13. RISPOSTE AGLI ESERCIZI

 

RISPOSTE agli esercizi delle pagg. 8-9 (CONCETTI INTRODUTTIVI)

 

2)  a) quant. discr.  b) qual. sconn.  c) quant. discr.  d) quant. cont.  e) quant. discr.  f) qual. ord.  g) qual. sconn.

     h) quant. discr., anche se poi è opportuno che i dati vengano ripartiti in “classi” (es.: meno di 5000 abitanti …)

 

5)

Numero figli

Freq. ass.

Freq. rel.

Freq. perc.

0

8

8/40 = 0,2

20 %

 

 

 

 

6)  Molto+Abbastanza+Poco+Pochissimo = 12+5+5+2=24;   24=80/100 x (x = n° totale) da cui x = 30

     e perciò Moltissimo = 30  24 = 6; Freq. rel. (Moltissimo) = 0,2; Freq. rel. (Molto) = 12/30 = 0,4; ecc.

 

7)  La somma delle freq. rel. è sempre 1.

     La freq. rel. della modalità rimanente è perciò 10,350,40,2=0,05 e corrisponde a una freq. perc. del 5 %.

 

8)  a) F   b) F   c) F   d) F   e) F

 

10)  a) Intorno a    b) Circa il 31,4 %   c) 8,7

 

11)

Ad esempio,

per classi

di 1 voto:

Classe di freq.

Freq. ass.

… e

per classi

di  voto:

Classe di freq.

Freq. ass.

 

 

1

 

0

 

 

12)

Ad esempio,

       per classi

       di 7 giorni:

Classe di freq.

Freq. ass.

Freq. rel.

Freq. perc.

 

 

Da 1 a 7 gg.

8

0,17

17%

 

 

 

13)  a) Sì   b) Sì   c) Sì   d) No   e) No (anche se si potrebbe inserire un rarissimo “4 o più”)  f) Sì   g) No   h) Sì

 

 

RISPOSTE agli esercizi delle pagg. da 28 a 33 (RAPPRESENTAZIONI GRAFICHE)

 

1)  Ad esempio, arrotondando all’intero,  

2)  Ad esempio, arrotondando all’intero,  

 

3)  Si potrebbe prevedere una “fetta” unica per tutti gli elementi presenti in percentuale < 1%, o in tracce.

 

 

 

4)

 

5)

3,30e23 significa

(notazione esponenziale):

 

 

6)

 Serie storica tracciata con Excel 2003

a)   scegliendo Dispers. (XY)

 

 

 

b)   poi “Dispersione

       con coordinate unite da linee”

 

 

 

 

c)  cliccando su “Etichette dati”,

     quindi sul quadratino

     accanto a “Valori (Y)”

 

 

 

7)  Si potrebbe, ad esempio, pensare alle classi:

da 45 km/h compresi a 50 km/h esclusi;

da 50 compresi a 55 esclusi; ecc.

     Per contare il numero di dati di ciascuna classe,

      puoi ricorrere ad un uso accorto della funzione

      CONTA.SE, come spiegato a pag. 25.

 

 

 

 

 

8)   In questo caso,

la rappresentazione più “espressiva”

       è senz’altro quella del tipo “Istogramma in pila”.  

 

9)   a)  49    b) 7;  0,14 circa;  14% circa    c) circa il 61%   10)  5;   0,19 (con arrotondamento);   19 % (circa)

 

 

12)  b) 1.008.000 circa;   c) perché diminuisce la natalità (fortissima discesa in  colonna) ma

       simultaneamente la popolazione è in aumento (principalmente in quanto si vive mediamente più a lungo)

      

19)    Guardando solo l’ideogramma, . Coi numeri, più precisamente,  

 

20)    Onestà e competenza = 42% circa …    21)  18 eccellenti (media non inferiore a 9) …

 

22)    Ad esempio, il rettangolo più a sinistra ha base 4 e altezza 149,5

 

 

RISPOSTE agli esercizi delle pagg. da 48 a 53 (INDICI DI POSIZIONE)

 

1)  Media leggerissimamente superiore a 6,7 (6,7045…); moda = 7,5; mediana = 6,75

2)  Media leggerissimamente superiore a 1,9 ore (1,903…); mediana = 2; moda = 1,5

3)  Cambierebbe la media aritmetica, ma mediana e classe modale resterebbero inalterate

4)  Media leggermente superiore a 11,4 anni; mediana = 11; moda = 12

5)  Media  euro (arrotondando ai centesimi);  mediana = 7,5;  moda = 5

6)  Qui scriveremo i risultati arrotondandoli a 2 cifre decimali (se ne avevano più di 2).

      La REGOLA che applicheremo per l’arrotondamento di un numero è la seguente.

 

      Se vengono trasformate in “0” tutte le cifre a partire da una certa cifra e verso destra,

      quando la prima cifra da trasformare in “0” è  0, 1, 2, 3 o 4,

      allora nell’arrotondamento la cifra precedente resta invariata;

 

       se invece la prima cifra da trasformare in “0” è 5, 6, 7, 8 o 9,

      allora nell’arrotondamento la cifra precedente viene aumentata di un’unità.

 

      a) ;    b) ;

       c)  

 

 7)  In generale, no: non coinciderà. Potrebbe eccezionalmente coincidere in casi particolari:

       ad esempio, se i gruppi hanno ugual numero di elementi, coincide.

       Dimostra questo fatto per un caso particolare: ad esempio, considerando 6 dati .

       Se questo insieme di 6 elementi viene spezzato in 2 gruppi di 3 elementi ciascuno,

       oppure in 3 gruppi di 2 elementi ciascuno, la media generale sarà senz’altro uguale alla media delle medie.

 

 8)  Non è possibile rispondere basandosi solo su questi dati!

      Bisognerebbe infatti sapere quanti sono gli abitanti, o più precisamente gli aventi diritto al voto,

      in ciascuna delle due regioni, o almeno qual è il rapporto fra il loro numero nella regione A e nella regione B.

 

 9)  a)  

 b) La media per classi di 7 gg. non differisce di molto dalla media “normale”: si trova infatti  

 

10)  a)  spesa minima 7,05 euro, spesa massima 254,50 euro   b) spesa media individuale  

  c)  La media “esatta” e quella “per classi” di 10 euro differiscono di pochissimo:

     facendo la media per classi si trova infatti esattamente 50,50 euro

11)       12) Stessa identica media! (25’28”)

 

16)  Beh, la media esatta, no, ma la media per “classi”, prendendo per ciascuna classe il suo valore centrale, sì.

       E, come abbiamo precedentemente visto su un paio di esempi e come si potrebbe verificare,

       la media così calcolata è una buona approssimazione della vera media.

       Si ottiene nel nostro caso una media prossima a 9,78 euro.

 

17)  Sì, perché conoscendo la media e il numero dei dati è possibile risalire alla somma dei dati.

       La somma di tutti i punteggi della II A è  e quella dei punteggi di II B è .

       Quindi la somma dei punteggi riunendo insieme i 2 gruppi è  e la media gen. è   

 

18)  Il problema sta nella genericità di quel “6 O PIÙ”. Supponendo che il “6 o più” sia un 6,

       si ottiene nel 1961 una media di 3,48 componenti per famiglia; questa è dunque una stima per difetto.

Per il numero approssimativo totale dei residenti basta moltiplicare il numero medio

di componenti per famiglia per il numero delle famiglie, disponibile sull’ultima riga

(che dà il numero di migliaia di famiglie relativo a quell’anno).

Per il 2001, data la bassa percentuale di famiglie con “6 o più” componenti,

la media calcolata sostituendo quel “6 o più” con 6 è più attendibile rispetto all’analoga per il 1961.

Si ottiene, per il 2001, media  componenti per famiglia e numero totale residenti vicino a 56.500.000.

 

19)  7,44      20)  Poco più di 13 euro

21)  Voto finale da 0 a 10: ad esempio,  

Per Serena e Martina si ottengono, arrotondando sempre a due cifre dopo la virgola, le medie seguenti:

       ; . Certo, l’insegnante dovrà poi procedere a un arrotondamento ulteriore …

 

       Voto finale dal 2 al 10: si tratta

       a) di restringere la fascia da 0 a 10, in modo che al suo posto si abbia una fascia da 0 a 8,

       b) poi di traslare verso l’alto di 2 unità: , dove si determina prima v col metodo precedente.

 

22)  AH rappresenta la media geometrica dei due segmenti BH e HC, AM la media aritmetica.

 

 

23)  Perché nel triangolo rettangolo AHM il cateto AH è sempre < dell’ipotenusa AM. Si avrebbe l’uguaglianza

        se i due segmenti fossero fra loro sovrapposti, il che avverrebbe nel caso ABC fosse isoscele.

 

 

24)  Sommando i tempi si ottiene 11h 29’ 20”, e sommando le distanze 396,5 km. La velocità media

       sull’intero tragitto è perciò   

26)  

 

27) .  Per classi (da 45 km/h a 49, da 50 a 54, …):

       

 

28)     29)  

 

30)  Vedrai che uscirà come media un valore molto prossimo a 3,5.

 

31)  (media geometrica delle dimensioni).

 

32)  La risposta esatta è , ossia la media armonica  .

E’ presumibile che il VIP non sia caduto nel tranello di utilizzare la media aritmetica

perché conosceva già la risposta a questo quesito o comunque a quesiti simili; o anche perché,

con la sua intelligenza “pratica”, aveva capito immediatamente che la domanda era stata posta per metterlo

in difficoltà, e quindi la risposta più “banale” (media aritmetica, 200 km/h) non poteva essere quella giusta.

In ogni caso è stato bravo, e probabilmente non ha sfruttato direttamente la formula per la media armonica,

ma ha ragionato in questo modo, dando allo spazio totale un valore “comodo per i calcoli”:

supponiamo che il percorso complessivo sia di 600 km;

per fare i primi 300 ci si mette 3 ore, per fare gli altri 300 ci si impiega 1 ora.

4 ore in totale, 600 km, da cui 600:4 = 150 kilometri all’ora.

 

33) La media quadratica dei cateti. Infatti, per qualunque coppia di cateti, è (Teorema di Pitagora)

      . 

      Quindi è costante, per ogni coppia di cateti a, b, anche la quantità  (media quadr.)

 

34)  

E’ la media armonica delle 3 velocità. Osserviamo che la risposta non dipende dalla lunghezza del percorso:

se il circuito fosse stato di 5 km, o di 700 metri, avremmo ottenuto il medesimo risultato.

 

35)   (media aritmetica delle tre velocità)

Osserviamo che la risposta non dipende dal tempo, nel senso che sostituendo a “5 minuti”

un altro intervallo di tempo qualsiasi, la velocità media rimarrebbe sempre la stessa.

 

36)   

37)   

38)   

39)   

 

40)  Al termine del terzo anno il posseggo il 99,498 % di ciò che possedevo inizialmente:

       ci ho quindi perso un pochino (leggermente più dello 0,5 %)

 

42)  Il tasso di interesse medio annuo è del 22,4745% circa (approssimazione per leggerissimo eccesso).

In sé questo 22,4745 (approssimato) non rappresenta una media di alcun tipo, ma si può dire che 122,4745

(ammontare del debito dopo 1 anno, se la cifra iniziale era 100) rappresenta la media geometrica fra 100 e 150

 

43) 

 

La perdita di valore media annua

è stata circa del 13%

 

44)   

45a)  Traccia innanzitutto CA, CB;  sarà di 90°

         perché inscritto in una semicirconferenza;

        per Euclide II°, o coi triangoli simili, si ha allora

         .

        Poi:   

                  

       

 

RISPOSTE agli esercizi delle pagg. 54-55 (INDICI DI DISPERSIONE)

 

1)  a) I)  campo di variabilità = 6    II)  scarto ass. medio = 1,6   III)  deviaz. st. = 2    IV)  coeff. di variaz. = 0,5

      b) I)  campo di var. = 1    II)  scarto ass. medio = 0,32   III)  deviaz. st. = 0,4    IV)  coeff. di variaz. = 1/3

      c) I)  c. var. = 3/4   II) scarto ass. medio = 5/18   III)  dev. st. =    IV)  coeff. var.  0,5345

 

3)  Senza dubbio è preferibile “scarto assoluto medio” (= la media degli scarti, presi in valore assoluto).

     “Scarto medio”, per la smania di abbreviare evitando un aggettivo, in realtà pretende che il lettore

     questo aggettivo lo tenga presente molto bene, perché la media degli scarti “e-basta” sarebbe 0!

    “Scarto medio assoluto”, se presa alla lettera, vorrebbe dire che

      calcolo la media degli scarti (ottenendo 0), poi di questa media faccio il valore assoluto: risultato finale 0.

 

4)   

 

 

5)  Osservazione: per lo scarto quadratico medio è comodissima la formula alternativa!!!

       

      [questi indici sono stati calcolati “per classi”, ponendo uguale a 21 il valore per la classe più bassa

       e a 60 quello per la più alta, mentre per le altre classi si è preso, come di consueto, il valore centrale.

       La gestione delle classi “estreme” è piuttosto problematica, nel caso in esame … ]

     

8)  Ad esempio una catena dimostrativa potrebbe essere la seguente:

      

 

RISPOSTE agli esercizi di pag. 63 (ERRORI DI MISURA)

 

 

1)  a) V    b) F (la media degli scarti è sempre 0; “scarto medio” significa in realtà “scarto assoluto medio”, ossia

                         la media dei valori assoluti degli scarti, che sarà  a meno che i dati siano tutti uguali fra loro)

 

     c) F     d) F (probabilmente, non “certamente”)    e) V    f) V    g) F    h) F: dev.st.pop()    i) F: quadruplicare

 

2)  ;  l’errore standard della media  si può approssimare con .

 

3)  Del  

 

 

 

4)  a)  . Quindi scriveremo .

Il significato della scrittura è che circa il 68% delle misure dovrebbe essere compreso nell’intervallo.

Se vai a contare il numero di valori tra  e  ne troverai 126;

ora, 126/186 = 0,6774… in ottimo accordo con quanto detto.

 

 

     b)   vale circa 0,0012. Allora un intervallo di confidenza al 95% per il valore della grandezza è

          . Ciò significa che tale intervallo ha una probabilità del 95% circa

           di contenere il valore sconosciuto della grandezza in esame.

 

5)  Qui al punto b) si può rispondere come segue:

      l’intervallo di confidenza al 95% così determinato è tale che c’è il 95% circa di probabilità

      che esso contenga quel valore che si otterrebbe facendo la media delle altezze (risp.: dei pesi)

      su tutta la popolazione locale dei ragazzi della stessa età.

 

6)  Quando le misure sono poche, si utilizza preferibilmente la semidispersione . In questo caso,

      mentre la media delle misure è 86,2; si scriverà il valore della grandezza come  

 

 

7)  Scriveremo , utilizzando come incertezza la semidispersione d dei dati.

     Così facendo, si ottiene  con un piccolo arrotondamento per  

     in modo da far sì (vedi paragrafo successivo) che l’ultima cifra a destra per la media

     abbia lo stesso posto decimale dell’ultima cifra a destra per l’incertezza.

     La scrittura dà un’informazione di facile leggibilità sulla media delle misure rilevate

     e sull’intervallo nel quale approssimativamente si sono distribuite,

     ma osserviamo che comunque IN GENERE NON TUTTE le misure rientrano nell’intervallo così determinato.

     In questo esempio, la misura più piccola è esterna all’intervallo; nel precedente, lo era la misura più grande.

 

 

8)  Così com’è, la scrittura non può essere considerata scientificamente corretta.

     Non viene infatti specificato di che tipo è l’incertezza.

 

 

9)  Nemmeno questa scrittura è scientificamente corretta: manca l’unità di misura.

 

 

 

 

10)

.

Ma allora sono precise esattamente allo stesso modo!

 

11) . L’incertezza relativa percentuale è del 2,5 %.

 

 

 

 

 

 

RISPOSTE agli esercizi delle pagg. 66-67 (ARROTONDAMENTI E CIFRE SIGNIFICATIVE)

 

1)

a)  NO.   

b)  NO.   

c)  NO.   

d)  SI’

 

e)  NO.   

f)  NO.   

g)  NO.   

h)  SI’

 

 

2)

a)

b)

c)

d)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3)   a)   I) assoluta:    relativa:      

           II) assoluta:    relativa:  

      III) relativa:    assoluta:    

      IV) relativa:    assoluta:    

       V) rel.:    ass.:    

      VI) rel.:    ass.:    

 

 

      b)  I) assoluta:  (NOTA 1);   relativa:  (NOTA 2)

  

 

 

 

NOTA 1

Abbiamo detto che nelle scienze sperimentali si solito si osserva la prassi seguente:

 

L’incertezza  viene sempre arrotondata in modo che conservi 1 cifra significativa soltanto

O AL MASSIMO DUE CIFRE SIGNIFICATIVE SE LA PRIMA DI ESSE È 1

 

Avevamo poi specificato che non tutti sono concordi in questo.

Alcuni accettano nell’incertezza fino a due cifre significative; altri suggeriscono di usare

due cifre significative se la prima cifra è bassa (c’è chi dice 1 o 2, c’è chi dice 1, 2, 3 o 4), altrimenti una.

 

In effetti, se la prima cifra è piccola, eliminare con l’arrotondamento la seconda porterebbe

ad una perdita di precisione ritenuta eccessiva anche per un’incertezza.

 

Vediamo di spiegarci con un esempio. Se arrotondo  a 8, come si deforma il mio valore?

Di poco, perché è cambiato di 0,4; e : è cambiato quindi del 5%.

 

Se invece arrotondo  a 1, qual è la perdita in precisione? E’  perciò addirittura del 40%.

 

Ecco perché se la prima cifra è piccola (noi abbiamo scelto di considerare “piccola” solo la cifra 1,

altri fanno rientrare nelle cifre “basse” anche il 2, altri ancora si spingono fino al 3 e al 4)

è ragionevole mantenere DUE cifre significative:

  • la compattezza del dato ne risente un poco,
  • ma si evita una perdita di precisione che appare troppo “importante” in percentuale.

 

 

 

NOTA 2

E’ vero che la prima cifra significativa dell’incertezza relativa comincia qui con 1,

e che in questo caso avevamo scritto di tenere due cifre significative anziché una,

ma di fronte al valore  non sembra comunque opportuno fare questa scelta (che ci porterebbe a 0,019),

perché con l’arrotondamento a 0,02 alteriamo di ben poco, in percentuale, il numero 0,01851…

e in compenso otteniamo una leggibilità decisamente maggiore.

 

In generale si incoraggia a usare il “buon senso” in queste scelte se arrotondare o no, badando,

       da una parte, che il valore arrotondato non sia molto diverso, in percentuale, rispetto al valore originario,

       dall’altra alla compattezza e facile leggibilità dell’espressione

e tenendo sempre presente il contesto:

q     In che modo sono stati rilevati i dati sperimentali?

q     Di che tipo è l’incertezza?

q     Che finalità ha il nostro studio, o a chi è rivolta la nostra esposizione?

 

 

 

II) assoluta:    relativa:  

III) relativa:    assoluta:    

IV) relativa:    assoluta:    

V) rel.:    ass.:  

VI) relativa:    assoluta:  

 

 

c) I) assoluta:    relativa:  

II) assoluta:    relativa:  

III) relativa:    assoluta:    

IV) relativa:    assoluta:    

V) rel.:    ass.:  

VI) rel.:    ass.:    

 

 

d) I) assoluta:    relativa:  

II) assoluta:    relativa:  

III) relativa:    assoluta:    

IV) relativa:    assoluta:   

V) relativa:    assoluta:    

VI) rel.:    ass.:    

 

 

 

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