6. PERIODICITA’ DELLE FUNZIONI GONIOMETRICHE
Abbiamo già osservato che i valori delle funzioni goniometriche seno, coseno e tangente
“si ripetono dopo un giro
completo”. Insomma: sulla circonferenza goniometrica, un angolo di
“vale come un angolo di ,
o come un angolo di
”
dal punto di vista dei valori delle tre funzioni goniometriche.
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c) Da 30° si toglie, ruotando in senso ORARIO, un giro completo (cioè, tutti i 30° poi altri 330°): l’effetto è di ripartire dal semiasse delle ascisse positive ruotando di 330° in senso ORARIO |
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a) Si prosegue, oltre l’angolo di 30°, di un altro giro in senso ANTIORARIO |
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Più in generale, prendendo
un angolo ,
e aumentandolo, o anche diminuendolo, di un giro completo (360°)
o di un numero intero di giri completi ( = un multiplo di 360°), le tre funzioni goniometriche restano inalterate.
Per la tangente,
addirittura, basta che l’angolo subisca un aumento, o una diminuzione, anche solo
di
“mezzo giro” (180°) o di un multiplo di mezzo giro ( = un multiplo di 180°), perché tale funzione resti invariata.
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La figura qui a fianco, ad esempio, mostra che la tangente non cambia se l’angolo subisce un aumento di 180°. |
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Questo ripetersi del valore
di e
,
quando
aumenta o diminuisce di 360° o di un multiplo
di 360°,
e questo ripetersi del
valore di ,
quando
aumenta o diminuisce di 180° o di un multiplo
di 180°,
viene chiamato la “periodicità”. Si dice che
q le funzioni “seno” e “coseno” sono periodiche di periodo 360°,
q la funzione “tangente” è periodica di periodo 180°.
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7. POLIGONI SIMILI (CENNI)
Due poligoni con lo stesso numero di lati si dicono “simili” se sono uno l’ingrandimento dell’altro.
Se ti sforzi di disegnare due poligoni, ad esempio due quadrilateri, in modo che uno di essi appaia come l’ingrandimento dell’altro, ti renderai conto che dovrai innanzitutto disegnarli con gli angoli rispettivamente uguali; … ma ciò non sarà sufficiente: ci vorrà qualcosa in più, e precisamente dovrai fare in modo che i lati siano in proporzione.
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I due poligoni della figura sottostante hanno gli angoli rispettivamente uguali. Eppure, evidentemente, NON sono “uno l’ingrandimento dell’altro”… |
… Invece i due poligoni di quest’altra figura, oltre ad avere gli angoli rispettivamente uguali, hanno pure i lati proporzionali, perché ciascun lato del primo poligono è i 2/3 del lato che gli corrisponde nel secondo poligono. In questa Figura 2, i due poligoni in gioco appaiono “uno l’ingrandimento dell’altro”. |
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Dire che “hanno i lati corrispondenti proporzionali” significa dire che il rapporto fra due lati corrispondenti è lo stesso per ogni coppia di lati corrispondenti.
Con riferimento alla Figura 2,
Tale rapporto costante si dice “rapporto di similitudine”.
Ad esempio, in Figura 2, il rapporto di
similitudine dei due quadrilateri (presi in quest’ordine), è 2/3 (prendendoli invece nell’ordine opposto, il rapporto di similitudine sarebbe 3/2)
Abbiamo visto che due poligoni si dicono simili se hanno gli angoli risp. uguali e i lati corrisp. proporzionali.
Nel caso dei triangoli, tuttavia, questa definizione si rivela sovrabbondante, perché si può dimostrare che se due triangoli hanno gli angoli rispettivamente uguali, allora hanno SENZ’ALTRO anche i lati corrispondenti proporzionali; cosa che invece non necessariamente accade per i poligoni con più di 3 lati.
Questo enunciato (di cui non diamo qui la dimostrazione) prende il nome di “Primo Criterio di Similitudine”.
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TEOREMA (1° Criterio di similitudine) - Se due triangoli hanno gli angoli rispettivamente uguali, allora sono simili, cioè hanno anche i lati corrispondenti proporzionali.
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Se abbiamo due triangoli simili, l’affermazione che “i lati corrispondenti sono proporzionali” può essere interpretata indifferentemente in due modi, che si equivalgono perfettamente fra loro. |
ma anche |
Le due proporzioni qui a fianco sono equivalenti: si possono ricavare l’una dall’altra applicando la proprietà del permutare i medi. |
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♪ Si può dire che il rapporto tra due lati corrispondenti è costante, cioè che
“un lato (del 1° triangolo) sta al suo corrispondente, come un altro lato (del 1° triangolo) sta al suo corrispondente”
♫ … e si può anche dire il rapporto di due lati del 1° triangolo è uguale al rapporto dei due lati corrispondenti del 2° triangolo (presi nello stesso ordine), cioè che
“un lato (del 1° triangolo) sta ad un altro lato (sempre del 1° triangolo) come il corrispondente del primo sta al corrispondente del secondo”
E’ chiaro che ciascuno è perfettamente libero di “vedere”, di esprimere, la similitudine, nel modo che preferisce!
Il 1° Criterio di Similitudine è un teorema che si applica con grandissima frequenza negli esercizi.
Osserviamo fra l’altro che si può subito concludere che due triangoli dati sono simili anche soltanto sapendo che hanno DUE angoli rispettivamente uguali, perché allora (per differenza rispetto a 180°) saranno certo uguali anche gli angoli rimanenti.
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COROLLARIO del 1° Criterio di Similitudine Una retta parallela ad un lato di un triangolo stacca da questo un triangolo simile al dato |
Si dice “corollario” una affermazione che sia immediata conseguenza di un’altra |
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Figura qui a fianco: basta tener presente che, quando si hanno due parallele con trasversale, gli angoli corrispondenti sono uguali …
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TEOREMA (2° Criterio di similitudine) Se due triangoli hanno due lati proporzionali, e gli angoli compresi uguali, allora sono simili
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Quindi possiamo ad esempio dire che sono simili
due triangoli ABC e PQR tali che: |
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TEOREMA (3° Criterio di similitudine) Se due triangoli hanno i tre lati ordinatamente proporzionali, allora sono simili.
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In pratica, se noi raddoppiamo, o triplichiamo , o dimezziamo, o riduciamo alla 3a parte, … , insomma: moltiplichiamo per uno
stesso numero otterremo in questo modo un triangolo che sarà sicuramente simile a quello di partenza.
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PROBLEMI CON LE SIMILITUDINI: UN ESEMPIO SVOLTO
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In un triangolo rettangolo ABC i due cateti AB e AC misurano rispettivamente 24 cm e 32 cm. Sull’ipotenusa BC si prende un segmento CP = 15 cm e per P si tracciano: · la perpendicolare ad AC, fino ad incontrare AC in L · e la perpendicolare a BC, fino ad incontrare AC in N. Quanto misurano i tre segmenti PL, PN, PA?
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Ripasso PROPRIETA' FONDAMENTALE DELLE PROPORZIONI:
“In una proporzione, il prodotto dei medi è uguale al prodotto degli estremi; E, VICEVERSA, se 4 numeri non nulli sono tali che il prodotto di due di essi è uguale al prodotto degli altri due, allora con tali quattro numeri si può costruire una proporzione, a patto di prendere come medi (o come estremi) i fattori di uno stesso prodotto”.
Conseguenza: se il termine incognito è un estremo, sarà uguale al prodotto dei medi FRATTO l'estremo noto; se il termine incognito è un medio, sarà uguale al prodotto degli estremi FRATTO il medio noto
Esempio |
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Il simbolo “simile con” è un serpentello:
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(un lato sta al suo corrispondente, come un altro lato sta al suo corrispondente)
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oppure |
(un lato sta a un altro lato - sempre nello stesso triangolo - come il corrispondente del primo sta al corrispondente del secondo)
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NOTA
Nei due triangoli considerati, i due lati PL ed AB si corrispondono perché sono i due cateti minori, oppure: perché stanno opposti allo stesso angolo |
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(un lato sta al suo corrispondente, come un altro lato sta al suo corrispondente)
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oppure |
(un lato sta a un altro lato - sempre nello stesso triangolo - come il corrispondente del primo sta al corrispondente del secondo)
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NOTA
Nei due triangoli considerati, i due lati PN ed AB si corrispondono perché sono i due cateti minori, oppure: perché stanno opposti allo stesso angolo |
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Per quanto riguarda PA, lo ricaveremo con Pitagora su APL, dopo aver calcolato AL:
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Nel passaggio da un triangolo a un altro simile, LE AREE stanno fra loro come i QUADRATI di due lati corrispondenti.
Ad esempio: Ogni lato raddoppia ? Allora
· anche IL PERIMETRO raddoppierà, · ciascuna ALTEZZA raddoppierà, · ma l’AREA diventerà il quadruplo. |
Lati doppi? Area quadrupla! |
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Se poi il lato triplica, l’area diventa 9 volte, ecc.
Questo vale, più in generale, per tutte le FIGURE PIANE sottoposte a DILATAZIONE O CONTRAZIONE: nel passaggio da una figura piana ad un’altra che ne sia la dilatazione o la contrazione “in scala”, LE AREE STANNO FRA LORO COME IL QUADRATO DEL RAPPORTO DI SCALA.
Nello SPAZIO TRIDIMENSIONALE, avviene qualcosa del genere ma coi VOLUMI e coi CUBI anziché con le aree e coi quadrati. Nel passaggio da una figura
solida ad un’altra che ne sia I VOLUMI STANNO FRA LORO COME IL CUBO DEL RAPPORTO DI SCALA.
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Se un solido subisce, ad es., una dilatazione in modo che ogni misura lineare raddoppi, il suo volume diventerà 8 volte tanto |
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Il cubo di lato doppio richiede 8 cubetti piccoli per essere riempito. Quindi il suo volume è 8 volte il volume del cubetto piccolo. |
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1) La figura qui a fianco mostra un triangolo rettangolo ABC Di lati 9 cm, 12 cm, 15 cm. Da un punto D su AC, tale che DC = 2AD, si tracciano: · la perpendicolare DE a BC; · la parallela DF ad AB; · la parallela DG a BC. Determinare le misure dei tre segmenti DE, DF, DG.
2) La figura mostra due triangoli KWJ, WHI i quali, per avere 2 angoli rispettivamente uguali, avranno (per differenza rispetto a 180°) uguale anche l’angolo rimanente e perciò saranno simili (per inciso, si può anche dire che i due angoli di vertice W sono uguali perché opposti al vertice). Del triangolo KWJ sono note (e indicate in figura) le misure di tutti e tre i lati; del triangolo WHI si sa solo che HW = 5.5
a) Determinare i due lati rimanenti del secondo triangolo
b) Per quale numero si deve moltiplicare l’area del triangolo più piccolo, se si vuole ottenere quella del triangolo più grande?
3) Ci sono triangoli simili in figura? (da http://www.ies.co.jp/math/)
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4)
Se il rapporto fra il perimetro
di E qual è il rapporto fra le aree?
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