12.  ARROTONDAMENTI E CIFRE SIGNIFICATIVE

 

E’ assai comune nella vita quotidiana fare uso di approssimazioni di un valore “vero”: quando dico

“il mio appartamento è di 70  ”, oppure “sono le 11 di sera”, o “andrò in ferie in un paesino di 200 abitanti”,

io per l’appunto “approssimo”, “arrotondo”, e in tutti questi esempi è evidente che lo faccio perché,

in simili contesti, non ho bisogno di una precisione più elevata.

Ma anche nelle Scienze sperimentali, ad esempio in Fisica, l’approssimazione di valori numerici è la normalità.

Una delle ragioni di questo fatto sta nell’impossibilità di evitare gli “errori casuali” all’atto della misura.

Sarebbe illusorio, d’altra parte, ritenere di rendere più alta la qualità di una misura

semplicemente portandosi dietro un numero di cifre maggiore …

tale qualità non dipende da quante cifre leggiamo, ha a che fare soltanto con lo strumento e il protocollo utilizzati.

 

 

 

 

LA REGOLA PER ARROTONDARE

 

La REGOLA che si applica per l’arrotondamento di un numero è la seguente.

 

      Se vengono trasformate in “0” tutte le cifre a partire da una certa cifra e verso destra,

      quando la prima cifra da trasformare in “0” è  0, 1, 2, 3 o 4,

      allora nell’arrotondamento la cifra precedente resta invariata;

 

       se invece la prima cifra da trasformare in “0” è 5 (ma vedi NOTA), 6, 7, 8 o 9,

      allora nell’arrotondamento la cifra precedente viene aumentata di un’unità.

 

 Esempi: l’arrotondamento di 54321 alle decine è 54320; quello di 0,23701 ai centesimi è 0,24

 

 

NOTA: l’arrotondamento “del banchiere” (banker’s rounding, o round-to-even method)

 

Se la prima cifra da mutare in “0” è 5, e tale cifra è l’ultima del numero, oppure è seguita solo da “zeri”,

allora il passaggio al “valore più vicino” potrebbe essere fatto indifferentemente per difetto o per eccesso,

perché ad esempio il numero 1,235 ha la stessa distanza sia da 1,23 che da 1,24;

tuttavia, nel caso in cui i numeri da sottoporre ad arrotondamento siano tanti, come può accadere quando

si sta manipolando un gruppo di dati sperimentali, si tende a procedere in modo un poco diverso, ossia:

se la cifra che precede il 5 è pari, la si lascia invariata, mentre se è dispari, la si aumenta di un’unità.

In tal modo le approssimazioni per difetto e per eccesso così effettuate tenderanno a “bilanciarsi”
(sui valori arrotondati secondo questa convenzione, metà circa lo saranno per difetto e l’altra metà
per eccesso), e l’insieme di dati risentirà il meno possibile, globalmente, delle modifiche apportate.

Per esempio, volendo arrotondare ai centesimi   3,875     3,645     3,735     3,865

                                si scriverà rispettivamente   3,88       3,64       3,74       3,86

 

Col “banker’s rounding”, l’ultima cifra del numero arrotondato sarà sempre pari! (even = pari)

 

 

 

 

 

 

LE CIFRE SIGNIFICATIVE NELLE SCIENZE SPERIMENTALI

 

Nelle scienze sperimentali è frequentissimo avere a che fare con numeri dei quali

conosciamo con certezza alcune cifre (le prime a sinistra), ma non tutte.

 

Sono allora “significative” tutte le cifre certe del numero, più la prima cifra incerta.

Questo come idea generale: occhio tuttavia alle specificazioni che seguono.

 

q      Tutte le cifre diverse da 0 sono significative. Ad esempio, la misura di tempo  ha 4 cifre significative.

 

q      Gli 0 iniziali NON sono significativi. Ad esempio, la lunghezza  ha 3 cifre significative.

 

q      Gli 0 compresi fra cifre non nulle sono significativi.  m/s è una velocità espressa con 3 cifre significative.

 

q      Gli 0 finali vanno scritti soltanto se sono significativi, cioè corrispondono

alla precisione effettivamente raggiungibile dallo strumento di misura.

Mi spiego: cm  può denotare una misura rilevata con uno strumento che ha la precisione dei millimetri,

mentre cm  significherà che lo strumento usato è in grado di apprezzare anche i decimi di millimetro.

 

Ancora:

scrivendo m 1350 per indicare una profondità marina, sottintendo che anche lo 0 finale sia significativo,

ossia dichiaro di aver utilizzato una tecnica di misura che mi permetteva di valutare anche il singolo metro.

Supponiamo invece che già la cifra 5 sia incerta

(cioè, che le misurazioni effettuate non andassero oltre la precisione dei 10 metri):

bene, dovrei allora scrivere  metri.

 

 

q      Scrivere il numero in NOTAZIONE ESPONENZIALE permette di vedere bene le cifre significative

(sono tutte e sole quelle del moltiplicatore della potenza di 10). Esempi:

        

 

 

 

 

QUALORA SI SIA FATTO UN CERTO NUMERO DI MISURE PER UNA DATA QUANTITÀ,

IL VALORE DELLA QUANTITÀ IN ESAME SI DETERMINERÀ FACENDO LA MEDIA  

DELLE MISURE TROVATE, POI SCRIVENDO CHE LA GRANDEZZA IN GIOCO VALE ,

dove quel  è l’INCERTEZZA (di solito si trova scritto impropriamente: l’ERRORE)

che associamo al valore , incertezza data dalla semidispersione, oppure dallo

scarto quadratico medio o da un suo multiplo, ecc., come abbiamo spiegato nel paragrafo precedente.

 

 

 
Il simbolo  (“delta”) è sovente utilizzato, in matematica, per indicare “differenza”.
Ad es., fra due persone che hanno risp. 15 anni e 47 anni, c’è una differenza di età “delta e”: .
Se considero, in Fisica, due istanti di tempo successivi  e , nei quali la velocità di un corpo è risp.  e ,
allora nell’intervallo di tempo  l’incremento di velocità (>, < o =0) è dato da .
 

 

 

D’altra parte, sia la media che l’incertezza subiscono sempre un ARROTONDAMENTO. Vediamo come.

 

 

Andiamo a riprendere i dati sul periodo del pendolo. Le 40 rilevazioni avevano fornito i valori (in secondi):

 

4,80

4,82

4,84

4,83

4,79

4,83

4,86

4,86

4,82

4,83

4,87

4,88

4,87

4,89

4,83

4,75

4,86

4,82

4,84

4,87

4,81

4,78

4,85

4,86

4,84

4,79

4,84

4,88

4,85

4,80

4,84

4,85

4,89

4,85

4,83

4,79

4,84

4,81

4,85

4,84

 

 

 

 

E’ evidente che si era utilizzato un dispositivo in grado di apprezzare i centesimi di secondo.

La media di queste misure è , e lo scarto quadratico medio . Bene!

 

 

 

Nelle scienze sperimentali di solito si osserva la prassi seguente:

 

a)  L’INCERTEZZA  VIENE SEMPRE ARROTONDATA

     IN MODO CHE CONSERVI 1 CIFRA SIGNIFICATIVA SOLTANTO

     O AL MASSIMO DUE CIFRE SIGNIFICATIVE SE LA PRIMA DI ESSE È 1 (NOTA)

 

 

b)  DOPODICHE’ LA MEDIA DELLE MISURE SI ARROTONDA IN MODO CHE LA SUA CIFRA

      PIÙ A DESTRA ( = LA CIFRA MENO SIGNIFICATIVA) ABBIA LO STESSO POSTO DECIMALE

      DELLA CIFRA MENO SIGNIFICATIVA PRESENTE NELL’INCERTEZZA     

 

 

Insomma, vanno bene ;   ;   ;    (notare qui la cifra in più

nell’incertezza!) ma non andrebbe bene invece  oppure  

 

 

Di conseguenza, nel caso del pendolo da noi considerato,

 a)  arrotonderemo l’incertezza:  in modo che conservi una sola cifra non nulla;

 b)  poi arrotonderemo la media  in modo che la sua cifra più a destra abbia

      la stessa posizione decimale della cifra più a destra dell’incertezza (nel nostro caso, i centesimi).

      E scriveremo in definitiva che il periodo del nostro pendolo è di secondi .

      Ribadiamolo: 0,03 è qui lo scarto quadratico medio, e il suo significato è di affermare che circa il 68%

      delle misure effettuate si trova nell’intervallo che ha centro la media e raggio 0,03 e che … ecc. ecc.

 

q    Trovo come media  e come scarto quadratico medio ?

Bene, allora arrotondo lo scarto quadratico medio a 0,4 (in modo che rimanga 1 sola cifra significativa)

e a questo punto arrotondo pure la media a  scrivendo il valore della grandezza come  

 

q    Trovo come media  e come scarto quadratico medio ?

Bene, allora arrotondo lo scarto quadratico medio a 3 (in modo che rimanga 1 sola cifra significativa)

e a questo punto arrotondo pure la media a 528 scrivendo il valore della grandezza come  

 

q    Trovo come media  e come scarto quadratico medio  

Arrotondo allora lo scarto quadratico medio a  (in modo che rimanga 1 sola cifra significativa)

e a questo punto arrotondo pure la media a  scrivendo il valore della grandezza come  

 

q    Trovo come media  e come scarto quadratico medio  

Arrotondo lo sc. q. m. a  (ho tenuto 2 cifre significative perché la prima di esse è 1)

e a questo punto arrotondo pure la media a  scrivendo il valore della grandezza come  

 

q    Ho fatto poche misure. La loro media è  e la loro semidispersione è .

La semidispersione ha già una cifra significativa soltanto: va bene così com’è. Ma allora devo arrotondare

la media alle decine, e scrivere il valore come  o meglio come  

 

 

NOTA - Non tutti sono concordi. Noi faremo così, ma alcuni accettano nell’incertezza fino a 2 cifre significative.

Altri suggeriscono di usare due cifre significative se la prima cifra è bassa

(c’è chi dice 1 o 2, c’è chi dice 1, 2, 3 o 4), altrimenti una. In effetti, se la prima cifra è piccola,

eliminare con l’arrotondamento la seconda porterebbe ad una perdita di precisione

ritenuta eccessiva anche per un’incertezza. Ma occorre trovare sempre un buon compromesso

fra una ragionevole precisione, da una parte, e l’immediata leggibilità della scrittura, dall’altra.

 

 

Supponiamo che un dato sperimentale non venga presentato sotto la forma , ossia che non venga

specificata nessuna incertezza: allora si intende che l’incertezza sia implicita nell’ultima cifra.

Il guaio è che tutto ciò non viene interpretato universalmente allo stesso modo!

Ad esempio, per alcuni  è da leggersi come  ossia ;

                     per altri,  va letto come  ossia    

       

 

ALTRI ESEMPI

 

  Qui l’errore (l’incertezza) non va bene, va riscritta con una sola cifra significativa:  

 

  Qui è il valore che va riscritto. La scrittura dev’essere corretta in  in maniera che

                     l’ultima cifra della grandezza e l’ultima cifra dell’incertezza abbiano lo stesso posto decimale.

 

 

  Non va. L’incertezza è alle decine, quindi il valore va a sua volta arrotondato alle decine:

                       o meglio  

 

  L’incertezza non va, dobbiamo ridurla a una sola cifra significativa.

                      Scriveremo  arrotondando anche il valore della grandezza in modo che la sua ultima

                                                           cifra a destra abbia ugual posto dell’analoga per l’incertezza.

 

  Qui possiamo lasciare l’incertezza così com’è, con 2 cifre significative (quindi la scrittura va bene):

                      “l’incertezza  viene sempre arrotondata in modo che conservi 1 cifra significativa soltanto,

                       o al massimo due cifre sign. se la prima di esse è 1 (c’è chi dice: se la prima di esse è ‘piccola’)”.

                       Questa eccezione viene accettata perché, se non si facesse così, in questo caso

                       l’arrotondamento dell’incertezza sarebbe troppo “pesante” se rapportato con l’incertezza stessa.

 

 

ESERCIZIO     (risposte a pag. 72)

 

1)  Prendi in esame ciascuna delle seguenti scritture, per stabilire se è corretta o no.

     In quest’ultimo caso, apporta le modifiche appropriate.

 

a)   

b)  

c)   

d)   

e)   

f)   

g)   

h)   

 

 

 

 

QUANTE CIFRE LASCIARE NEL RISULTATO DI UN CALCOLO SU DATI INCERTI?

 

 

Quando si fa una ADDIZIONE o una SOTTRAZIONE

fra numeri che derivano da misurazioni affette da incertezza, il risultato dovrà contenere

lo stesso numero di CIFRE DOPO LA VIRGOLA dell’addendo che ne contiene di meno.

 

Facciamo qualche esempio.

 

q     ma siccome l’addendo meno “preciso” conteneva

         soltanto 1 cifra dopo la virgola, la somma  dev’essere arrotondata a  

 

q     però qui l’addendo meno preciso non portava cifre dopo la virgola

 per cui dobbiamo arrotondare la somma ottenuta alle unità e scriverla come  

 

q     che però dev’essere arrotondato a  

(e il “,0” va conservato perché comunque la cifra 0 dopo la virgola è significativa)

 

 

Quando si fa una MOLTIPLICAZIONE o una DIVISIONE

fra numeri che derivano da misurazioni affette da incertezza, il risultato dovrà contenere

lo stesso numero di CIFRE SIGNIFICATIVE del termine che ne contiene di meno.

 

Esempi.

 

q    

ma per conservare solo 3 cifre significative (quante ne ha il 2° fattore), siamo costretti ad arrotondare a  

 

 

q    

e tuttavia dovremo arrotondare in modo che le cifre significative siano solo 2 … scrivendo perciò  

 

 

q    

… però il risultato non potrà essere scritto con più di 2 cifre significative (quante ne ha il divisore)

quindi andrebbe arrotondato a 2500, che tuttavia, scritto così, di cifre significative pare averne quattro …

… risolviamo l’inghippo scrivendo il quoziente in notazione esponenziale, come  

 

 

q    ma qui occorre fare in modo che nel risultato le cifre significative

siano soltanto tre, come nel primo fattore. Bene: il risultato andrà allora scritto come  

 

 

 

ESERCIZIO     (risposte a pag. 72)

 

2) Considera le coppie x, y di dati seguenti. L’ultima cifra a destra è incerta.

 

a)

b)

c)

d)

 

 

 

 

 

 

 

 

    E’ richiesto di scrivere col numero corretto di cifre  I)     II)     III)     IV)     

 

LA “PROPAGAZIONE” DEGLI ERRORI, O MEGLIO: DELLE “INCERTEZZE”

 

Riportiamo, per comodità del lettore, alcune nozioni a riguardo, già presenti nel Volume 1.

 

 

Cos’è l’ ERRORE? E’ LA DIFFERENZA (positiva o negativa o raramente nulla) FRA IL VALORE

APPROSSIMATO, O IL VALORE RICAVATO DA UNA MISURA, E IL VALORE VERO.

 

 

 

Cos’è l’ INCERTEZZA? E’ LA MAGGIORAZIONE DELL’ERRORE (del valore assoluto dell’errore).

Se sappiamo che l’errore è (in valore assoluto) , quel  viene chiamato “incertezza”.

 

Se il valore approssimato è  e l’incertezza è , il vero valore sarà compreso fra  e ;

non sappiamo dove si trovi tale vero valore, ma esso apparterrà all’intervallo  

 

 

 

 

Insistiamo (sigh!): in parecchi libri di testo

viene sbrigativamente e impropriamente chiamato ERRORE …

… ciò che in realtà dovrebbe essere denominato INCERTEZZA

o, al più, “ERRORE MASSIMO POSSIBILE”.

 

E ciò può essere fonte di una ben giustificata difficoltà di lettura!!!

 

 

OCCHIO!!! 

 

 

 

Siano  due grandezze, e sia  una terza grandezza che derivi da un’operazione aritmetica su . Allora:

 

q      L' incertezza della SOMMA  

è la somma delle incertezze da cui sono affetti gli addendi:  

 

Di solito questa regola viene enunciata impropriamente così  :

       L’errore della somma è uguale alla somma degli errori degli addendi

 

 

q      La stessa identica regola vale per la differenza: l' incertezza della DIFFERENZA  

è la somma delle incertezze da cui sono affetti i termini:  

 

q      L’incertezza del PRODOTTO  DI UN NUMERO COSTANTE  PER UNA GRANDEZZA

è il prodotto del numero fisso per l’incertezza della grandezza:  

 

 

q      L' incertezza relativa (OCCHIO! RELATIVA, questa volta, non assoluta!) del PRODOTTO  

è la somma delle incertezze relative dei fattori:  

Di solito questa regola viene enunciata impropriamente così  :

L'errore relativo del prodotto è la somma degli errori relativi dei fattori

 

 

q      Del tutto analoga a quella sul prodotto, e come essa basata sulle incertezze relative,

è la regola per il QUOZIENTE :  

 

q      Per la POTENZA :  

(valida anche se n è frazionario, ossia con le radici:

 tieni presente che, ad es.,  e  )

 

 

ESERCIZIO     (risposte a pag. 72)

 

3) Considera le coppie x, y di dati seguenti; per ciascun dato è specificata l’incertezza da cui è affetto.

 

a)

b)

c)

d)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Determina le incertezze assoluta e relativa di:   I)     II)     III)     IV)     V)     VI)  

   NOTA - In casi come questi, si fanno i calcoli intermedi con la totalità delle cifre; soltanto alla fine si arrotonda.