9.  OMOTETIE CON RAPPORTO NEGATIVO, SIMILITUDINI

 

 

Un’omotetia di rapporto negativo si comporta nel modo illustrato

dalla figura qui a fianco (dove, per fissare le idee, si è preso  k = 3).

 

 

 

 

 In definitiva, unificando le definizioni di omotetia a rapporto positivo e a rapporto negativo:

 

si dice OMOTETIA di centro O e rapporto k  )

la  trasformazione piana che ad un punto P associa il punto , tale che

 

a)     siano allineati;

 

b)    si abbia , interpretando i segmenti come orientati (in pratica, come rappresentanti di vettori);

oppure, se si preferisce: , interpretando i segmenti come “non orientati” = “assoluti”

ma con l’intesa che i due punti P,  vanno presi

q       dalla stessa parte, rispetto ad O, nel caso

q       da parti opposte rispetto ad O, nel caso .

 

 

 

 

 

 

q       E’ evidente che un’omotetia non conserva le distanze ( = non muta due punti A, B

in due altri punti  tali che la distanza  sia uguale alla distanza AB dei due punti iniziali),

quindi non è un’isometria; tuttavia, si potrebbe dimostrare che è un’affinità,

ossia che muta rette in rette, conservando l’ordine dei punti allineati

(e, di conseguenza, muta semirette in semirette, segmenti in segmenti, triangoli in triangoli).

 

q       Anzi, si può dimostrare (vedi la pagina a fianco) che in un’omotetia di rapporto k

 l’immagine di un segmento AB è un altro segmento  tale che .

 

q       Da ciò segue che

se il rapporto fra due dati segmenti AB e CD è un certo numero h (AB/CD = h),

        allora avrà lo stesso valore h anche il rapporto fra i due segmenti  e  

        che corrispondono ad AB e CD attraverso un’omotetia:  .

 

Per indicare ciò si dice, brevemente, che “un’omotetia conserva i rapporti fra i segmenti”.

 

q       Inoltre un’omotetia conserva gli angoli ( = muta ogni angolo in un angolo uguale a quello di partenza)

 e trasforma sempre un triangolo in un altro triangolo, simile a quello di partenza.

 

 Se, tanto per fare un esempio, un’omotetia ha rapporto k = 3,

 allora trasformerà qualsiasi triangolo in un triangolo, simile a quello dato,

 avente ciascun lato triplo del lato corrispondente del triangolo originario,

 quindi anche il perimetro triplo, e l’area uguale a 9 volte l’area del triangolo di partenza.

 

q       Poiché poi qualsiasi affinità “muta rette parallele in rette parallele”

(facile la dimostrazione, del tutto analoga a quella data con riferimento alle isometrie),

ciò vale anche per le omotetie.

 

 

 

 

Questa ð bella figura dinamica GEOGEBRA mostra all’opera un’omotetia

  il cui centro e il cui rapporto (positivo o negativo) possono essere fissati dall’utente.

 

 

 

 Si dimostra che date due omotetie di centri  e rapporti , “componendole”,

 cioè applicandole una dopo l’altra, si ottiene ancora un’omotetia, il cui rapporto k e centro C sono tali che:

         

       C è allineato con  e , se , mentre nel caso particolare  si ha  

 

DIMOSTRAZIONE DI ALCUNI DEGLI ENUNCIATI DELLA PAGINA PRECEDENTE

 

 (diamo qui per scontato che un’omotetia sia un’affinità,

  quindi muti rette in rette, segmenti in segmenti, triangoli in triangoli)

 

“In un’omotetia di rapporto k il segmento  immagine di un segmento AB è tale che  ”.

 

Consideriamo un’omotetia di centro O

e rapporto k (supponiamo inizialmente,

per meglio fissare le idee, k >0).

 

Siano A, B due punti qualsiasi del piano

e  le rispettive immagini.

Allora, per definizione di omotetia,

si avrà   e   

per cui i due triangoli  sono simili

per il 2° Criterio di Similitudine: hanno infatti

      due lati proporzionali  )

     e l’angolo compreso in comune.

 

E quindi, poiché in due triangoli simili i lati sono tutti in proporzione, dovrà essere anche

  e perciò   (se si preferisce,  ).

 

 Ora, il simbolo di valore assoluto nell’enunciato è stato posto per includere anche il caso k <0,

 nel quale la dimostrazione sarebbe del tutto simile.

 

“Se il rapporto fra due dati segmenti AB e CD è un certo numero h (AB/CD = h),

  allora avrà lo stesso valore h anche il rapporto fra i due segmenti  e  

  che corrispondono ad AB e CD attraverso un’omotetia: 

                    ”

 

Con gli stessi ragionamenti della parte precedente,

si prova che in figura compaiono

due coppie di triangoli simili tra loro:

. E’ dunque

  e    

quindi anche    

e, permutando i medi,   .

Se allora , sarà anche   .

 

“In un’omotetia l’immagine di un triangolo

  è un triangolo simile a quello di partenza”.

 

Sia ABC un triangolo, e sia  la sua immagine

attraverso un’omotetia di rapporto k.

Allora avremo, come dimostrato sopra, ;

quindi i lati di  saranno proporzionali ai lati di ABC

e pertanto potremo dire che i due triangoli sono simili fra loro per il 3° Criterio di similitudine.

 

 

 

 

Si dice infine “SIMILITUDINE” una trasformazione che risulti dall’applicazione successiva

(“composizione”) di un’OMOTETIA + un’ISOMETRIA, o di un’ISOMETRIA + un’ OMOTETIA.

 

Le proprietà scritte nel precedente riquadro dedicato alle omotetie si estendono anche alle similitudini.