|
11. GLI ERRORI DI MISURA |
Prendi un metro da muratore (di quelli pieghevoli, formati da più aste collegate da cerniere, totale 2 m)
e prova a misurare, al centimetro, la lunghezza del corridoio della tua scuola.
Ripeti l’operazione più volte, segnando sempre su di un taccuino il valore ottenuto.
Certamente non otterrai la stessa misura ad ogni prova:
infatti, nel disporre il metro sul pavimento, ti capiterà di non iniziare esattamente dallo stesso punto,
di riportare il metro non sempre con precisione quando devi spostarlo per ricollocarne un’estremità
nella posizione alla quale eri giunto al passo precedente, di piegarlo leggermente, e così via.
Adesso coraggio, perché ho bisogno che tu faccia TANTE misurazioni, diciamo 100
(sono certo che i tuoi compagni di classe si presteranno a collaborare … ognuno potrebbe fare 4-5 misurazioni).
Ora hai a disposizione 100 numeri.
Può darsi che alcuni di questi numeri coincidano, ma in generale saranno invece un poco diversi fra loro.
Considera il minimo e il massimo valore rilevato, e
suddividi l’intervallo
in un certo numero di sottointervalli, diciamo otto-dieci
(in generale, se le misure sono n, si consiglia di far sì che il numero di intervalli non superi ) :
ad esempio, se la minima e la massima delle misure registrate sono state di m 23,92 e di m 24,11,
avremo e questo intervallo di metri 0,19 (19 cm)
potrà portarci a definire
10 sottointervalli di 2 cm ciascuno: .
Ora, per ciascun sottointervallo, conta la rispettiva “frequenza”,
ossia conta il numero di misure, fra le 100 registrate, che cadono in quel sottointervallo;
traccia, con un foglio elettronico, un istogramma con le classi di misura in orizzontale e le frequenze in verticale.
Potrai osservare che le misure “centrali” della distribuzione saranno in linea di massima più frequenti,
e quelle estreme meno. In effetti, nell’atto pratico della misurazione, si commettono sempre errori “casuali”
talvolta in difetto talvolta in eccesso, e se il numero di misurazioni effettuate diventa alto,
l’istogramma tenderà ad assomigliare a una curva “a campana” detta “gaussiana” (F. Gauss, 1777-1855).
Ecco qui di seguito un “fumetto” di possibili configurazioni dell’istogramma delle frequenze
al crescere del numero di misure effettuate.
|
ossia quello delle misure ripetute di una quantità (affette da errori “casuali” o “statistici”), sono interpretabili come rispettivamente la media aritmetica e lo scarto quadratico medio che si otterrebbero facendo un numero colossale ( = tendente all’infinito) di misure.
Trovi la cosa
complicata? In effetti, lo è … Questi studi richiedono nozioni matematiche più avanzate (la teoria delle “distribuzioni di probabilità”) e non è facile, in una trattazione di carattere non specialistico, mantenere il discorso su di un livello che sia nel contempo accessibile e rigoroso …
… ma noi ci proviamo.
Se le misurazioni effettuate, affette da errore casuale, sono tante (di solito, detto n il numero di misure, “tante” significa perlomeno n>30, ma alcuni Autori scrivono n>50 o n>60, altri n>100 … insomma, più sono, meglio è), allora l’istogramma delle frequenze tende ad assomigliare ad una gaussiana; e quanto più tale somiglianza sussiste, tanto più,
detta e detto sono corrette le affermazioni seguenti:
|
|
a)
dove per “vero” valore si intende quello che si otterrebbe come media su di un numero enorme di misure
b)
circa il 68 % delle misure
effettuate rientra nell’intervallo
circa il 95 % delle misure effettuate rientra
nell’intervallo
circa il 99,7 % delle misure effettuate rientra
nell’intervallo
c) se facessi un’ulteriore misura, questa avrebbe
circa il 68 % di probabilità di cadere nell’intervallo
circa il 95 % di probabilità di cadere nell’intervallo
circa il 99,7 % di probabilità di cadere nell’intervallo
Di solito, per misurare una grandezza fisica, si effettua un certo numero n di operazioni di misura, si calcolano la media poi si scrive che la grandezza in gioco vale
dove per la piena comprensione di questa scrittura occorre tenere presenti le tre considerazioni a), b), c).
Torniamo soltanto a ribadire alcuni concetti davvero fondamentali.
Affinché le affermazioni precedenti siano corrette, il numero n delle misure deve essere “GRANDE”…
Inoltre le affermazioni contengono degli avverbi “circa”, non solo per il fatto che i valori 68 %, 95 %, 99,7 % sono tutti approssimati, ma soprattutto per il fatto che si sta pensando ad una configurazione probabilistica ideale alla quale si tende ad avvicinarsi (SENZA PERO’ RAGGIUNGERLA) al crescere di n . La veridicità di a), b), c) è
tanto maggiore quanto più è prossimo a e quanto più ora, è all’aumentare del numero
delle misure che effettivamente
ESEMPIO
Qui sotto riportiamo 96 misure in mm della larghezza della lavagna di un’aula, rilevate dai 24 studenti, che hanno effettuato 4 misurazioni ciascuno:
|
||||||||||||||||||||
|
2240 |
2244 |
2239 |
2246 |
2244 |
2242 |
2240 |
2244 |
2242 |
2246 |
2244 |
2241 |
2244 |
2242 |
2241 |
2244 |
2243 |
2242 |
2241 |
||
|
2242 |
2242 |
2240 |
2242 |
2246 |
2243 |
2244 |
2241 |
2246 |
2244 |
2243 |
2242 |
2238 |
2242 |
2245 |
2241 |
2243 |
2243 |
2246 |
2243 |
|
|
2241 |
2243 |
2244 |
2243 |
2247 |
2245 |
2242 |
2245 |
2244 |
2246 |
2240 |
2242 |
2243 |
2241 |
2244 |
2245 |
2245 |
2241 |
2242 |
2241 |
|
|
2243 |
2242 |
2243 |
2239 |
2243 |
2238 |
2242 |
2245 |
2241 |
2245 |
2243 |
2242 |
2240 |
2241 |
2244 |
2242 |
2243 |
2242 |
2241 |
2243 |
|
|
2243 |
2242 |
2243 |
2242 |
2244 |
2244 |
2243 |
2240 |
2243 |
2245 |
2242 |
2240 |
2243 |
2242 |
2243 |
2244 |
|
|
|
|
|
|
Il calcolo ci dà
Se ora andiamo a contare il numero di misure che sono comprese nell’intervallo
Bene, 70 non è lontano dal 68,3 % di 96 (che vale circa 65,6) . [vedi NOTA]
|
||||||||||||||||||||
|
Ecco l’istogramma della distribuzione di frequenza, che in effetti presenta, pur con irregolarità, il tipico andamento “a campana”.
|
NOTA - Per la precisione, quello che abbiamo inizialmente indicato come il 68% avrebbe potuto essere meglio approssimato come 68,3 %, e il 95% come 95,4 %. Oppure, si sarebbe potuto scrivere 95% ma sostituendo il fattore 2 con un più preciso 1,96.
Lo diciamo per scrupolo, e tuttavia insistiamo: non dobbiamo confondere la configurazione probabilistica ideale, teorica, alla quale ci si avvicinerebbe se n tendesse a infinito, con la situazione reale, che è approssimata bene, ma non certo alla perfezione, quando n comincia ad essere >30, o meglio ancora >100.
|
|||||||||||||||||||
|
“infinite”
misure, è più giusto calcolare lo scarto quadratico medio attraverso
la formula “corretta” che si ottiene prendendo come denominatore
E’ pur vero che quando n è grande, scarto quadratico medio “corretto” e “non corretto” differiscono di pochissimo; e quando n non è grande, la teoria esposta non vale più!
Già per valori di n dell’ordine di qualche decina, la differenza è assai piccola. Ad esempio, con In EXCEL e in OPENOFFICE lo scarto quadratico medio “non corretto” è dev.st.pop() mentre quello “corretto” è dev.st()
|
APPROFONDIMENTO (NON SEMPLICE): INTERVALLI DI CONFIDENZA, ERRORE STANDARD
In realtà, quando andiamo a calcolare la media sulle n misure che abbiamo effettuato, il nostro interesse è puntato, più che a quelle particolari n misure, al valore “vero”
Ora, abbiamo già detto che quest’ultimo può essere pensato come “quel valore
Bene … ma fino a che punto possiamo ritenere che la
media
La “statistica inferenziale” ci insegna che se noi effettuiamo una serie di n misure, ed n è grande (certi Autori scrivono n>30, altri n>50 o 60, altri ancora n>100; … in realtà … quanto stiamo dicendo tende ad essere tanto più veritiero quanto più n è alto), allora, determinando per queste n misure la media il vero
valore q del 68 %
circa di rientrare nell’intervallo q del 95 %
circa di rientrare nell’intervallo q del 99,7 %
circa di rientrare nell’intervallo
anche se per maggiore precisione concettuale, poiché il “vero valore” è … quello che è, è costante, mentre a variare è invece l’insieme delle n misure e con esso l’intervallo che ne deriva (è come se noi “estraessimo a sorte un intervallo, per poi domandarci se comprende o no il valore “vero”), bisognerebbe piuttosto partire “dal punto di vista dell’intervallo”, dicendo che q il 68 %
circa degli intervalli costruiti
ciascuno facendo n misure e
calcolandone i relativi contiene al suo interno il “vero” valore (e il 32 % circa lo lascia invece al suo esterno)
q il 95 % circa degli intervalli ecc. ecc.
q il 99,7 % circa degli intervalli ecc. ecc.
Questi intervalli di cui abbiamo parlato vengono chiamati “INTERVALLI DI CONFIDENZA”. Ad es.,
Osserviamo l’uso del termine “confidenza” ( = fiducia) al posto di “probabilità”.
La
quantità
e,
se n
è grande, così come allo stesso modo
|
Il discorso è intrigante, ma complicato.
RICAPITOLIAMO LE PREMESSE E Stiamo supponendo di ricercare il valore “vero” di una grandezza, tramite una misura, anzi: tramite una serie di n misure, di cui faremo poi la media.
delle n misure realizzate. Se noi avessimo la possibilità di effettuare un numero grandissimissimissimo di misure, al tendere all’infinito di questo numero, la media
delle misure tenderebbe a Ma noi per forza di cose ci dobbiamo accontentare delle nostre n misure. n è grande, ma non colossale: prenderemo n almeno maggiore di 30, preferibilmente >100 … tuttavia le nostre misure, pur essendo tante, saranno n e basta. A quel punto calcoleremo la media Bene, abbiamo fiducia che e che Possiamo anzi “quantificare” questa nostra “fiducia”. Se consideriamo, ad esempio,
l’intervallo contenga qualora andassimo a barbosissimamente effettuare 100 serie, o 1000 serie, …, di n misure ciascuna, calcolando per ognuna di queste il relativo all’incirca il 95% degli intervalli Questo è tanto più vicino al vero quanto più n è grande, ma a partire da
Prendiamo in prestito un esempio dal testo “Essential medical statistics” di B. R. Kirkwood e J. A. C. Sterne, dove ogni cosa è spiegata con calma, precisione, e ottimi riferimenti concreti (hats off, giù il cappello!) In realtà qui si ragiona in un ambito più generale del nostro. Viene esaminata, nell’esempio, non una singola grandezza misurata più volte, bensì una “popolazione” concreta e limitata (l’insieme delle 10000 case), nonché un suo “campione” (le 100 case che vengono visitate). Ma si potrebbe, con una analisi più approfondita, verificare che lo stesso discorso fatto per le misure vale, nei suoi tratti essenziali, anche in questo contesto.
Nell’ambito di un piano per l’eradicazione della malaria si progetta di trattare con insetticida tutte le 10000 case di una certa area rurale. Problema: quanto insetticida acquistare? Per deciderlo, si estrae da quelle 10000 case un campione casuale di 100 case, e le si ispeziona per misurare in ciascuna casa la superficie che richiede di essere bonificata.
In quelle 100 case la superficie media su cui spruzzare l’insetticida risulta essere di Non è realistico a
questo punto supporre che la superficie media coincida con la
media tuttavia, è
possibile valutare quanto sia da ritenere affidabile la media campionaria se si va a calcolare l’errore standard
A questo punto,
infatti, si può dire che l’intervallo di contenere il
valore incognito e che l’intervallo
Allora
l’intervallo che
per cui se
acquistiamo una quantità di insetticida tale da poter coprire abbiamo il 95% di probabilità che questo sia sufficiente al bisogno.
Tutto il discorso fatto regge bene perché la numerosità del nostro campione (n = 100) è decisamente alta. Coraggio, allora: abbiamo stimato quanto insetticida plausibilmente ci serve, andiamo a procurarcelo. E se volessimo comprare l’insetticida sulla base di una confidenza del 99,7 % circa? Per quanti metri
quadrati dovremmo attrezzarci? Fai tu i vari calcoli: troverai circa
|
|
Il ruolo dello scarto quadratico medio (SD, Standard Deviation) e quello dell’errore standard della media o semplicemente errore standard (SEM, Standard Error of the Mean) non devono essere confusi.
Sovente alcuni risultati, ad esempio in Medicina, vengono scritti con un’incertezza uguale al SEM, che è sempre per definizione minore della SD, proprio per dare l’idea di una minore variabilità … ma ciò può essere fonte di fraintendimenti gravi, se
il lettore poi confonde questo SEM con
Cerco di spiegarmi.
Supponiamo che una certa caratteristica quantitativa x relativa al sangue umano venga testata su di un campione di 400 individui presi a caso dalla popolazione generale, e si trovi che in questi individui la caratteristica
in gioco vale essendo 235 la media calcolata sui 400 individui
osservati, e 42
Supponiamo inoltre che si sappia che la caratteristica studiata si distribuisce nella popolazione secondo la “campana” di Gauss o comunque una sua buona approssimazione (NOTA)
Bene, se si scrive che la caratteristica in esame è stata osservata, in quel campione di 400 soggetti, con un valore dato da
in quel campione di 400 persone, pressappoco il 95% aveva quel valore compreso fra (essendo abbastanza numeroso) è un’immagine piuttosto fedele dell’intera popolazione, se si presenta da me un paziente che ha quel valore minore di 151 o maggiore di 319, sono portato a classificare quel caso come anomalo e tale da richiedere ulteriori indagini cliniche;
se invece in un paziente il valore è
esterno all’intervallo (2,1
è l’Errore Standard della Media o SEM, quando questo non mi preoccuperà affatto!
Piuttosto, l’intervallo di probabilità di contenere il “vero valore” di x, ossia la media dei valori di x nell’intera popolazione.
Quindi
♪ il SEM mi interessa per valutare con quale probabilità un dato intervallo intorno alla media campionaria contenga la media dell’intera
popolazione, ossia in un’ottica di STIMA
DELLA MEDIA INCOGNITA
♫ mentre considerazioni che poi posso estendere tali e quali all’intera popolazione, perché, dato il numero elevato di elementi del campione e dato che erano stati estratti casualmente dalla popolazione, il campione rappresenterà abbastanza fedelmente la popolazione intera.
NOTA - Questa richiesta è molto importante, perché se è vero che parecchi fenomeni hanno una distribuzione approssimabile alla gaussiana, ciò non è vero per altri! Ad esempio, hanno una Gauss-like distribution le distanze dal centro di un bersaglio per una serie di tiri, o anche le altezze o i pesi o i quozienti di intelligenza delle persone. Comunque è meglio dire che tali distribuzioni sono “approssimativamente” gaussiane, ed è facile rendersi conto di questo se si pensa che la curva di Gauss è simmetrica e quindi, se la distribuzione dei pesi delle persone adulte tendesse realmente a una gaussiana, posto per semplificare che la media sia 70 kg, la probabilità di trovare una persona da 140 a 150 kg dovrebbe essere
uguale a quella di trovarne una che pesi … da
Sinonimo di “distribuzione GAUSSIANA” è “distribuzione NORMALE”.
|
|
Le considerazioni qui sopra riportate possono rendere una prima pallida e approssimativa idea di alcune fra le questioni di cui si occupa la
STATISTICA INFERENZIALE.
Essa interviene quando si cerca di studiare una caratteristica dell’intera popolazione tramite osservazioni condotte su di un suo sottoinsieme ( “campione”), e occorre quantificare il grado di attendibilità di questo procedimento.
Come nei sondaggi elettorali.
Come nelle ricerche farmacologiche, nelle quali si va a confrontare l’evoluzione clinica di due gruppi di malati, a uno dei quali viene somministrata la sostanza attiva e all’altro, invece, un preparato inerte (il “placebo”).
Come nei test finalizzati a verificare (in un determinato contesto) la bontà di una ipotesi.
La statistica inferenziale considera anche il caso in cui siano disponibili solo piccoli campioni.
Noi però, nei limiti del nostro corso, ci dobbiamo fermare ai pochi cenni dati, senza approfondire oltre.
|
ALTRI MODI DI QUANTIFICARE L’INCERTEZZA DELLA MISURA
q SCARTO ASSOLUTO MEDIO (SCARTO MEDIO, DEVIAZIONE MEDIA, ERRORE MEDIO)
Al posto
dello scarto quadratico medio ,
si può prendere lo “scarto assoluto medio”
ossia la media dei valori assoluti degli scarti dalla media: .
Si scriverà allora che la grandezza in
esame vale
q SEMIDISPERSIONE (INCERTEZZA ASSOLUTA, ERRORE ASSOLUTO, ERRORE MASSIMO)
Effettuate
le n misure e calcolata la media
di
queste, si va a determinare
la “semidispersione” (da alcuni detta “incertezza assoluta” o “errore assoluto” o “errore massimo”)
cioè
la semidifferenza fra la più grande e la
più piccola delle misure rilevate:
poi si scrive semplicemente che il valore
della grandezza in questione è .
Questo metodo molto elementare della semidispersione viene impiegato più che altro
QUANDO IL NUMERO DELLE MISURE EFFETTUATE È BASSO O MOLTO BASSO.
La semidispersione è sovente indicata
con il simbolo (naturalmente, se la grandezza è
,
di userà
…)
Si legge “delta x”; quel è un simbolo utilizzato, in questo e in altri
casi, come “operatore di differenza”.
q IL CASO DELLA MISURA UNICA, AD ES. PERCHE’ LO STRUMENTO E’ POCO SENSIBILE
Quando, infine, lo strumento di misura è poco sensibile, cosicché
gli errori “casuali” o “statistici” non emergono e si rileva dunque sempre la stessa, grossolana, misura;
oppure anche quando l’operazione di misura viene effettuata una sola volta,
si
scrive, detta la misura trovata, che il valore della
grandezza è
,
essendo a l’ampiezza dell’intervallo che corrisponde a due “tacche” consecutive del misuratore
(o la semiampiezza nel caso le tacche siano abbastanza distanziate).
In qualsiasi caso, l’incertezza dichiarata riguardo a una misura
non può mai essere inferiore a quella dovuta alla sensibilità dello strumento.
|
E’ poi evidente che quando si è scelto qual è il “tipo di errore” (sarebbe meglio dire: INCERTEZZA!!!) che si vuol scrivere accanto alla media delle misure, questa scelta va INDICATA ESPLICITAMENTE!
|
Vediamo un ESEMPIO.
40 misurazioni del periodo T di oscillazione di un pendolo hanno fatto registrare i seguenti valori (in secondi):
|
4,82 |
4,84 |
4,83 |
4,79 |
4,83 |
4,86 |
4,86 |
4,82 |
4,83 |
4,87 |
4,88 |
4,87 |
4,89 |
|
|
4,83 |
4,75 |
4,86 |
4,82 |
4,84 |
4,87 |
4,81 |
4,78 |
4,85 |
4,86 |
4,84 |
4,79 |
4,84 |
4,88 |
|
4,85 |
4,80 |
4,84 |
4,85 |
4,89 |
4,85 |
4,83 |
4,79 |
4,84 |
4,81 |
4,85 |
4,84 |
|
|
q
La
media delle misure è stata quindi ,
arrotondata a
q
la
semidispersione è stata per cui potremo scrivere, tenendo conto di
essa,
q
l’errore medio è stato arrotondato a
per cui, tenendo conto di esso,
q
lo
sc. quadr. medio è stato arrotondato a
per cui, tenendo conto di esso,
(verifica
che la percentuale dei valori compresi fra e
non si discosta molto dal 68%!)
q
lo
scarto quadratico medio “corretto” è
e non differisce molto da
.
Questo approssimarsi di a
è dovuto al fatto che n è già piuttosto alto.
Ricordiamo infatti che e, se n
è almeno di qualche decina,
.
Come si vede, l’intervallo,
intorno alla media, nel quale sembra “plausibile” che si trovi
il valore della grandezza, dipende dal
modo col quale riteniamo di esprimere l’incertezza:
se con l’errore medio, con la semidispersione,
o con l’ampiezza o semiampiezza
dell’intervallo di sensibilità,
o con lo scarto quadratico medio (detto anche deviazione standard) o un
suo multiplo …
Il nostro grado di fiducia nel fatto che
il valore vero appartenga o no a quell’intervallo
sarà legato a considerazioni varie, come
q
il
numero di misure effettuate,
q
il
significato degli indici ,
e
,
q
la
grandezza dei rapporti ,
nonché, per quanto riguarda ,
alle percentuali di probabilità di cui abbiamo parlato.
Si dice “errore relativo” il
quoziente, il rapporto, fra un errore (di qualsiasi tipo!)
e il valore della grandezza
da misurare (valutato tramite la media delle misure rilevate).
NOTA Se il rapporto così calcolato risultasse
negativo, s’intende di prenderlo in valore assoluto
Riprendiamo
le nostre 40 misure del periodo di un pendolo.
q
La
media delle misure è stata ,
arrotondata a
La
semidispersione è stata ,
da cui la possibilità di scrivere
.
Dunque
l’incertezza assoluta viene qui valutata in :
bene, l’incertezza relativa sarà allora
all’incirca di .
In forma
percentuale, l’incertezza relativa è (circa) dell’
q
L’errore
medio è stato arrotondato a
per cui, tenendo conto di esso,
:
bene, l’errore medio relativo è (circa) ,
e l’errore medio relativo percentuale circa dello
q
Lo scarto quadratico medio è stato arrotondato a
da cui
quindi lo
scarto
quadratico medio relativo - detto, come sappiamo, “coefficiente
di variazione” -
è (circa) ,
e lo scarto quadratico medio relativo percentuale è all’incirca dello
L’errore relativo può essere impiegato
per confrontare la precisione di due misure di quantità diverse.
Ad esempio, se nella
misura dell’altezza di una parete A c’è l’incertezza di 10 cm
mentre nella misura
dell’altezza di un’altra parete B l’incertezza è di 20 cm,
non possiamo affermare
che la misura di A sia più precisa di quella di B
se non conosciamo quanto
valgono, all’incirca, le altezze di A e di B:
ad esempio, se A è una
casa a due piani alta circa m 6,2 mentre B è un grattacielo di circa 130 metri,
l’errore
relativo su A sarà di mentre l’errore relativo su B di
(meno della decima parte
dell’errore relativo su A!) da cui si trae che è di gran lunga è più precisa la
misura di B.
|
Nel valutare la misura di una grandezza fisica, oltre agli errori
“CASUALI” (detti anche “ACCIDENTALI” o “STATISTICI”) (ossia: oltre agli errori legati a circostanze imprevedibili
e mai completamente controllabili, le quali
possono influire sul risultato della misura ora per difetto, ora per eccesso), si possono commettere anche errori cosiddetti SISTEMATICI. Questi influiscono sempre per difetto o sempre per
eccesso sul valore rilevato, e derivano: q dall’inadeguatezza dello strumento di misura (esempi:
un orologio che “ritardi”, un termometro che con la propria temperatura vada a
modificare in modo sensibile la temperatura dell’oggetto in esame …) q dall’uso non appropriato di tale strumento (es.:
dimenticarsi di “azzerarlo”, quando ciò sia necessario) q da applicazione di leggi sbagliate o metodi sbagliati
di indagine (ad esempio cercare di determinare la
profondità di un pozzo lasciandovi cadere una pietra e annotando
dopo quanti secondi si sente “splash”, per poi utilizzare la formula nota che
regola spazi e tempi nella caduta dei gravi … ma senza tener conto che il suono
dell’impatto con l’acqua ci mette a sua volta un certo tempo per
salire dal fondo del pozzo alle nostre orecchie). Gli errori sistematici possono essere
individuati ed eliminati o perlomeno minimizzati, mentre sugli errori accidentali non
possiamo far nulla (a
parte, ovviamente, cercare di effettuare l’operazione di misura con tutta
l’attenzione di cui siamo capaci); l’incertezza legata agli errori accidentali
è ineliminabile: può solo essere quantificata coi
metodi visti sopra, e ridotta facendo, se possibile, un
numero elevato di misure. Alcuni testi introducono come categoria a sé stante
gli “ERRORI
DI SENSIBILITA’ ”, ossia quelli legati alla sensibilità dello strumento. Se misuro la larghezza di un foglio di carta con un
righello le cui tacche più ravvicinate siano quelle dei mm, a ogni misura sarà comunque associata un’incertezza
di Gli errori casuali si presentano
solo quando sono maggiori della sensibilità dello strumento!!! |
1) VERO O FALSO?
a) “Scarto
quadratico medio” e “deviazione
standard” sono sinonimi
b) “Media
degli scarti” e “scarto medio”
sono la stessa cosa
c) Se effettuo tantissime misure di una
grandezza G,
e calcolo la loro media e la loro deviazione standard
,
nello scrivere io intendo che G si trova senz’altro compresa fra
e
d) La media fra un numero elevato n di misure è una buona approssimazione del valore vero
della grandezza, e se a questo punto
faccio k misure in più e vado a
calcolare la media fra tutte
le n+k
misure, certamente tale nuova media sarà ancora più vicina al vero valore della
grandezza
e) Nella figura

che si riferisce alle ripetute
misurazioni di una quantità fisica,
le altezze dei rettangoli rappresentano
le frequenze
f) Nella stessa figura di prima, le basi dei
rettangoli rappresentano le classi di misura
g)
La deviazione standard “corretta” è minore di quella “non corretta”
h)
La funzione “scarto quadratico medio” (non corretto) si indica, nel
foglio elettronico, con dev.st.()
i) L’ “errore standard della media” dimezza al
raddoppiare del numero delle misure
2) Calcola, per le seguenti misure, lo scarto quadratico medio.
Quanto vale, pressappoco, l’ “errore
standard della media” della grandezza che si sta misurando?
|
5 |
5 |
4,7 |
4,9 |
4,7 |
4,9 |
4,5 |
5,1 |
4,7 |
4,9 |
5,3 |
4,8 |
4,9 |
4,9 |
4,8 |
|
|
4,8 |
4,9 |
4,8 |
4,8 |
4,6 |
5 |
4,9 |
5,1 |
4,9 |
4,7 |
4,9 |
4,9 |
4,8 |
4,9 |
4,8 |
4,8 |
3) Da un insieme di 200 misure si è tratto che
la grandezza in esame vale, approssimando alle unità,
.
Se si fa un’ulteriore misura, che probabilità c’è che l’esito di questa sia
360?
4) Misurando ripetutamente 186 volte una
grandezza sono stati trovati i valori che seguono
(sotto a ciascun valore è scritta la
rispettiva frequenza):
|
2,56 |
2,57 |
2,58 |
2,59 |
2,6 |
2,61 |
2,62 |
2,63 |
2,64 |
|
5 |
6 |
22 |
39 |
54 |
33 |
18 |
7 |
2 |
a)
Esprimi il valore di quella grandezza come utilizzando la deviazione standard.
Che significato ha la scrittura così
ottenuta?
b) Scrivi
un intervallo di confidenza al 95% per il valore della grandezza in esame. Cosa
significa tutto ciò?
5) Considera la rilevazione delle altezze e poi
dei pesi nel Questionario del Curiosone di pagina 8
(dovresti però coinvolgere anche altre classi,
perché altrimenti n sarebbe troppo
piccolo)
e in relazione a questi dati rispondi alle
stesse richieste dell’esercizio precedente.
6) Sono state effettuate solo 5 misure, che
hanno fornito gli esiti seguenti:
85 87 85
88 86
Se vogliamo esprimere il valore della
grandezza con una scrittura del tipo ,
come faremo?
7) Misurando ripetutamente una grandezza sono
stati trovati i valori che seguono.
|
2,60 |
2,59 |
2,58 |
2,59 |
2,59 |
2,54 |
2,58 |
Esprimi quella grandezza come utilizzando la semidispersione.
Che significato ha la scrittura così
ottenuta?
Se scriviamo ,
dove d è la semidispersione, in
generale
siamo sicuri che tutte le osservazioni
effettuate rientrino fra e
?
8) In un sito Internet si legge che la misura di
un dato tempo è .
La scrittura è scientificamente corretta?
9) In un sito Internet si legge che la misura di
una data velocità è .
La scrittura è scientificamente corretta?
10) Stabilisci
quale delle due scritture seguenti esprime una misura di velocità più precisa:
11)
Esprimendo un tempo come ,
qual è l’incertezza relativa percentuale?