TERNE PITAGORICHE |
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Una “terna pitagorica” è una terna di numeri naturali tutti non
nulli
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Esempi: |
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Un programminoche dà un elencodelle terne pitagoricheð |
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E’ evidente che una terna “pitagorica” prende questo nome dal fatto che i suoi termini possono essere interpretati come le misure dei tre lati di un triangolo rettangolo.
Infatti il Teorema di Pitagora afferma (nella sua lettura “aritmetica”) che “in un triangolo rettangolo, la somma dei quadrati (NOTA) dei cateti è uguale al quadrato dell’ipotenusa”
mentre il suo inverso afferma che “se in un triangolo la somma dei quadrati (NOTA) di due lati è uguale al quadrato del terzo lato, allora il triangolo è rettangolo e ha il terzo lato come ipotenusa”
NOTA: “quadrato” nel senso di “misura elevata alla seconda”
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q Se si prendono i tre termini a, b, c di una terna pitagorica e li si moltiplica per uno stesso numero naturale maggiore di 1, si ottiene un’altra terna pitagorica.
Infatti vale
a dire: se
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Ad esempio, dalla terna |
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q Diremo che una terna pitagorica è “primitiva” o “fondamentale” se i suoi tre termini sono “primi fra loro”, ossia non hanno divisori comuni ( = il loro Massimo Comun Divisore è 1), altrimenti parleremo di terna “derivata”.
q Per scoprire nuove terne pitagoriche possiamo ad es. sfruttare il fatto che per le tre espressioni vale
l’IDENTITA’ quindi, se attribuiamo a n, p valori interi a nostro piacere, la terna
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q Tante cose si potrebbero aggiungere; qui ci accontentiamo di rilevare un aspetto molto “pratico”: se sono noti 2 lati di un dato triangolo rettangolo, e si osserva che le loro misure coincidono con i termini che hanno ugual posto in una terna pitagorica nota, allora la determinazione del lato rimanente sarà immediata!!! Esempi:
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Qui possiamo subito dire, se ricordiamo la terna
che
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Se osserviamo che
capiamo di trovarci di fronte alla terna pitagorica
e concludiamo immediatamente che
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Se osserviamo che
e ricordiamo la terna pitagorica fondamentale avremo subito, senza dover fare calcoli,
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PITAGORA: STORIA, APPROFONDIMENTI DAL SITO DEL PROF. PEIRETTI |
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Sul bellissimo sito http://www2.polito.it/didattica/polymath/ (progetto Polymath, dedicato alla bellezza della matematica), troviamo, fra le tante cose interessanti, queste splendide lezioni su Pitagora e il suo Teorema a cura del professor Federico Peiretti di Torino: ð
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Del Teorema di Pitagora sono state escogitate tantissime dimostrazioni alternative. Il sito www.cut-the-knot.org, alla pagina www.cut-the-knot.org/pythagoras/index.shtml, ne riporta ben 96!!!
Ecco qui di seguito tre possibili modalità di dimostrazione del teorema.
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In questa dimostrazione vengono indicate con a, b, c le misure dei tre lati del triangolo rettangolo. Nella prima figura quattro copie del triangolo sono state disposte in modo tale da lasciare in mezzo una regione vuota, che si può dimostrare facilmente essere quadrata. Nella figura a fianco le stesse quattro mattonelle triangolari sono state posate in maniera differente. Ma i due quadratoni più grossi sono uguali (il loro lato è, in entrambi i casi, a+b) e quindi hanno la stessa estensione anche le regioni bianche che rappresentano, nei due casi, la differenza fra i due quadratoni uguali e la superficie formata dalle quattro mattonelle triangolari. Segue la tesi:
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La figura qui a fianco si riferisce ad una dimostrazione trovata da Garfield (1831-1881), un presidente degli Stati Uniti che si dilettava di matematica. Due copie di un triangolo rettangolo di lati a, b, c sono state disposte in modo che, tracciata una congiungente, si formasse un trapezio rettangolo. Poiché gli angoli acuti di un triangolo rettangolo sono fra loro complementari, ne deriva che il triangolo bianco ha un angolo di 180°−90°=90°. Se calcoliamo l’area del trapezio in due modi differenti, avremo
e quindi
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La figura a sinistra riporta la dimostrazione che si trova negli “Elementi”, il più famoso testo di geometria di tutti i tempi, scritto da Euclide intorno al 300 a. C. Il triangolo rett. di partenza è ABC (l’angolo retto è quello di vertice C); ABDE, ACFG, BCHI sono i tre quadrati costruiti sui lati mentre CL è l’altezza relativa all’ipotenusa, poi prolungata in LM. Tracciate le congiungenti BG e CE, possiamo osservare che il quadrato ACFG è equivalente alla metà del triangolo ABG (infatti il quadrato e il triangolo hanno la stessa base AG e uguale altezza) mentre il rettangolo ALME è equivalente alla metà del triangolo ACE (stessa base AE e uguale altezza). Ma i due triangoli ABG e ACE sono uguali per il 1° Criterio (i due loro angoli di vertice A sono uguali a 90° + uno stesso angolo) perciò è e analogamente si potrebbe far vedere che è Sommando si ha
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