare il denominatore comune 3 in entrambi i membri per poi spedirlo via):
Isolo il radicale e mi riconduco a una forma “standard”:
Capisco che il fattore 3 che moltiplica il radicale non influisce sui vari ragionamenti, per cui
pongo la condizione di positività del 2° membro, ed elevo al quadrato:
3)
Il secondo membro è positivo “per sua natura”.
Posso elevare al quadrato senza porre alcuna condizione.
Le soluzioni trovate sono certamente accettabili:
infatti, non c’è alcuna condizione supplementare a cui devono soddisfare.
Tuttavia, potresti controllare sostituendo nell’equazione data
(sarebbe un esercizietto semplice e carino sui radicali).
4)
Immediatamente,
possiamo dire che l’equazione è :
il risultato di una radice quadrata non può mai essere negativo. Anche:
la condizione di positività del secondo membro, richiesta dalla teoria generale,
non può mai essere verificata.
5)
Il risultato di una radice quadrata è 0 se e solo se è uguale a 0 il radicando.
D’altronde, posso anche ragionare ricalcando la teoria generale,
e dire che la condizione di positività ( = non-negatività) del 2° membro è SEMPRE verificata
per cui posso elevare al quadrato senza alcuna condizione supplementare.
Ottengo
6)
Dovendosi, per mandar via la radice, elevare ad esponente dispari,
non c’è alcuna condizione da porre:
7)
C’è una radice quarta, ed evidentemente mi comporto come se ci fosse una radice quadrata. Dunque
e ora pongo la condizione di positività del 2°
membro, ed elevo alla quarta:
… ma per la
condizione posta, solo la soluzione negativa è accettabile; quindi
8)
Mi libero dai denominatori facendo il denominatore comune (in alternativa: moltiplicando per 6 …):
Porto in forma standard :
Pongo le condizioni di realtà dei radicali:
Le due
condizioni poste, messe a sistema, mi danno come condizione di
accettabilità
(in alternativa, potevo anche evitare di risolverne il sistema,
proponendomi di confrontare
alla fine
le soluzioni trovate, con entrambe le
condizioni poste;
oppure ancora potevo eliminare una fra le condizioni a piacere, come dice la teoria).
Elevo al quadrato:
9)
Pongo le condizioni di realtà e trasporto i termini in modo da ottenere due membri positivi:
Elevo al quadrato:
Essendo il 2° membro una costante positiva posso elevare al quadrato senza porre alcuna condizione:
10)
Nei casi in cui non sia possibile
tramite spostamenti di termini ottenere due membri certamente ,
si potranno anche porre le varie condizioni di realtà − che permetteranno quindi eventualmente,
alla fine, di scartare subito qualcuna fra le soluzioni ottenute − … ma ciò non basterà (NOTA):
di norma si sarà comunque costretti a sottoporre ciascuna soluzione non scartata
al “test di accettabilità a posteriori”, sostituendo nell’equazione di partenza.
NOTA: a meno che le condizioni di realtà finiscano per assicurare anche la positività dei due membri:
ad esempio, di fronte all’equazione
,
la condizione di realtà
del 1° radicale è ,
e sotto questa condizione la positività del 1° membro è certa)
Si potrà anche, specialmente in casi non gestibili algebricamente, ricorrere alla RISOLUZ. GRAFICA,
che di norma consentirà solamente di trovare, per le soluzioni, valori approssimati.
Esempio:
Le condizioni di realtà dei radicali sono
e in definitiva, per la realtà dei
radicali, deve essere .
Una soluzione x della nostra disequazione potrebbe dunque anche essere negativa;
non siamo certi che i due membri siano positivi per ogni valore ammissibile di x.
Del resto, elevare al quadrato significherebbe ottenere un’equazione complicata,
nella quale sarebbe ancora presente un radicale e che richiederebbe quindi
un ulteriore elevamento al quadrato per l’eliminazione di questo.
Abbandoniamo l’idea di risolvere per via algebrica, andiamo al computer e con un software appropriato
(ad esempio il bel freeware GEOGEBRA) ci affidiamo ad una risoluzione grafica. Otteniamo

e ci rendiamo conto che i due grafici non possono avere altre intersezioni oltre a quella visibile in figura;
l’equazione ,
infatti, non può avere soluzioni esterne all’intervallo che va da
8
a +2:
·
il radicale esiste soltanto per
,
·
mentre il radicale esiste soltanto per
.
L’equazione ha dunque una e una sola soluzione, compresa fra 1 e 2, che il software approssima a circa 1,3
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Un esercizio di difficoltà superiore potrebbe consistere nel richiedere questa risoluzione grafica SENZA consentire allo studente l’uso del computer. L’impresa non è insormontabile, perché ·
il grafico della funzione ·
mentre quelli delle funzioni facilmente, “per
manipolazione”, a partire dal grafico noto della funzione
“madre” ·
Il grafico di presa una ascissa, si sommano le ordinate delle due funzioni che fanno da addendi.
Così facendo, dovrebbe essere possibile riconoscere, pur senza computer, che si ha 1 e 1 sola soluzione e che questa cade nell’intervallo (1, 2). Tale soluz. potrebbe poi essere approssimata in modo più accurato utilizzando metodi della cosiddetta “analisi numerica”, ad esempio il semplice “metodo di bisezione”.
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