5. TANGENTE DI UN ANGOLO NELLA CIRCONFERENZA GONIOMETRICA
Nella circonferenza goniometrica, consideriamo il punto A che sta “all’estrema destra” e ha coordinate (1,0).
Per A tracciamo la retta “verticale”, ossia quella parallela all’asse y,
e indichiamo con T il punto di intersezione fra tale retta e il raggio vettore di un dato angolo
(o, eventualmente, il prolungamento del raggio vettore dalla parte dell’origine).
Si dice “tangente di ” l’ordinata del punto T, ossia la misura (con segno) del segmento AT in figura.
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= ordinata di T = misura (con segno) di AT
Clicca QUI per una bella figura dinamica (software GeoGebra) che ti permetterà di osservare la variazione della tangente goniometrica al variare dell’angolo.
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Nel 1° quadrante , ossia
… e quando si avvicina a 90°, mantenendosi però minore di 90°, diventa altissima, “tende a ”.
Ad esempio, si ha
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Il raggio vettore, ossia il secondo lato dell’angolo, in questo caso coincide col semiasse delle ordinate positive. Ma allora il punto T “non si trova”, perché il raggio vettore e la retta tratteggiata sono parallele e quindi non si incontrano.
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Nel 2° quadrante , ossia
Il raggio vettore è una semiretta immersa nel 2° quadrante, ma la definizione di tangente goniometrica prevede che si debba sempre considerare l’intersezione fra la retta verticale per A e il raggio vettore o, eventualmente (come in questo caso), il suo prolungamento.
Quando si avvicina a 90°, mantenendosi però maggiore di 90° (ossia: decrescendo), diventa altissima in valore assoluto, ma negativa in segno: si dice che “tende a ”
Ad es., si ha
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Nel 3° quadrante , ossia
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Nel 4° quadrante , ossia
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Quando l’angolo raggiunge e poi supera i 360°, i valori della tangente “ripartono come se si ripartisse da 0° ”.
Ma in fondo vediamo che questo “ricominciare da capo” si ha già quando l’angolo raggiunge e poi supera 180°!
Insomma, la funzione “tangente” è “periodica di periodo 180°”; di questo torneremo a parlare più avanti.
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La figura qui a fianco mostra , , . I due triangoli OAT, OHP sono simili (sono entrambi rettangoli, hanno l’angolo in comune e i due angoli acuti di vertici P e T uguali per differenza rispetto a 180°).
Perciò vale la proporzione |
Due triangoli con gli angoli rispettivamente uguali sono detti “simili”, e hanno anche i lati in proporzione. Breve spiegazione due pagine più avanti. |
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la quale si può riscrivere come ossia .
Questa uguaglianza prende il nome di RELAZIONE FONDAMENTALE DELLA TRIGONOMETRIA. |
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Possiamo a questo punto osservare che la 2a relazione fondamentale della trigonometria è coerente col fatto che
q la tangente vale 0 per tutti e soli quegli angoli il cui seno è 0, che sono poi:
e, andando fuori dai confini del 1° giro, ;
più in generale, dunque: per tutti gli angoli che si possono scrivere sotto la forma
, essendo k un intero relativo ( )
q e la tangente non esiste (“va all’infinito”) per tutti e soli quegli angoli il cui coseno è 0 cioè
e, andando fuori dai confini del 1° giro,
più in generale, dunque: per tutti gli angoli che si possono scrivere sotto la forma
, essendo k un intero relativo ( )
IL TENDERE A INFINITO. Dire, ad esempio, che la tangente “va all’infinito a 90°”, significa affermare che
quando l’angolo si fa molto vicino a 90°, la rispettiva tangente diventa grandissima in valore assoluto:
q per un angolo di pochissimo inferiore a 90°, ossia quando l’angolo tende a 90° “per difetto”
(1° quadrante), la tangente è grandissima in valore assoluto e positiva (“tende a ”)
q mentre per un angolo di pochissimo superiore a 90°, ossia quando l’angolo tende a 90° “per eccesso”
(2° quadrante), la tangente è grandissima in valore assoluto e negativa (“tende a ”).