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Un’omotetia di rapporto negativo si comporta nel modo illustrato dalla figura qui a fianco (dove, per fissare le idee, si è preso k = −3).
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In definitiva, unificando le definizioni di omotetia a rapporto positivo e a rapporto negativo:
si dice OMOTETIA
di centro O e rapporto k la trasformazione piana che ad un punto P
associa il punto
a)
b) si abbia oppure, se
si preferisce: ma con
l’intesa che i due punti P, q
dalla stessa parte, rispetto ad O, nel caso q
da parti opposte rispetto ad O, nel caso
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q E’ evidente che un’omotetia non conserva le distanze ( = non muta due punti A, B in due
altri punti quindi non è un’isometria; tuttavia, si potrebbe dimostrare che è un’affinità, ossia che muta rette in rette, conservando l’ordine dei punti allineati (e, di conseguenza, muta semirette in semirette, segmenti in segmenti, triangoli in triangoli).
q Anzi, si può dimostrare (vedi la pagina a fianco) che in un’omotetia di rapporto k l’immagine di un segmento AB è un altro
segmento |
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q Da ciò segue che se il rapporto fra due dati segmenti AB e CD è un certo numero h (AB/CD = h), allora avrà lo stesso valore h anche il rapporto fra i
due segmenti che
corrispondono ad AB e CD attraverso un’omotetia:
Per indicare ciò si dice, brevemente, che “un’omotetia conserva i rapporti fra i segmenti”.
q Inoltre un’omotetia conserva gli angoli ( = muta ogni angolo in un angolo uguale a quello di partenza) e trasforma sempre un triangolo in un altro triangolo, simile a quello di partenza.
Se, tanto per fare un esempio, un’omotetia ha rapporto k = 3, allora trasformerà qualsiasi triangolo in un triangolo, simile a quello dato, avente ciascun lato triplo del lato corrispondente del triangolo originario, quindi anche il perimetro triplo, e l’area uguale a 9 volte l’area del triangolo di partenza.
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q Poiché poi qualsiasi affinità “muta rette parallele in rette parallele” (facile la dimostrazione, del tutto analoga a quella data con riferimento alle isometrie), ciò vale anche per le omotetie.
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Questa ð bella figura dinamica GEOGEBRA mostra all’opera un’omotetia il cui centro e il cui rapporto (positivo o negativo) possono essere fissati dall’utente.
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Si dimostra che date due omotetie di
centri e rapporti
,
“componendole”,
cioè applicandole una dopo l’altra, si ottiene ancora un’omotetia, il cui rapporto k e centro C sono tali che:
♪
♫ C è allineato con e
,
se
,
mentre nel caso particolare
si ha
DIMOSTRAZIONE DI ALCUNI DEGLI ENUNCIATI DELLA PAGINA PRECEDENTE
(diamo qui per scontato che un’omotetia sia un’affinità,
quindi muti rette in rette, segmenti in segmenti, triangoli in triangoli)
“In un’omotetia di rapporto k il segmento immagine di un segmento AB è tale che
”.
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Consideriamo un’omotetia di centro O e rapporto k (supponiamo inizialmente, per meglio fissare le idee, k >0).
Siano A, B due punti qualsiasi del piano e Allora, per definizione di omotetia, si avrà per cui i due triangoli per il 2° Criterio di Similitudine: hanno infatti ♪
due lati proporzionali ♫ e l’angolo compreso in comune. |
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E quindi, poiché in due triangoli simili i lati sono tutti in proporzione, dovrà essere anche
e perciò
(se si preferisce,
).
Ora, il simbolo di valore assoluto nell’enunciato è stato posto per includere anche il caso k <0,
nel quale la dimostrazione sarebbe del tutto simile.
“Se il rapporto fra due dati segmenti AB e CD è un certo numero h (AB/CD = h),
allora avrà lo stesso valore h anche il rapporto fra i due
segmenti e
che corrispondono ad AB e CD attraverso un’omotetia:
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Con gli stessi ragionamenti della parte precedente, si prova che in figura compaiono due coppie di triangoli simili tra loro:
quindi
anche e,
permutando i medi, Se allora
“In un’omotetia l’immagine di un triangolo è un triangolo simile a quello di partenza”.
Sia ABC un
triangolo, e sia attraverso un’omotetia di rapporto k. |
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Allora
avremo, come dimostrato sopra, ;
quindi i lati
di saranno proporzionali ai lati di ABC
e pertanto potremo dire che i due triangoli sono simili fra loro per il 3° Criterio di similitudine.
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Si dice infine “SIMILITUDINE” una trasformazione che risulti dall’applicazione successiva (“composizione”) di un’OMOTETIA + un’ISOMETRIA, o di un’ISOMETRIA + un’ OMOTETIA.
Le proprietà scritte nel precedente riquadro dedicato alle omotetie si estendono anche alle similitudini.
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