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4. A COSA SERVONO I NUMERI COMPLESSI
Adesso che abbiamo ben chiarito in quali ambiti i numeri complessi sono inutilizzabili, andiamo a vedere invece dove ha senso (e utilità) impiegarli.
a) Impiego dei numeri complessi in matematica pura
In Matematica pura, trattare determinate questioni in campo complesso può essere estremamente conveniente, comodo, ed illuminante, nonché affascinante. A livello preuniversitario non è facile dare un’idea appropriata di questo fatto (bisognerebbe infatti poter parlare, tanto per fare un esempio, di equazioni differenziali). Qui ci limitiamo a citare un risultato di estremo interesse, chiamato Teorema Fondamentale dell’Algebra, la cui prima dimostrazione è attribuita al tedesco Carl Friedrich Gauss (1777-1855) e datata 1799.
NOTA 1 - Si dice
“equazione algebrica” un’equazione della forma con
NOTA 2 - Si dice
“grado” di un’equazione algebrica
Affermare che Ma se il quale si estende anche al caso in cui i coefficienti, e i valori che la variabile può assumere, siano complessi, assicura che il resto della divisione e quindi garantisce che il polinomio ovvero scomponibile in un prodotto dove Applicando ora il
Teorema Fondamentale dell’Algebra al polinomio avremo che esiste
certamente, nell’insieme dei numeri complessi, un Ma allora il polinomio
dove Se ne trae che per il
polinomio di partenza si avrà la scomposizione
E’ evidente la possibilità di procedere allo stesso modo fino a
scomporre In definitiva, il T. F. A. garantisce che ogni polinomio di grado n a coefficienti complessi o in particolare reali, ammette una scomposizione della forma: (anche se non indica in alcun modo se e come si possa effettivamente realizzare, nella pratica, tale scomposizione).
Ma da qui, tenendo conto della “legge di annullamento del prodotto” (un prodotto di numeri complessi o in particolare reali è uguale a zero se e solo se è uguale a zero almeno uno dei fattori), si trae una conseguenza molto elegante e rilevante, ossia:
NOTA 3 La definizione di “molteplicità di una soluzione ( = radice) di un’equazione algebrica” può essere formulata in diversi modi equivalenti. Ad esempio, possiamo dire che una
soluzione se solo se il polinomio Oppure che una soluzione il fattore (scomposizione la cui esistenza è garantita appunto dal Teorema, sebbene il Teorema stesso non dia alcuna indicazione su come effettivamente possa essere realizzata tale scomposizione).
Esempio. Prendiamo l’equazione di quarto grado Possiamo fattorizzare, ottenendo
e abbiamo trovato 4 soluzioni, tante quant’è il grado dell’equazione:
Se invece ci fossimo confinati ad operare
nel solo insieme avremmo individuato una sola soluzione ( o, tenendo conto della molteplicità, 2
soluzioni (
Facciamo un’ulteriore riflessione su quanto visto.
Consideriamo un’equazione algebrica (si dice anche “equazione polinomiale”) P(x) = 0. Supponiamo che i coefficienti di questa equazione siano tutti reali. Può darsi ora che l’equazione non ammetta nessuna soluzione nell’ambito dei numeri reali; però il Teorema Fondamentale dell’Algebra assicura che certamente una soluzione esiste, quando la cerchiamo nell’insieme Si può dunque affermare che l’ insieme
Osserviamo ancora che, anche volendo restare esclusivamente nell’ambito dei numeri reali, nella teoria delle equazioni algebriche l’utilizzo dei numeri complessi sembra “imporsi per forza propria”. Basti pensare che la formula generale per la risoluzione delle equazioni di 3° grado obbliga ad operare coi numeri complessi nei passaggi intermedi, anche in quei casi in cui le soluzioni sono poi tutte reali.
Questo fatto portò sconcerto negli algebristi del Cinquecento che per primi ebbero a incontrarsi e “scontrarsi” coi numeri immaginari.
Su questi interessantissimi argomenti, vedi ad esempio, su Internet:
♪ ð ♫ ð
Limitandoci ora per un momento alle sole equazioni di 2° grado, la conoscenza dei numeri complessi ci permette di affermare che
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Esempi: |
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impossibilità in ma due soluzioni
in |
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Due numeri complessi si dicono “coniugati” se hanno ugual parte reale, e coeff. dell’immaginario opposti.
Ad esempio, una coppia di complessi coniugati è Se un numero reale viene pensato come elemento
dell’insieme
Si può dimostrare che se un’equazione algebrica a
coefficienti reali ammette una certa soluzione ( = il complesso coniugato di
“in un’equaz. algebrica a coeff. reali, le soluzioni si presentano sempre in coppie di complessi coniugati”.
Terminiamo qui il nostro discorso sulle equazioni algebriche, citando ancora, da ultimo, l’interessante risultato seguente, facilmente giustificabile per via grafica:
“un’equazione algebrica a coeff. reali, di grado dispari, ammette sempre almeno una soluzione reale”. |
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b) Impiego dei numeri complessi In Fisica e in Ingegneria
Per quanto riguarda gli importantissimi settori di impiego dei numeri complessi in Fisica e in Ingegneria, ti propongo alcuni contributi scaricati da Internet.
q Dal sito www.guardian.co.uk
QUESTION:
ANSWERS:
Traduzione:
Introdurre la radice quadrata, o le radici quadrate, di
i) (in tal modo) tutti i polinomi di grado n con coefficienti reali hanno n “zeri” e così, quindi, l’algebra diventa “completa”
NOTA: in Inglese si parla di “radice” (“root”) di un polinomio, per indicare un valore che, assegnato alla variabile, renda uguale a 0 il valore del polinomio. In Italiano si preferisce parlare di “zeri” quando ci si riferisce ad un polinomio, e di “radici” (o “soluzioni”) con riferimento, invece, ad un’equazione. Tuttavia, anche in lingua italiana, i termini “zero” e “radice” sovente vengono impiegati indifferentemente sia per polinomi che per equazioni, diventando quindi, nell’uso di parecchi autori, dei sinonimi.
ii)
Permette di
fare a meno dell’uso di matrici per rappresentare quegli oggetti il cui
quadrato è (oggetti che rappresentano una parte importante della struttura di equazioni lineari che compaiono in meccanica quantistica, diffusione del calore, ottica, ecc.)
Traduzione: Sono enormemente utilizzati in matematica e fisica applicata. I numeri complessi (somma di numeri reali e numeri immaginari) si presentano in modo assai naturale nello studio della fisica quantistica. Sono utili per modellizzare i moti periodici (ad esempio le onde nell’acqua o le onde luminose) come pure le correnti alternate. Comprendere l’analisi complessa, lo studio delle funzioni di variabile complessa, ha reso i matematici capaci di risolvere problemi di fluidodinamica in particolare per problemi sostanzialmente bidimensionali in cui gli effetti dovuti alla viscosità sono piccoli. Si può anche comprendere l’instabilità di tali sistemi e il loro evolvere verso la turbolenza. Tutte le questioni di cui sopra sono rilevanti nel mondo reale, perché permettono di capire più chiaramente come pompare il petrolio negli impianti di trivellazione, come i terremoti scuotono gli edifici e come i dispositivi elettronici (es. transistor e microchip) funzionano a livello quantistico (il che è via via più importante al crescere della miniaturizzazione).
Traduzione: Domanda a qualsiasi fisico o ingegnere (meccanico, civile od elettrico) come se la caverebbero senza
utilizzare la radice quadrata di Ti diranno che la maggior parte della nostra tecnologia dipende da essa. Per esempio, senza l’uso dei numeri immaginari per calcolare varie teorie sui circuiti, non staresti leggendo queste righe su di un computer.
Traduzione: I numeri immaginari possono essere molto utili per risolvere problemi ingegneristici. Per esempio, se hai un pendolo che oscilla, comincerà a rallentare e prima o poi si fermerà. Se vuoi fare una analisi quantitativa del moto del pendolo in un certo intervallo di tempo (es. ricavare una formula) allora il miglior modo di farlo è usare i numeri complessi.
q Tanto di cappello, poi, a Philip Spencer dell’Università di Toronto (Canada) che si occupa splendidamente di numeri complessi e delle loro applicazioni sulla pagina web http://www.math.toronto.edu/mathnet/questionCorner/complexinlife.html dalla quale riporto questo estratto:
In elettronica, lo stato di un elemento di circuito è descritto da due numeri reali (la differenza di potenziale fra le sue estremità e la corrente elettrica I che scorre in esso). Un elemento di circuito può possedere anche una capacità C e un’induttanza L che (parlando in modo semplice) descrivono la sua tendenza a resistere ai cambiamenti di differenza di potenziale e di corrente rispettivamente. L’elemento di circuito, invece di dover essere descritto da due diversi numeri reali V e I, può essere descritto da un singolo numero complesso z = V + i I
(NOTA: a volte si usa, in questi contesti, il simbolo j al posto del simbolo i per indicare l’unità immaginaria, proprio perché una I - maiuscola o anche minuscola - è già “impegnata” per indicare l’intensità della corrente).
Analogamente, l’induttanza e la capacità possono essere pensate come la parte reale e (il coeff. della parte) immaginaria di un altro singolo numero complesso w = C + i L. Le leggi dell’elettricità possono essere espresse usando l’addizione e moltiplicazione fra numeri complessi.
Un altro esempio è l’elettromagnetismo. Piuttosto che cercare di descrivere un campo elettromagnetico tramite due quantità reali (l’intensità del campo elettrico e l’intensità del campo magnetico), è meglio rappresentarla attraverso un singolo numero complesso, di cui la componente elettrica e magnetica sono semplicemente le parti reale e immaginaria. |